La Nato ammassa truppe al confine con la Russia
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La Nato ammassa ai confini con Mosca 100.000 soldati, che presto diventeranno 300.000. È solo l’ultimo segnale di una deriva inquietante. Sergio Mattarella prenda la parola e ci dica se tutto ciò è in linea con la Carta.

Siamo arrivati al punto che l’idea di requisire le fabbriche per aumentare la produzione di armi non appare più come una cosa strana e neppure lontana. Come in tempo di guerra, quando le aziende venivano riconvertite per sfornare cannoni e munizioni, la Francia annuncia il possibile ricorso a poteri speciali per accelerare la macchina bellica. Lo ha detto il ministro della Difesa, Sebastien Lecornu, il quale nel corso di una conferenza stampa, non ha esitato a sostenere la necessità di far ricorso a misure straordinarie. In pratica, non passa giorno senza che il mondo faccia un passo in più verso un conflitto che coinvolga le potenze globali o, se si desidera essere misurati nell’uso delle parole, lo scivolamento dell’Europa e dei suoi alleati verso uno scontro con la Russia e con quei Paesi canaglia (li chiamo così perché sono quasi tutti governati da dittatori: che siano comunisti o con turbante poco cambia) che sostengono e armano Putin.

Nei giorni scorsi avevano sorpreso le parole del premier polacco Donald Tusk, il quale aveva parlato senza esitazione di situazione prebellica. E al suo discorso avevano fatto eco le frasi del presidente francese, il quale non aveva escluso l’invio di truppe – presumibilmente francesi – in Ucraina. La sensazione per parte nostra era stata netta e l’avevamo raccontata su queste pagine. Sembrava infatti che alcuni esponenti politici europei non vedessero l’ora di mettere mano alle pistole. Forse per calcolo politico, perché alcuni di loro sono in evidente difficoltà a casa propria, pensano che un conflitto potrebbe costituire l’occasione per far dimenticare i guai e uscire dall’angolo. E poi, probabilmente, qualcuno – pensiamo a Emmanuel Macron – ha anche il desiderio di passare alla storia e, non avendo al momento lasciato traccia del proprio operato, forse conta di rifarsi con un’impresa bellica. Intendiamoci: non è che dall’altra parte, cioè in Russia, facciano qualcosa per calmare i bollori di certi aspiranti statisti. Anzi: ogni giorno che passa, Putin riesce a rincarare la dose, facendosi sempre più minaccioso, non soltanto a parole ma anche con le armi, visto che oramai scaglia con una certa regolarità i missili ipersonici, cioè difficilmente intercettabili dalle forze ucraine, anche sui centri abitati.

I toni in effetti sembrano dare ragione a Tusk, ma ho la sensazione che nessuno si renda davvero conto di che cosa voglia dire l’entrata in guerra della Nato o dei Paesi europei contro Mosca. Mentre in Russia e in Ucraina la censura ha finora consentito di non rendere conto all’opinione pubblica delle vittime subite in due anni di guerra, nascondere i probabili morti fra i soldati di qualsiasi Paese europeo sarebbe impossibile e non credo che una popolazione allevata negli ultimi 80 anni nel culto della pace sarebbe disposta a sopportare tacendo le perdite. Per quanto Putin faccia paura e per quanto le sue minacce scuotano le coscienze, poi alla fine credo che tutti si rendano conto di che cosa voglia dire scatenare un conflitto che insanguini tutta l’Europa. O forse no, non tutti hanno coscienza della situazione. Per lo meno non alcuni politici, i quali sembrano voler scherzare con il fuoco.

Lungi da noi, ovviamente, dire che Putin dev’essere preso sottogamba e pure sostenere che non sia una minaccia alla convivenza pacifica. Tuttavia, scoprire che la Nato sta facendo un’esercitazione dietro l’altra nell’Artico, non pare un bel modo di raffreddare gli animi. Come ha scritto Claudio Antonelli su queste pagine, 13 nazioni appartenenti all’Alleanza atlantica hanno inviato migliaia di uomini in mezzo ai ghiacci, con l’obiettivo di testare il fronte orientale, quello che confina con la Russia. Poi, come fosse cosa ordinaria, si viene a sapere che in Polonia sono stati ammassati altri 100.000 militari, cioè una specie di forza rapida di intervento nel caso scoppiasse un conflitto con Mosca. E questo sarebbe solo l’inizio, perché complessivamente il contingente occidentale dovrebbe presto raggiungere i 300.000 uomini.

Certo, può essere anche un modo di mostrare i muscoli, oppure per non farsi cogliere impreparati di fronte alle follie di un tiranno che non ha esitato un secondo a invadere l’Ucraina e a bombardare Kiev. Tuttavia, che la Francia prepari poteri speciali per trasformare le fabbriche in industrie degli armamenti e la Nato schieri centinaia di migliaia di soldati, fa capire che basta poco per varcare la sottile linea rossa che ci separa dalla guerra. Quella vera, non quella che piace tanto agli analisti e ai commentatori. Quella che si fa in trincea e non in poltrona. Ebbene, di questo esiguo confine che ancora ci separa dal conflitto, qualcuno dovrebbe parlare ai cittadini d’Europa. E in particolare agli italiani. La Costituzione ripudia la guerra, ma non chiarisce se è possibile prepararsi a farla. Forse Mattarella una parola la potrebbe spendere.

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