Sul 2 agosto il fascismo c’entra meno dei soldi…
Paolo Bolognesi (Ansa)
L’esponente dem insinua un legame tra il terrorismo e la destra di governo. Ma la vera posta in gioco sono i rimborsi.

il ministro dell’Interno dovrà comunque incontrarsi, nonostante le polemiche, per «mettere a punto la questione dei ristori». Che cosa c’entrano i risarcimenti con la più sanguinosa strage della storia d’Italia del dopoguerra? Dopo quasi mezzo secolo, i feriti e i parenti dei morti sono già stati risarciti da un pezzo, come previsto da una legge dello Stato riguardante la violenza politica. Chi è rimasto invalido a causa dell’esplosione della bomba alla stazione di Bologna ha ottenuto il riconoscimento della menomazione e, in base alla legge sulle vittime di terrorismo, tutti i congiunti degli uccisi hanno ricevuto un vitalizio e un risarcimento. Perché dunque Bolognesi punta il dito contro il governo, ma allo stesso tempo fa capire di voler discutere con il ministro dell’Interno la questione dei rimborsi? Lo ha spiegato lui stesso giorni fa, prima del famoso comizio in piazza. In vista delle celebrazioni, il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime si è lasciato sfuggire la seguente frase: «Noi abbiamo un contenzioso notevole relativamente alla legge sui ristori delle vittime, che è appoggiata da tutte le forze politiche, ma il ministero dell’Interno fa storie sui fondi». In pratica, Bolognesi bussa a quattrini. E per capire nel dettaglio quale sia il suo obiettivo, basta prendere la proposta politica «appoggiata da tutte le forze politiche» su cui il Viminale frena. Il disegno di legge è firmato da Marco Lisei, senatore bolognese di Fratelli d’Italia (la curiosità è che entrambe le iniziative per concedere nuovi fondi alle vittime del terrorismo – ne esiste una anche di Maurizio Gasparri – sono a opera di parlamentari di centrodestra, quella parte politica che Bolognesi accusa di essere collusa con gli autori della strage) e in pratica non solo propone di riaprire i termini per la presentazione delle domande di risarcimento, ma punta a estendere la platea dei beneficiari oltre i limiti attualmente riconosciuti. In sintesi, a poter ricevere vitalizi e ristori non dovrebbero essere solo i parenti stretti, ma anche quelli di secondo e forse terzo grado, per non parlare degli affini.

Oggi la legge riconosce il diritto al risarcimento (200.000 euro al massimo per ogni deceduto e duemila euro per ogni punto di invalidità riconosciuto e assegni vitalizi che al 1 gennaio 2024 erano rivalutati a 2.250 euro) a coniugi e figli, a cui si aggiungono fratelli e sorelle se conviventi a carico e soggetti non parenti se conviventi e a carico del deceduto nei tre anni precedenti. Nel caso in cui passasse la proposta Lisei dunque, aumenterebbero le persone a cui l’Inps dovrebbe pagare il vitalizio e quelli che Bolognesi chiama ristori. Come detto, il ministero dell’Interno si oppone, perché per decidere un affidamento serve una copertura finanziaria che al momento non c’è, anche se il presidente dell’associazione delle vittime contesta la posizione del Viminale. «Questa è una legge di interpretazione autentica di una legge già finanziata, non credo che vada rifinanziata da capo. Basta spostare i fondi, invece con questa solfa è chiaro che tutto viene a costare un sacco. È ora che questa storia finisca». E Bolognesi ovviamente la fa finire a modo suo.

Ci sono altre due interessi che incidono nella vicenda. Bolognesi è presidente dell’associazione da 28 anni e prima di quest’incarico di lui si sa poco. Dopo invece, si sa che ha scritto un paio di libri ed è diventato parlamentare del Pd ai tempi in cui il segretario era Pier Luigi Bersani. Qualcuno racconta che giunto alla soglia degli ottant’anni potrebbe ritirarsi, ma certo dopo la sparata di questi giorni l’addio all’organismo che rappresenta gran parte della sua vita non pare tra le opzioni possibili. L’altro aspetto sono le elezioni regionali, per cui si voterà a breve e le polemiche, come i ristori, sono combustibile per ogni campagna elettorale.

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