Archiviate le follie di Conte e di Draghi
Roberto Speranza (Imagoeconomica)
Il governo mette da parte le follie di Speranza e compagnia: in caso di necessità, sarà l’Aula a decidere e non più qualche «esperto» spinto dalla politica. Scongiurando diktat incostituzionali e ricatti ai lavoratori.

La sintesi delle 213 pagine del nuovo piano pandemico, che il governo si appresta a varare e che La Verità è in grado oggi di anticipare in esclusiva, si riassume in due parole: mai più. Anche se l’Italia dovesse essere colpita da una nuova epidemia (facciamo gli scongiuri) non ci saranno altri lockdown o decisioni prese aggirando il Parlamento, ma non saranno neppure varati altri green pass o emanate circolari che prevedano «vigile attesa» senza alcuna cura. In altre parole, non rivedremo i grossolani errori compiuti da Roberto Speranza e dai cosiddetti tecnici nel periodo compreso tra il 2020 e il 2022.

Da tempo in redazione ci chiedevamo quando il ministero della Salute avrebbe messo a punto le misure di prevenzione nel caso in cui un virus si diffondesse nel Paese, come è accaduto quattro anni fa. Il piano per fronteggiare le emergenze è una delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e, come molti lettori ricorderanno, nel 2020 scoprimmo all’improvviso e con sgomento che il governo Conte (ma anche quello precedente) si era dimenticato di aggiornarlo. Dunque, ci trovammo in piena pandemia senza che i vertici sanitari italiani sapessero che cosa fare e soprattutto senza che tecnici e politici sapessero che cosa consigliare. Ciò che seguì, credo che lo ricordino tutti. Dopo una serie di banali frasi tranquillizzanti («Il coronavirus non arriverà mai qui perché abbiamo vietato l’atterraggio degli aerei dalla Cina», «siamo preparati, non c’è nulla di cui preoccuparsi», eccetera), scattò il panico e con esso una serie di provvedimenti spacciati per dogmi scientifici, a cominciare dal divieto di uscire di casa e alla proibizione di comprare al supermercato qualche cosa di diverso dal cibo. Stop alle passeggiate all’aperto (il noto comico Vincenzo De Luca minacciò di inseguire con i droni chiunque si fosse avventurato sulla spiaggia), alt all’acquisto di bicchieri o qualsiasi altro strumento da usare in cucina, anche se ai fornelli erano stati relegati 60 milioni di italiani. Che tutela della salute offrissero queste misure lo abbiamo scoperto poi, quando abbiamo capito che nessuno dei diktat imposti aveva basi mediche, ma erano frutto di improvvisazione e di incapacità di una banda di burocrati e politici senza nessuna competenza.

Eppure in quelle settimane i dpcm, ovvero i decreti del presidente del Consiglio dei ministri, adottati senza passare dal Consiglio dei ministri, ma senza neppure essere soggetti all’approvazione del Parlamento come i normali decreti, erano il verbo. Ve lo ricordate Giuseppe Conte, che sul calar della sera, quando gli italiani erano riuniti davanti al focolare e al televisore, annunciava che ci avrebbe rinchiuso ancora un po’ dopo aver detto che tutto era passato? E vi ricordate quando Mario Draghi diceva che vaccinarsi era garanzia di non contagiare e non essere contagiati, dando dunque dell’untore a tutti quelli che non avevano offerto il braccio alla patria? E la decisione di impedire a quanti non si erano punturati di salire sui mezzi pubblici, ma anche di bere un caffè al tavolo di un bar all’aperto? Beh, mai più.

In nome dell’emergenza e della tutela della Salute pubblica si sono violati, con buona pace del presidente della Repubblica e della Corte costituzionale, un certo numero di diritti, a cominciare dalla libertà di circolare a quella di lavorare o di scegliere come essere curati. In nome dell’urgenza sono stati asfaltati i diritti individuali e oltre al coprifuoco si è imposto l’obbligo di cura, con il ricatto di perdere lo stipendio. Un piano che dunque metta da parte le follie di Conte e Draghi, per tornare a provvedimenti razionali e scientifici, è dunque un passo avanti, in quanto si eliminano le coercizioni della libertà personale e la compressione dei diritti. Non ci saranno provvedimenti amministrativi decisi all’imbrunire. Ma se misure d’emergenza dovessero rendersi necessarie, sarà il Parlamento, con un regolare dibattito, a decidere e non quattro esperti pressati dalla politica. La lettura dei verbali del Cts è stata agghiacciante, per la leggerezza con cui sono state prese alcune decisioni. Beh, il piano pandemico dovrebbe scongiurare che tutto ciò si ripeta.

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