La spada di latta dei volenterosi
Emmanuel Macron (Ansa)

Nessuno vuole mandare truppe in Ucraina, tranne il presidente francese e il premier inglese che cercano di far dimenticare i loro fallimenti in patria. Ma in questa guerra sono parte in causa e i russi non daranno mai l’ok alla spedizione. Restano solo parole..

Da quando Donald Trump, ignorando i Paesi europei, ha intavolato una trattativa per ottenere il cessate il fuoco in Ucraina, gli esclusi si sono già riuniti cinque volte. Un primo vertice ristretto si è tenuto a Parigi il 17 febbraio, su invito di Emmanuel Macron. Un altro, allargato e sempre nella capitale francese, il 26. Un terzo si è svolto a Londra, includendo pure il Canada. Un quarto è stato organizzato in videocall da Keir Starmer. L’ultimo è quello di ieri. Risultati di tanto attivismo? Zero. Alla fine, perfino l’inquilino dell’Eliseo ha dovuto ammettere che fra coloro che hanno scelto di chiamarsi «volenterosi» non c’è accordo nemmeno sull’invio di soldati a garanzia della pace.

Non era difficile prevedere l’esito della discussione fra i leader del Vecchio Continente. Infatti, sarebbe stato sufficiente ricordare il numero di incontri che furono necessari per decidere di dire basta alle importazioni di greggio e di gas dalla Russia. Se per trovare un accordo sulle sanzioni da irrogare a Mosca sono stati necessari mesi, quanto tempo potrebbe volerci per riuscire a raggiungere un’intesa sullo schieramento di militari europei in zona di guerra? Un anno? Potrebbe non essere sufficiente. Anche perché il dibattito sull’impiego di un contingente Ue allargato a Canada e Gran Bretagna si scontra con un dato di fatto difficilmente aggirabile: la Russia non accetterà mai che a garantire la tregua siano truppe di Paesi che fino a ieri hanno sostenuto la guerra. Francia, Germania, Italia, Canada, ma anche la Polonia e i Paesi Baltici hanno riempito gli arsenali di Kiev per consentire agli ucraini di resistere. Dal punto di vista strettamente formale, la Nato e i Paesi che ne fanno parte non hanno dichiarato guerra a Mosca, ma nella sostanza dal giorno in cui i carri armati di Putin hanno superato il confine invadendo l’Ucraina sono stati coinvolti nel conflitto. Dunque, si può immaginare che, una volta definito un trattato di pace, poi la vigilanza sulla sua applicazione sia affidata non a una parte terza ma a una in gioco? Sarebbe come immaginare che il rispetto della tregua venisse garantito da un contingente di marines americani. Mai e poi mai i russi potrebbero accettare che la zona cuscinetto sia sotto il controllo di chi fino a ieri combattevano, anche se virtualmente.

Non a caso, quando si è trattato di definire quale forza di pace dispiegare si sono fatti i nomi di Paesi che nel conflitto non si sono schierati, come la Turchia o l’India, i cui eserciti potrebbero effettivamente essere percepiti dagli aggressori e dagli aggrediti come soggetti terzi e non come parte in causa.

Visto che questa banale verità è sotto gli occhi di tutti, e certo non può essere ignota né ai francesi né agli inglesi o ai tedeschi, a che cosa serve il teatrino dei vertici convocati ogni settimana a Parigi o a Londra, con annesso invito a Paesi come il Canada? Credo che i leader dei «volenterosi», ovvero Macron e Starmer, cerchino soltanto di riguadagnare all’estero la popolarità che hanno perso in patria. Nonostante le dichiarazioni con cui annunciano prossime missioni di Francia e Gran Bretagna per rafforzare l’esercito ucraino, a essere schierati per ora sono soltanto i proclami bellicosi. Quando Macron dice che insieme con il premier britannico si è assunto la responsabilità di «coordinare le iniziative della coalizione occidentale» prova ad autopromuoversi. «Sull’invio di truppe di peacekeeping non c’è unanimità, ma non serve», ha detto Monsieur Le President. Sì, ma i soldati incaricati di un mandato di peacekeeping, oltre a essere convinti a partire, devono essere accettati da entrambi i Paesi in guerra, altrimenti rischiano di fare la fine di quel battaglione olandese mandato dall’Onu a proteggere i civili bosniaci: invece di difenderli assistette, senza muovere un dito, al massacro di 8.000 persone, consentendo la strage di Srebrenica, la peggiore nel cuore dell’Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Ovviamente, comprendo le ambizioni di Macron e pure quelle di Starmer, così come capisco che entrambi (come anche il futuro cancelliere Friedrich Merz) siano in cerca di gloria. E capisco anche che per ottenerla siano pronti a mettersi di traverso, per impedire una tregua che li relegherebbe ai margini degli equilibri geopolitici. La sola vera arma di cui dispongono però è il mantenimento delle sanzioni contro la Russia, che Putin vorrebbe tolte il giorno della firma del cessate il fuoco. Il sequestro dei beni esteri di Mosca, insieme con lo stop a importazioni ed esportazioni, è l’unica vera bomba nucleare che la Ue e la Gran Bretagna possono usare. Altro che inviare un corpo d’armata anglofrancese in Ucraina. Tenere il punto sulle sanzioni, lasciando innescato l’embargo sui prodotti russi, probabilmente equivale a impedire la pace. Sono disposti, il galletto francese e il grigio Starmer a lasciare che il massacro continui al solo scopo di non finire trucidati alle prossime elezioni? La risposta spetta solo alla loro coscienza.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…