La sterlina sarà «inclusiva». Via Churchill e Alan Turing: al loro posto, uccelli e pesci
«Bulldog britannico», «Vecchio leone», o più semplicemente - e affettuosamente - «Porcellino». Dato che a Winston Churchill fu affibbiata una serie di soprannomi a sfondo faunistico, forse c’è ancora qualche speranza di rivederlo sulle banconote da 5 sterline.
Già a marzo, la Banca d’Inghilterra aveva annunciato l’intenzione di sostituire lui e altri personaggi storici, ritratti su cartamoneta, con le immagini di animali. Fino al prossimo 3 luglio, i cittadini potranno partecipare a una consultazione per decidere quali bestioline andranno raffigurate al posto degli uomini e delle donne illustri del Regno Unito. Tra i candidati ci sono la lepre, il riccio, il martin pescatore, il pulcinella di mare, la libellula imperatore, il salmone e il bombo. Fuori il pittore Turner; ecce bombo.
La Bank of England preferisce l’aquila di mare coda bianca al primo ministro che resse il Paese durante la guerra al nazismo; e anche ad Alan Turing (50 sterline), che decrittò il linguaggio in codice dei tedeschi; nonché alla scrittrice e antesignana del femminismo, Jane Austen (10 sterline). Ufficialmente - così dissero i funzionari tre mesi fa - perché le effigi di uccelli, pesci e mammiferi sarebbero più difficili da contraffare. Lo ha ribadito pochi giorni fa il governatore, Andrew Bailey: «L’obiettivo principale è la sicurezza». In realtà, stando a ciò che è emerso da alcuni documenti consultati dal Telegraph, a convincere l’istituto centrale potrebbe essere stato un report redatto da Savanta, una società che si occupa di ricerche di mercato. I risultati di quell’indagine, infatti, avrebbero mostrato che i giganti della nazione sono ormai percepiti come «elitari e divisivi», «controversi e non rappresentativi della diversità culturale e naturale del Regno Unito».
L’azienda, che ha consegnato la sua relazione a ottobre 2025, aveva organizzato una serie di gruppi di discussione, per sondare il giudizio dei cittadini sui loro avi memorabili. È venuto fuori che persino Turing, capostipite delle ricerche sui computer, peraltro perseguitato dalle autorità dell’epoca in quanto omosessuale e costretto a sottoporsi alla castrazione chimica, è considerato «un po’ imperialista». La sua colpa? Aver agito «nel contesto della vittoria nella Seconda guerra mondiale». Pensate se, anziché vincerla, l’Inghilterra l’avesse persa.
La tesi di uno dei partecipanti più giovani al sondaggio di Savanta è che Turing ricordi «quella specie di boomer, imperialista», attraverso il quale lo Stato cerca di trasmettere un messaggio nocivo: «Noi siamo quelli che hanno vinto la Seconda guerra mondiale e hanno salvato il mondo». Già: dev’essere proprio una vergogna aver sconfitto Hitler.
Gli esponenti della generazione Z, annotava Savanta, pensano che certe figure siano «disconnesse dalle loro esperienze personali» e ne hanno «messo in questione la rilevanza, suggerendo che il tema sia percepito come superato». Dal report dello scorso anno, sarebbe emerso «il chiaro desiderio che le immagini sulle banconote evolvano e riflettano meglio la Gran Bretagna moderna, diventando più inclusive». Il lavaggio del cervello, al culmine della distopia progressista, ha funzionato: i giovani inglesi, oggi, trovano più interessante il bombo rispetto alla «Bomba», la macchina per le comunicazioni segrete dei tedeschi Enigma, che Turing riuscì a decifrare costruendo un altro supercalcolatore. Churchill? Jane Austen? «Superati». Fuori moda. L’uomo ideale, nel Regno di Keir Starmer, il Paese che quando le rivoluzioni politiche del Vecchio continente pretendevano di fare piazza pulita del passato in nome dell’ideologia, invece, continuava indefesso a venerare tradizioni giuridiche e usi antichi, è un individuo appiattito sul presente; condizionato da nevrosi psicopolitiche e divieti (niente social, niente sigarette); ma soprattutto, è «inclusivo».
Per questo Savanta aveva sollecitato la Banca centrale a prestare attenzione non solo ai faccini dei personaggi storici, ma pure agli scorci architettonici: c’è il rischio che i monumenti dell’era vittoriana vengano associati «a colonialismo/schiavitù».
Nei gruppi di discussione, ad esempio, un nordirlandese aveva sostenuto che, in Gran Bretagna, ci sono «di sicuro edifici che sono stati eretti sul fondamento dei proventi della tratta degli schiavi». Bandito Alan Turing, anatema sul Big Ben. Cosa rimane di tipicamente british, che sia anche abbastanza inclusivo? Forse, il chiurlo maggiore, noto in inglese come Eurasian curlew: in quanto euroasiatico, è più inclusivo delle pericolosissime bianche scogliere di Dover, che alla Bank of England è stato sconsigliato di riprodurre su cartamoneta, «per via della loro associazione al confine del Regno Unito». Quello che i nazisti non riuscirono mai a varcare: evidentemente, all’epoca, Churchill e compagnia non furono abbastanza inclusivi.
E pensare che Savanta - interpellata dal Telegraph, ha preferito non commentare - nega qualunque intento censorio: questa non è mica cancel culture.
Si può dare torto alla società? Un’altra rilevazione dell’istituto, avviata lo scorso anno, aveva certificato che la maggior parte delle persone preferisce rappresentazioni della natura sia alle icone dell’architettura nazionale, sia ai miti britannici della storia, dell’arte, o addirittura dello sport. William Shakespeare è roba per imperialisti. I monumenti sono retaggi coloniali. Vuoi mettere con la foca grigia e il delfino Tursiops?
La nuova Inghilterra è questa roba qua. Dio solo sa cosa accadrà quando la minoranza islamica prenderà il sopravvento: ora l’imam canta in Consiglio comunale a Birmingham; domani, sulle sterline, al posto del re, comparirà Maometto?






