Mettono il bavaglio su vita e famiglia
Ansa

In un Paese in cui si discute di come dare la morte, cioè se l’iniezione letale la debba passare la mutua oppure se siano le persone che intendono farla finita a doversi fare carico delle spese e dell’assistenza al suicidio, non si può dibattere della vita, pena essere contestati e accusati di oscurantismo. I relatori del Congresso mondiale delle famiglie, per la sola colpa di aver voluto discutere per tre giorni di come tutelare la vita, di come aiutare la famiglia naturale, sono infatti finiti nel mirino della lobby Lgbt, cioè di lesbiche, gay, bisex e transex, i quali spalleggiati (…)

(…) da decine di organizzazioni della sinistra hanno predisposto una contro manifestazione. Secondo costoro infatti può esistere l’Arcigay, l’Arcibisex e forse anche l’Arcitransex, ma l’Arcifamiglia no, perché chi difende la famiglia, intesa come unione fra un uomo e una donna e non tanto come matrimonio, propugna secondo i compagni idee pericolose e retrograde, dunque fasciste.

Già. Dire che i bambini nascono da un uomo e una donna e non da una provetta, non da un utero in affitto, non dal potere dei soldi che compra tutto, anche la vita, è Medioevo. Significa non essere moderni, non capire che la famiglia ha fallito, perché è un’istituzione arcaica, superata dai tempi e dalla moda.

In Italia può parlare chiunque. Chi sponsorizzi l’eutanasia, chi faccia propaganda per movimenti terroristici, e anche chi consideri il transessualismo una forma di eroismo moderno. Ma se si azzarda ad aprire bocca qualcuno che è a favore della famiglia, ossia di un nucleo formato da un uomo e una donna – sposati o no, regolarizzati in chiesa o in municipio -, con dei bambini che siano concepiti senza l’aiuto della scienza, allora sono dolori. Ho sentito personalmente l’altra sera, a Porta a Porta, la senatrice Monica Cirinnà, esponente del Pd che ha fatto da levatrice alla legge sulle unioni civili, dire che un congresso sulla famiglia deve parlare di tutte le famiglie. Sì, se si parla di famiglie naturali e non di famiglie gay, arcobaleno o arancione, si vìola il codice politicamente corretto imposto dalla sinistra e dalla stampa che le tiene bordone. Vietato parlare di famiglie normali. Secondo il pensiero unico è obbligatorio discutere anche delle altre famiglie.

Ma il bavaglio che si vuole imporre non riguarda solo l’unione fra un uomo e una donna, da cui fino a prova contraria nascono i bambini, bensì anche il tema della vita o, meglio, dell’aborto. Un fuoco di sbarramento preventivo impedisce di discutere dell’interruzione di gravidanza, perché anche solo pensare di introdurre aiuti a favore di donne che per varie ragioni, economiche o psicologiche, non intendono portare a compimento la gestazione è ritenuto fascista. La 194 non si tocca, dicono i compagni facendo riferimento alla legge del 1974. Ma forse, prima di pensare a toccarla, sarebbe il caso di applicarla. Se 45 anni fa fu introdotta una regolamentazione per l’interruzione di gravidanza non fu per favorire gli aborti, ma per impedire quelli clandestini, che spesso si concludevano con la morte della donna. La 194 prevedeva di mettere in campo misure per aiutare le donne che non volevano avere un figlio. Essendo la scelta dettata spesso da motivazioni economiche o sociali, oltre che da ragioni morali o psicologiche, la legge avrebbe dovuto rimuovere gli ostacoli, favorendo una scelta consapevole prima di arrivare alla sala in cui si pratica l’aborto. Ma questa parte in tanti se la sono dimenticata, preferendo procedere con la meccanica interruzione della gravidanza. A distanza di quasi mezzo secolo dalla 194, è dunque un reato discutere di come aiutare le donne, evitando che facciano ricorso all’aborto per risolvere i loro problemi? Lilli Gruber – al passo con i tempi e con protervia della sinistra femminista – dice che solo le donne possono discutere di aborto. Ovvio. Le Gruber, le Cirinnà, le Turco, le Camusso, sono le vere democratiche che hanno il monopolio del dibattito. Loro non sono fasciste e neppure vengono dal Medioevo. Sono solo compagne. Unite dalla prepotenza e dalla certezza che su famiglia, aborto e temi etici il pensiero debba essere unico. Il loro. Il comunismo in fondo era questo. La famiglia non esisteva. Esisteva il partito. E anche i figli non erano di mamma e papà, ma del comitato centrale. Lo stesso che ha ispirato le manifestazioni contro un Congresso che non ha minacciato la libertà di nessuno, ma che è stato minacciato.

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