- Un’ispezione dello Stato maggiore avrebbe evidenziato alcune irregolarità, come indennità per dei familiari che in realtà non erano presenti, spese non autorizzate per l’auto di servizio e fatture per eventi mai avvenuti.
- Il generale commenta: «Sono molto sereno e continuo per la mia strada a testa alta». Dal Carroccio fanno sapere: «La nostra stima nei suoi confronti ora è aumentata».
Lo speciale contiene due articoli.
Il generale Roberto Vannacci è sotto inchiesta da parte della Procura militare con le accuse di truffa e peculato: la notizia, rivelata ieri dal Corriere della Sera, riporta l’autore de Il mondo al contrario sotto i riflettori della cronaca e del dibattito politica.
Una ispezione effettuata dallo Stato maggiore della Difesa, che ha riguardato il periodo in cui Vannacci è stato rappresentante delle nostre forze armate in Russia, si è conclusa con una relazione finale che evidenzia «criticità, anomalie e danni erariali nelle autocertificazioni e richieste di rimborso depositate» che «devono essere valutate dall’autorità giudiziaria».
È bene sottolineare che questo tipo di ispezione fa parte della routine, e che gli ispettori stessi sono alti ufficiali solitamente vicini alla pensione, quindi considerati poco influenzabili. La relazione, inviata alla Procura militare, ha provocato l’apertura del fascicolo. L’ispezione, scrive il Corriere, è durata 10 giorni, dal 20 novembre al 1 dicembre 2023, e ha riguardato «la gestione amministrativa dell’ultimo quinquennio», quindi anche gli altri militari che sono stati in Russia. Gli ispettori hanno passato al setaccio i documenti contabili, le mail, le attestazioni di servizio, e anche interrogato il personale che si trova adesso presso la rappresentanza italiana.
Il generale-scrittore ha ricoperto l’incarico di di addetto per la Difesa alla rappresentanza diplomatica italiana a Mosca, con accreditamenti anche in Bielorussia, Armenia e Turkmenistan, tra i il 7 febbraio del 2021 e terminato il 18 maggio 2022, quando è stato espulso da Mosca insieme ad altre 23 persone, tra diplomatici ed esperti militari italiani per rispondere a un’analoga decisione presa dal governo guidato da Mario Draghi.
Sono diverse le contestazioni mosse dagli ispettori dello Stato maggiore della Difesa che hanno provocato l’apertura del fascicolo contro Vannacci. Si va da presunte indennità di servizio per i familiari percepite illecitamente a spese per benefit legate all’auto di servizio non autorizzate fino a rimborsi per l’organizzazione di eventi e cene che in realtà non sarebbero stati organizzati.
La prima delle contestazioni mosse al generale dalla Procura militare è relativa «alle autocertificazioni in virtù delle quali il generale Vannacci ha percepito l’indennità di servizio all’estero che, come è noto, è attribuita in base all’effettiva presenza dei familiari a carico nella sede di servizio estera»: i denari sono stati versati all’ufficiale, ma gli ispettori non sono certi che la moglie e le figlie fossero davvero insieme a lui in Russia. «È emersa una incongruenza», si legge nella relazione, «tra la dichiarazione resa da Vannacci nel 2021 e i dati riscontrati sui passaporti diplomatici di servizio dei propri familiari (visti di ingresso e di uscita dalla Federazione russa)». Le date non coincidono con le giornate indicate nelle richieste di rimborso presentate dal generale e quindi gli ispettori spiegano di aver «provveduto a dare notizia alle Procure militare e ordinaria di Roma». È bene ricordare infatti che un militare che commette un reato può essere oggetto di un procedimento penale anche da parte della magistratura ordinaria. La seconda contestazione mossa a Vannacci dal pool di ispettori della Difesa riguarda invece feste e cene. L’ispezione ha evidenziato anomalie che dovranno essere valutate dai magistrati. «Risulta», si legge nella relazione, «che il generale Vannacci avrebbe chiesto e ottenuto rimborsi per spese sostenute impropriamente per organizzare eventi conviviali per la “Promozione del Paese Italia” presso ristoranti di Mosca piuttosto che presso la propria abitazione».
Il successore di Vannacci, il colonnello Vittorio Parrella, il cui nominativo era stato inserito nell’elenco dei partecipanti, ha detto agli ispettori di non aver mai preso parte a questi eventi conviviali. Una di queste cene, in particolare, per la quale Vannacci ha chiesto il rimborso delle spese da lui anticipate, è finita sotto la lente di ingrandimento degli ispettori: si sarebbe svolta nell’alloggio di servizio del generale il 23 maggio 2022, dunque il giorno dopo la decisione di Mosca di espulsione dei diplomatici e militari italiani. «Dal controllo dei vari titoli di spesa», si legge nella relazione, «l’ispettore ha chiesto chiarimenti in ordine a un evento conviviale presso l’abitazione del generale Vannacci nella stessa data in cui risulta eseguito il trasloco dei mobili e delle masserizie dalla predetta abitazione». Infine, un possibile danno erariale è stato contestato a Vannacci per l’uso dell’auto di servizio, una Bmw: si tratta di 9.000 euro che sarebbero stati spesi senza giustificazione.
«Le notizie diffuse dalla stampa riguardo al generale Vannacci», commenta il legale del generale, l’avvocato Giorgio Carta, «risultano fare riferimento ad attività d’ufficio già accuratamente ricostruibili dall’interessato oltreché del tutto regolari. Ovviamente, nel rispetto del codice dell’ordinamento militare, tutti i chiarimenti del caso saranno forniti nelle sole sedi istituzionali».
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