Oggetti d’arte chiamati Scarpe, artigianato tramandato da tre generazioni. Immortalato nel libro che René Caovilla, veneziano nell’anima, ha voluto per celebrare l’alta cultura che accompagna le sue calzature, uniche e inconfondibili. Inimitabili. Pezzi straordinari che prendono spunto da celebri dipinti, dai mosaici della Basilica di San Marco, da ornamenti Masai, dal palazzo del Sultano di Topkapi, da una tabacchiera della civiltà Maya, dai preziosi pizzi veneziani, da portagioie del ’700 in vetro di Murano, dalla mantilla del torero spagnolo, dalle gocce di cristallo di un Chandelier. Ispirazioni infinite che Caovilla coglie guardando la natura e la bellezza. Tutto racchiuso in un sandalo, in una scarpa, pochi centimetri di pelle e tessuto che custodiscono un tesoro di maestria. Cuore e passione da sempre. La storia inizia nel 1923 grazie a Edoardo, il visionario capostipite, che apre un laboratorio artigianale di scarpe di lusso a Fiesso d’Artico, vicino Venezia.
Lei quando entra in gioco?
«Subito, ero piccolo e da sempre ho respirato il profumo del cuoio, la casa piccola con attaccato il laboratorio. Finite le medie volevo imparare lo stile. Mi piaceva fare i modelli e dopo essere stato un po’ a Londra e poi a Parigi ho imparato il disegno comprendendo al volo dov’era il segreto: bisognava scatenare il capriccio, muovere il sogno. E vale oggi come ieri. Anche se non è una cosa indispensabile c’è la voglia di avere quell’oggetto. Senza entusiasmo che vita è?».
Non è stato difficile per voi che siete nati in mezzo alla bellezza, tra le ville palladiane del Brenta, e l’aristocratica Venezia.
«Di preciso siamo a Stra sulla strada tra Padova e Venezia, nella Riviera del Brenta. Non a caso tutte le scarpe dei grandi marchi francesi escono da qui. Ma per quanto mi riguarda ogni cosa può essere fonte di creatività. Come il bracciale romano in oro a forma di serpente del I secolo a. C., simbolo di nobiltà, custodito al museo Archeologico di Napoli, che mi ha ispirato quella spirale che avvolge la caviglia diventata il simbolo della maison. Un sandalo che è stato anche esposto al MoMa di New York nel 1975».
Cleo, questo il nome di uno dei sandali più amati al mondo, con il caratteristico cinturino snake, compie 50 anni e a lui è dedicata la mostra «The Art Of Dreams: Cleo, A Style Icon For 50 Years», organizzata durante la Fashion Week milanese.
«Non c’è nessuna scarpa che abbia resistito 50 anni, è una cosa unica. E le giovani vogliono a tutti i costi questo sandalo finito ai piedi delle donne più famose del mondo. Tantissime le versioni. Ora il serpente gira anche sotto la suola. I tacchi sono di varie misure, non solo altissimi: c’è quello robusto, squadrato, a rocchetto e flat. È più sexy a spillo con quel serpente che si inerpica sulla caviglia e sale sulla gamba. La migliore versione di Cleo è quella che deve ancora nascere».
Non mancano quelli preziosissimi, veri e propri gioielli.
«Sono modelli creati appositamente con pietre preziose vere per attrici e principesse arabe. Uno aveva autentici diamanti, messo sotto una teca da Harrods con un pitone vivo. Voglio rifare una esposizione con il serpente vero».
Comunque il cinturino snake è già arte nella sua costruzione.
«Nato dopo lunghi e laboriosi studi tecnici volti a coniugare originalità e vestibilità, è una vera espressione di inventiva ingegneristica, ispirata alle molle delle sveglie, studiato per avere una memoria che mantiene nel tempo la sua originale forma a spirale.
Come va il mercato?
«Possiamo dire di essere contenti, abbiamo 20 negozi nel mondo e non riusciamo ad accontentare tutti perché la richiesta sarebbe il doppio di quello che riusciamo a produrre. Oggi abbiamo 150 operai e fatturato in crescita continua del 40% all’anno».
Quali i Paesi di maggior espansione?
«Dove c’è ricchezza, America, Paesi Arabi, la Cina si è un po’ spenta, come Hong Kong che era il paradiso in terra, in compenso facciamo lavori bellissimi a Dubai, la nostra città principe dove abbiamo un grande negozio e stiamo aprendo il secondo a Doha».
Un grande successo quello di Caovilla, da subito inserito tra i brand del grande lusso
«Il passaggio è stato graduale. Quello che ha sempre distinto è la passione, l’arte di far sognare che muove tutto. Dal 1960 al 1990 ho fatto con Valentino 120 sfilate con pezzi straordinari. Oggi è tutto diverso. Se avessero rispetto e dignità non copierebbero. Non vogliono parlare di noi, ma tanto dicono subito che quel sandalo è di Caovilla, che poi non calza come il nostro che esce da uno studio molto accurato. Chi può va con l’originale, altrimenti si mettono con le copie».
Creatività, passione, eccellenza finiscono anche nel museo di René Caovilla.
«Sono 4.000 modelli, uno diverso dall’altro, custoditi nello stesso luogo dove abbiamo lo studio artistico. Siamo molto orgogliosi, non è aperto al pubblico ma riceviamo molti personaggi che sanno apprezzare tanta maestria. Tutte calzature femminili dagli anni Cinquanta a oggi. Chi ha avuto il mondo ai suoi piedi, aveva ai piedi una scarpa Caovilla».
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