Bell’esempio per chi picchia e spacca tutto: farai carriera
Ilaria Salis (Ansa)
Dopo una vita a collezionare denunce oggi la maestrina di Monza ha il posto fisso, il maxi stipendio e lo scudo giudiziario. Un modello per gli antagonisti che hanno sfasciato Milano. Da violenti a martiri il passo è breve.

Ilaria Salis è destinata a diventare un modello per tutti i contestatori, soprattutto per quelli che non disdegnano di infrangere la legge. Pur non avendo mai fatto molto nella vita, se non collezionare occupazioni e denunce, la maestrina di Monza oggi può infatti essere definita «una che ce l’ha fatta» e dunque un esempio da imitare. Da zero al Parlamento europeo, con tanto di immunità, maxi stipendio e assistenti. Più una carriera ormai tracciata da eroina antifascista e martire del regime di Viktor Orbán. Un bel salto di qualità e di vita, una strada tracciata per chiunque abbia voglia di seguirne le orme da antagonista.

Prima di finire nelle galere di Budapest, con l’accusa di far parte di una banda di martellatori specializzata nel dare in testa a esponenti di destra, Salis era un’illustre sconosciuta. Quanto meno all’opinione pubblica, perché in questura e in tribunale aveva già lasciato traccia. Nonostante la giovane età, la maestrina dalla penna rossa (che, per gli ungheresi, alla stilografica preferiva la mazza) era riuscita a farsi notare da poliziotti e giudici. I primi avevano avuto a che fare con lei per una serie di occupazioni abusive e anche per resistenza a pubblico ufficiale. I secondi invece si erano incaricati di processarla e condannarla a una pena complessiva che, secondo un vecchio articolo del Corriere della Sera, assomma a un anno e nove mesi, condanna ridotta rispetto a quanto inizialmente previsto per effetto del patteggiamento.

Ecco, è questo il curriculum dell’onorevole prima di diventare famosa in quanto vittima di Orbán. Un cursum honorum che l’avvicina molto agli esponenti dei centri sociali che abbiamo visto all’opera in questi giorni. Antifascista ma non sfascista, nel senso che sulla fedina penale non risultano danneggiamenti. Tuttavia, per le occupazioni, per i confronti con la polizia, per la militanza e la partecipazione alle contestazioni, la sua storia è uguale a quella di tanti giovani che vediamo scendere in piazza, gridare al regime, opporsi alle forze dell’ordine.

Da questo punto di vista dunque, Salis è un esempio. Cattivo, secondo noi. Infatti, se dopo aver passato la vita a occupare e infrangere la legge ribellandosi alla polizia, poi si ottiene in premio un seggio a Bruxelles e si finisce osannata come una specie di Giovanna d’Arco della sinistra, c’è da riflettere. O meglio, avranno da pensare i molti giovani che oggi in piazza si scontrano con gli agenti. La storia della Salis dimostra che non bisogna aver paura di una denuncia e neppure di una condanna, perché alla fine, anche se si è violata la legge, c’è la possibilità di «redimersi» e finire in Parlamento godendo, oltre che di un superstipendio, anche di un’immunità che lava tutti i peccati precedenti.

Occupare le case degli altri può, insomma, essere un modo per fare carriera. Così come scontrarsi con la polizia. In certi partiti, una denuncia o anche un arresto si possono infatti trasformare in medaglie e dare adito a una candidatura. Salis in pratica è la testimonianza vivente che in un attimo si può passare dall’anonimato di una casa occupata alla ribalta di un’aula parlamentare. Da uno status incerto a uno status di perseguitato, con tanto di patentino di vittima del regime.

Ho letto l’accorato appello che la parlamentare della Left ha rivolto ai colleghi chiamati a decidere sulla richiesta di processarla fatta da Budapest. Salis si definisce vittima di Orbán e accusa l’Ungheria di persecuzione, sostenendo che la magistratura è al servizio del regime. Alla fine si dice disposta a farsi processare in Italia. Ma come? Lei e i suoi compagni ogni giorno spiegano che nel nostro Paese la democrazia è a rischio, le carceri sono un inferno e anche la magistratura non è messa tanto bene. E, nonostante questo, Salis vuole essere giudicata qui? Sarà mica perché ha scoperto che in Italia se spacchi la testa a qualcuno in galera non ci vai? Infatti, basta dire che la motivazione è politica e ti fanno subito onorevole.

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