Una guerra Putin l’ha già vinta:
quella del gas

Non so chi vincerà la guerra in Ucraina e se davvero le forze di Kiev siano in grado, grazie agli armamenti ricevuti, di rovesciare le sorti del conflitto. In compenso, so chi ha già vinto la guerra del gas: si tratta di Vladimir Putin.

Non ci sono dubbi: dopo mesi trascorsi in compagnia di bellicosi proclami e pure delle migliori intenzioni, ci si deve rassegnare a un fatto e cioè che dal punto di vista energetico non abbiamo ancora visto il peggio. Le cronache dei giornali riferiscono di imprenditori che sono intenzionati a mollare tutto, perché non più in grado di pagare le bollette del gas e della luce. Nelle medesime pagine si apprende che alcune famiglie hanno scelto di trasferirsi in centri minori, lontano cioè dalle grandi città, per poter risparmiare e fronteggiare il carovita. Tutto vero, c’è chi si arrende e chi trasloca. Ma sta di fatto che le promesse di tenere sotto controllo il prezzo del metano, e di conseguenza quello dell’energia, al momento non hanno avuto seguito. Prima della crisi di governo, si era discusso dell’idea di mettere un tetto al prezzo del gas per evitare di finanziare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Ma il progetto, ritenuto irrealizzabile dagli esperti di materie prime (non si possono dettare le regole a chi ha il coltello della parte del manico), alla fine è stato abbandonato e le quotazioni sono continuate a salire.

Risultato, le ultime rilevazioni sfiorano i 260 euro per megawattora, un livello impensabile solo un anno e mezzo prima, quando il prezzo del gas oscillava fra i 20 e i 30 euro. Al momento la quotazione è undici volte superiore ai valori registrati in questo periodo negli anni passati. Ciò vuol dire che bisogna prepararsi a pagare bollette stratosferiche, perché gran parte di questi aumenti saranno trasferiti al consumatore. Le misure messe in campo dal governo per cercare di contenere l’impatto dei rincari infatti non saranno sufficienti. Così, dopo aver illuso per mesi gli italiani che le sanzioni contro Putin sarebbero servite a fermare l’avanzata dei carri armati russi, adesso ci si arrende alla realtà. Nonostante siano state sponsorizzate da politici e stampa come un mezzo formidabile per mettere in ginocchio Mosca, come sospettavo e come ho spesso scritto, le sanzioni stanno funzionando al contrario, danneggiando la nostra economia più di quanto non danneggino quella della Russia.

Sui giornali che si sono schierati a favore delle misure anti Putin, ora comincia a serpeggiare un certo nervosismo, in quanto non si vedono effetti concreti contro lo zar del Cremlino, ma se ne vedono di devastanti in casa nostra. I quotidiani, qualche giorno fa hanno riportato le parole di Alberto Clò, direttore della rivista Energia, punto d’osservazione per i mercati di gas e petrolio, il quale ha messo in chiaro ciò che altri cercano di nascondere, ovvero che ci dobbiamo preparare al peggio, perché – testuale – «abbiamo prezzi altissimi, anche più alti di altri Paesi. E la botta in autunno sarà fortissima». Non molto diversa l’opinione di Gianclaudio Torlizzi, fondatore di un sito specializzato in analisi sui mercati delle materie prime, che in un’intervista alla Stampa ha detto chiaro e tondo che «la guerra dell’energia con la Russia è persa». Vale a dire che ci dobbiamo preparare a pagare il conto. Tesi fatta improvvisamente propria dal direttore del quotidiano sabaudo, il quale, dopo aver visto il prezzo del megawattora alla Borsa olandese, ha vergato un editoriale per spiegare che «in queste condizioni il sistema economico non regge». Ovviamente non mi fa piacere riportare pessime notizie, né dipingere scenari futuri a tinte fosche. Tuttavia, prendo nota che anche l’informazione combattente, quella che in nome dell’indipendenza dell’Ucraina era pronta ad armare i soldati di Kiev per spronarli a combattere, ora comincia a fare i conti con i costi della guerra. Il conto da pagare non è dato solo dalle armi che abbiamo inviato o dai profughi che abbiamo accolto, ma è costituito anche dalla conseguenze del conflitto. L’inflazione, i tassi d’interesse, le bollette, la mancanza di materie prime, sono tutti elementi destinati a pesare nei portafogli degli italiani e non solo nei prossimi mesi.

Ribadisco: non so se la resistenza ucraina è in grado di sconfiggere l’armata russa, ma la guerra dell’energia e quella delle sanzioni Putin l’ha già vinta. Ha scommesso contro le economie occidentali, accettando di subire le misure introdotte dall’America e dall’Europa, e al momento le perdite sono tutte per noi. Mario Draghi qualche tempo fa disse che si trattava di scegliere fra aria condizionata e libertà: una battuta a effetto che però non rappresentava la realtà. Gli italiani infatti sono chiamati a scegliere fra la libertà dell’Ucraina e la povertà a casa loro. Può essere che, se interpellati, avrebbero scelto la prima, ma nessuno, né i giornali che oggi scoprono la crisi né il presidente del Consiglio, si sono ricordati di chiedere a loro che cosa preferissero.

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