La Schlein torna e parla. Ma non dice nulla
Elly Schlein (Ansa)
La segretaria del Pd ricompare ma anziché affrontare guerra, sbarchi o etica, i veri temi caldi, si arrocca sulla Resistenza.

Dopo una settimana di vacanza, imposta dalla necessità di riprendersi dalla fatica di essere diventata segretaria del Pd, è riapparsa Elly Schlein. Nel periodo di riposo dell’eroina arcobaleno sono accadute tante cose, a cominciare dagli sviluppi della guerra in Ucraina per finire alla drammatica situazione della Tunisia, per non parlare poi delle decisioni che riguardano il Pnrr e le misure economiche adottate dal governo. Ma appena rimesso piede sulla Terra e riconnessa con il mondo reale, la pulzella del Partito democratico si è ben guardata dall’intervenire su argomenti di attualità, girando al largo con le questioni identitarie su cui, evidentemente, si trova più a proprio agio.Se in merito al conflitto scatenato da Putin non sa che cosa dire, anche perché da pacifista rischierebbe di entrare in conflitto con l’ala militarista del Pd rappresentata dal presidente del Copasir, Lorenzo Guerini (nei governi Conte e Draghi è stato ministro della Difesa e, avendo buoni rapporti con gli Stati Uniti, non si può certo smarcare dalla linea filo Nato). Dunque meglio parlare di una guerra di quasi ottant’anni fa, lasciando perdere l’attualità. Infatti, appena tornata la Schlein si è messa a dettare la linea su fascismo e antifascismo, argomento che evidentemente trova più congeniale. Non c’è da scegliere se inviare altri carri armati a Kiev oltre quelli che l’altro ieri abbiamo visto sfilare alla stazione di Udine. Né c’è bisogno di decidere se appoggiare le richieste di pace di papa Francesco. Basta dire che il Pd è contro qualsiasi revisionismo e manifesterà compatto sfilando in piazza il 25 aprile e il gioco è fatto. «Voglio dire al governo, a questa maggioranza e anche alle più alte cariche istituzionali che non permetteremo a nessuno di riscrivere la storia antifascista di questo Paese e di cancellare la Resistenza». A dire il vero, la Resistenza è cancellata dall’anagrafe, perché quasi tutti i resistenti dopo ottant’anni non ci sono più. Ma di questo forse la giovane Schlein non si è accorta. «Ancora oggi qualcuno cerca di rispolverare il fascismo, facendo del negazionismo», ha tuonato, senza rendersi conto che a rispolverare il fascismo, agitando lo spauracchio di un ritorno del Duce, sono solo lei e i suoi compagni.

Non è andata meglio sul tema dell’immigrazione, altro cavallo di battaglia della sinistra. Invece di affrontare il tema dell’emergenza, la Schlein si è scagliata contro il progetto del governo di modificare la legislazione a proposito di protezione umanitaria, ormai diventato un escamotage con cui i clandestini aggirano la mancanza di requisiti per ottenere il permesso di soggiorno. Anche in questo caso, la neo segretaria minaccia di fare barricate, senza però spiegare che cosa in concreto voglia fare per affrontare i continui arrivi di cosiddetti profughi. Dove ospitarli, ma soprattutto dove trovare i soldi per assisterli e non «parcheggiarli» in strada. Non pervenuta neppure la sua opinione a proposito dello sfratto di alcune famiglie rom a Torino, provvedimento consentito da una legge dell’odiato centrodestra. Nonostante nel capoluogo piemontese la decisione sia stata presa da un sindaco del Pd, la Schlein ha preferito astenersi da qualsiasi commento.

Stessa cosa a Roma, dove Roberto Gualtieri, già dimenticabile ministro dell’Economia con Giuseppe Conte, per risolvere il problema dei rifiuti ha dato via libera al termovalorizzatore. La proposta spacca il centrosinistra filo ambientalista e scava un solco con i grillini, ma la segretaria preferisce tacere, come fa su tutte le questioni spinose, utero in affitto compreso.

Insomma, come immaginavamo fin da prima che divenisse segretaria, sotto il vestito niente. Al di là delle frasi fatte, del giovanilismo forzato e dell’antifascismo per posa, Schlein non sa che cosa dire. Per discutere durante un’assemblea di studenti è perfetta. Per guidare un partito che si candida a governare il Paese è ugualmente perfetta. Ma per farlo chiudere.

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