Merz prende il petrolio di Putin, noi rivogliamo il gas russo
Friedrich Merz e Donald Trunp (Ansa)

Non si può dire che la visita di Friedrich Merz alla Casa Bianca abbia riscosso molto entusiasmo. Sia in Europa che in patria è infatti stata oggetto di pesanti critiche. La colpa del cancelliere tedesco è di essere rimasto in un imbarazzato silenzio mentre Donald Trump attaccava Keir Starmer («Non è Churchill») e Pedro Sánchez («Taglieremo tutti i contratti commerciali»).

Come è noto, a innervosire il presidente americano è stata la presa di distanza di Gran Bretagna e Spagna dopo l’attacco all’Iran e Merz non ha saputo, o voluto, arginare l’irritazione del suo ospite. «Un turista sprovveduto spiaggiato nella crisi», lo ha definito un giornale tedesco. Tuttavia, se si va oltre la forma, cioè se si guarda al bilancio dell’incontro senza tener conto della mesta figura rimediata nello studio ovale, il viaggio del cancelliere può definirsi un successo. Non per l’Europa o per il mondo, ma per la Germania. Già, perché dietro il sorriso di Merz per le battute di Trump, c’è una decisione che farà certamente felici i tedeschi e in particolare le imprese. Gli Stati Uniti hanno annunciato che esenteranno a tempo indeterminato dalle sanzioni le unità tedesche del colosso petrolifero russo Rosneft. In pratica, Trump ha concesso a Merz di riaprire il rubinetto da cui sgorga il petrolio russo, senza incorrere nelle multe decise dagli americani dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Prima le consociate in Germania del gigante petrolifero di Mosca non potevano operare, perché nessuno a Berlino era intenzionato a fare affari con loro correndo il rischio di finire nel mirino degli Usa. Ma l’esenzione garantirà servizi e aperture di credito, consentendo dunque alle società la possibilità di intrattenere rapporti commerciali e di vendere alle aziende tedesche. Siccome sappiamo che per anni la Germania ha goduto di forniture di petrolio e gas a prezzi super vantaggiosi, è chiaro che la cancellazione delle sanzioni non soltanto risolve i problemi di approvvigionamento che Berlino dovesse incontrare per effetto della guerra in Iran, ma molto in prospettiva potrebbe assicurare all’ex locomotiva tedesca quel vantaggio competitivo di cui ha goduto per anni.

Ovviamente, noi siamo molto contenti che la Germania si faccia gli affari suoi e trovi soluzioni che la possono favorire. Così come siamo felici che l’Ungheria abbia avuto una sorta di via libera da Bruxelles per riaprire l’oleodotto che attraverso l’Ucraina le garantisce le forniture russe. Tuttavia, ci interroghiamo sulla ragione che impedisce ad altri, cioè a noi, di fare altrettanto. Un paio di giorni fa, vedendo lievitare il prezzo del gas e del greggio per effetto della guerra e del blocco imposto dai Pasdaran come ritorsione all’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, abbiamo proposto di riaprire i gasdotti con la Russia. L’Europa non può rimanere a secco perché, nonostante la transizione green imposta da Ursula von der Leyen, le rinnovabili non sono ancora in grado di rimpiazzare le fonti combustibili. Ma se dal Qatar non possiamo importarle causa guerra, se perfino l’Azerbaijan, da cui parte il Tap, ossia un altro gasdotto, rischia di essere coinvolto nel conflitto, forse urge ripensare lo stop al gas di Putin, imponendo una tregua prima che una crisi energetica ci travolga insieme alle nostre aziende.

Certo, questi ragionamenti non dovrebbe farli la sola Italia, ma l’intera Europa, che per prima dovrebbe porsi il problema di come risolvere le strozzature del mercato per quanto riguarda materie prime ed energia. Invece sapete che fa la Ue? Se la prende comoda. Le prime bombe su Teheran sono cadute il 28 febbraio e già lunedì 2 marzo i prezzi di gas e greggio erano alle stelle, però a Bruxelles hanno messo in calendario una prima riunione d’urgenza per il 14 marzo. Due settimane, non per decidere ma per decidere quando riunirsi. Poi si capisce perché gli Stati – Germania e Ungheria – scelgono di fare da soli. Ma si capisce anche perché nelle vicende internazionali l’Europa è un peso piuma.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…