Il capo della Commissione, senza condividere in sede Ue, lancia una strategia contro i prodotti italiani perché «cancerogeni».

In attesa di sapere se lo scambio di sms con la Pfizer sui sieri fosse o no una corrispondenza di amorosi sensi e di capire come mai il marito stia in una società che ha preso 320 milioni dal Pnrr per sviluppare la tecnologia dei vaccini mRna, Ursula von der Leyen va a casa del primo sponsor privato dell’Oms nonché signore dei vaccini e della care sintetica per raccontargli quale sarà la strategia sanitaria dell’Unione europea. Che potremmo risolvere in uno slogan: più vaccini e meno panini.

Prima di presentarsi al Parlamento di Strasburgo, il presidente della Commissione ha pensato bene di andare ad anticipare al vero dominus della sanità mondiale cosa intende fare. Si è precipitata al Gran Challeng Annual Meeting’s della Bill & Melinda Gates foundation. La baronessa al magnate del vaccino ha raccontato che l’Europa sarà in prima fila per far stare tutti bene. Comprando altri vaccini per alcuni miliardi, stanziando 450 milioni nel fondo per la prevenzione delle pandemie e poi dando 7 miliardi per la biodiversità mondiale e la sicurezza alimentare e ancora innalzando quasi mezzo miliardo il contributo per la lotta all’Aids. Tutte cose che a Bill Gates fanno piacere.

La baronessa tedesca non arretra di un millimetro sulla sua idea che per far stare gli europei in salute bisogna mangiare la carne sintetica che Bill Gates sta producendo e che anche l’Ue nel suo piccolo sostiene con vari contributi a start up che si preoccupano di produrre latte di sintesi e ciccia artificiale. Il fatto che si stimi che questa offensiva alimentare possa valere circa 25 miliardi di dollari da qui al 2030 è faccenda che sembra molto piacere alla von der Leyen che insiste: «Ci stiamo concentrando molto sull’alimentazione perché quella è la frontiera della prevenzione».

Neanche a farlo apposta, mentre intratteneva i suoi augusti ospiti dal Consiglio dell’Ue è arrivato il via libera al rafforzamento del mandato dell’Edc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Qui c’è la fregatura per l’Italia. Il controllo delle malattie passa anche per due programmi dell’Ue: il Farm to Fork perché la von der Leyen pure in questa occasione ha ripetuto che si punterà a un’alimentazione «compatibile con l’ambiente» che significa fare guerra alla carne, ai salumi, ai formaggi per incoraggiare diete vegetariane e la sostituzione delle proteine da carne con quelle degli insetti, e il Beca che è il programma anticancro che ha dichiarato guerra anche al vino. Il Parlamento europeo si è già espresso: «Si accoglie con favore l’obiettivo della Commissione di ridurre di almeno il 10 % il consumo dannoso di alcol entro il 2025» e «si prende atto che il rischio individuale di cancro può essere ridotto con un maggiore consumo di vegetali da produzione sostenibile e alimenti di origine vegetale, quali la frutta e gli ortaggi freschi, cereali integrali e legumi; si sottolinea altresì l’esigenza di far fronte al consumo eccessivo di carne».

La von der Leyen entro il 16 novembre intende presentare il suo documento sulla «nuova strategia globale per la salute degli europei» dove l’alimentazione in relazione all’attività dell’Edc rappresenta con i vaccini e il potenziamento dell’Hera (l’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie), uno dei pilastri dell’azione. Un’azione che è fondata sulla convinzione che il cittadino va guidato e non deve compiere scelte autonome. Mentre Ursula von der Leyen ha ripetuto con il solito accento retorico: «Siamo tutti impegnati per l’equità e la salute globale. Siamo sulla strada giusta, ma abbiamo ancora molta strada da fare», Bill Gates cominciava a fare i conti di quanto potrebbe incassare con la nuova alimentazione.

Il 16 novembre, quando la von der Leyen presenterà il suo piano, sarà anche presentata la risoluzione dell’Unione europea sull’etichetta che si vuole apporre obbligatoriamente sui cibi per educare al consumo sano, sostenibile e responsabile. È la battaglia sul Nutriscore. Ma anche se l’etichetta a semaforo non passasse – tra i principali sponsor ha però Stella Kyriakides, commissario alla Salute – è già prevista una forte penalizzazione per i prodotti italiani. E questo in forza di un secondo pilastro della strategia sulla salute dell’Ue, il piano Beca per la lotta contro il cancro. Torna la proposta di tagliare tutta la promozione a vino, formaggi, carne rossa e salumi prodotti in Italia – per noi sono 45 miliardi di fatturato – per spostare i fondi a vantaggio dei preparati di sintesi e vegetali. Con l’opzione di tornare a parlare di etichette dissuasive su questi alimenti addirittura con la dizione «cancerogeno» per carni rosse, salumi e vino e la dizione «potenzialmente cancerogeno» per i prodotti caseari. Questo per armonizzarsi con l’Organizzazione mondiale della sanità, il cui primo sponsor è Bill Gates, che insiste a ritenere questi alimenti potenzialmente dannosi.

Forse è arrivato il tempo di capire che un po’ di sovranità alimentare è l’unico argine alle multinazionali che, con la scusa della nostra salute, ci affamano.

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