Agli ultra il daspo, ai violenti rossi niente
Ansa

è in corso una partita di calcio, non soltanto l’hooligan rischia l’arresto, ma in un battibaleno la giustizia lo «condanna» a quattro anni di Daspo, proibendogli l’accesso allo stadio. Se invece la bomba carta è lanciata contro le forze dell’ordine durante una manifestazione, come si è visto a Torino e Milano, al massimo si rischia un buffetto.


Lo so che sembra incredibile e che i poliziotti dovrebbero essere tutelati al pari se non più dei calciatori, ma a differenza di quel che recita la Costituzione la giustizia non è uguale per tutti. Infatti, mentre con i tifosi violenti nessuno invoca la libertà di manifestare e anche di protestare, nel caso degli antagonisti che lanciano bombe carta e sanpietrini la sola idea di un fermo di polizia per scongiurare scontri di piazza è ritenuta liberticida. Della differenza di trattamento e anche dell’ipocrisia che circola a sinistra ne abbiamo avuto prova nei giorni scorsi. Un tifoso interista che ha lanciato un petardo contro il portiere della Cremonese è stato arrestato e la questura ha emesso nei suoi confronti un giusto divieto di accedere alle manifestazioni sportive per quattro anni. E per gli scontri che si sono verificati a dicembre fra tifoserie della Cremonese e del Napoli sono stati giustamente adottati altri venti Daspo, con il divieto complessivo per una cinquantina d’anni di frequentare lo stadio. E i diritti a manifestare e partecipare a eventi sportivi? A quanto pare non soltanto nessuno se n’è preoccupato, ma non c’è stato neppure qualcuno che abbia accusato il colpo parlando di limitazione della libertà.

Ma quel che è normale e ovviamente auspicabile nei confronti dei tifosi violenti, curiosamente non è ritenuto altrettanto legittimo e altrettanto opportuno se di mezzo ci sono altri violenti, in particolare quelli rossi. Infatti, sia dopo gli scontri di settembre a Milano, sia dopo quelli di Torino, non risulta che sia stato usato altrettanto rigore. Anzi. Nel caso di alcuni partecipanti ai tafferugli di fronte alla stazione Centrale del capoluogo lombardo, dopo essere stati fermati dalla polizia sono stati subito rilasciati per consentire loro di seguire le lezioni. A due degli arrestati per resistenza aggravata e danneggiamento (la via di accesso alla stazione di Milano era stata trasformata in un campo di battaglia, con lancio di pietre, cestini dei rifiuti e bombe carta) il tribunale del riesame ha infatti revocato i domiciliari per consentire la frequenza scolastica. Quel giorno il gruppo di antagonisti, fra cui molti studenti, aveva provato a sfondare il cordone delle forze dell’ordine, ingaggiando una serie di scontri con gli agenti andati avanti dalla mattina alla sera. Però i giudici chiamati a pronunciarsi sugli arresti domiciliari hanno ritenuto che la misura cautelare fosse sproporzionata rispetto al «rischio di reiterazione del reato» e dunque li hanno liberati. Non molto di più è capitato al giovane che a Torino ha partecipato ai tafferugli contro la polizia per lo sgombero del centro sociale Askatasuna. L’immagine del poliziotto colpito da una decina di manifestanti, uno dei quali impugnava un martello, l’abbiamo vista tutti. Così come abbiamo notato che nel gruppo, fra tante tute nere, ne spiccava una rossa. E nonostante il giovane di Arezzo non sia apparso impegnato in una gita turistica, i giudici non hanno ritenuto di tenerlo in cella nemmeno un giorno. E neppure di applicare qualche cosa di simile al Daspo, per impedire che in futuro il contestatore tornasse in piazza a scontrarsi con gli agenti. Anzi: siccome il governo ha ipotizzato un fermo preventivo di 12 ore per evitare altri fenomeni di guerriglia urbana tipo quelli visti a Torino, l’opposizione è insorta, accusando la maggioranza di torsione autoritaria allo scopo di reprimere il dissenso.

La conclusione mi pare evidente: ci sono petardi democratici, che si possono lanciare contro gli agenti, e ci sono mortaretti antidemocratici che se sparati non in piazza, ma su un campo di calcio valgono da soli quattro anni di bando dallo stadio. Fossi un ultrà dell’Inter (è la mia squadra del cuore, ma non vado allo stadio) i prossimi fuochi d’artificio li farei rossi, magari accompagnandoli con qualche striscione pro Pal e pure slogan che inneggino ad Askatasuna. Sono certo che in tal caso la mano della giustizia sarebbe più leggera: altro che Daspo, per gli hooligan ci sarebbe anche un premio.

Da non perdere

L'editoriale

Fa paura la sinistra, non Vannacci

Da giorni l’attenzione della grande stampa è concentrata sul generale Vannacci, il nuovo pericolo nero. Strumentalmente i giornali passano al setaccio le idee e la squadra di Futuro nazionale nella speranza che, enfatizzando le notizie che riguardano il nuovo partito,…

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno
L'editoriale

Il chirurgo del cuore congelato starà fermo solo un anno

Ogni cittadino deve essere considerato innocente fino a prova contraria. Il principio giuridico è sancito nella Costituzione, che con l’articolo 27 stabilisce come la «prova contraria» consista nella condanna definitiva. Dunque, fino a quando la Cassazione non abbia «validato» il…

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota
L'editoriale

Commissione Covid: la sinistra ha paura e la sabota

La sinistra non vuole che sul Covid si facciano troppe domande. Dunque, ha deciso di abbandonare i lavori della commissione istituita per fare chiarezza sulla gestione della pandemia. È successo ieri, durante una seduta agitata in cui la delegazione di…

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA
L'editoriale

2 GIUGNO, FESTA DELLA MONARCHIA

Programmi tv a senso unico e sondaggi compiacenti: le celebrazioni per il referendum, che 80 anni fa cambiò le sorti del Paese, assomigliano sempre più a una cerimonia per omaggiare un sovrano, Mattarella, esondante in ogni campo. E con il…