- Alla vigilia del processo il trader vola fuori strada e la moto esplode. Era accusato di aver truffato, tra gli altri, Antonio Conte. Conosceva i segreti del «giro» romano. Gli affari con l’uomo dei misteri del Vaticano.
- Deve ancora essere effettuata l’autopsia. Con la morte si esaurisce il processo penale, ma quello civile va avanti. Sono più di 30 le richieste di risarcimento. I misteri sulla lista dei clienti che evadevano il fisco
Lo speciale contiene due articoli
Carbonizzato nell’esplosione della sua moto dopo essersi schiantato contro il muro di recinzione dell’aeroporto dell’Urbe, a Roma. È morto così, in uno strano incidente stradale, Massimo Bochicchio, il broker finito sotto processo a Roma per aver truffato imprenditori e personaggi famosi. Accusato di esercizio abusivo dell’attività finanziaria e riciclaggio, Bochicchio, arrestato a Giakarta a novembre scorso, dopo che gli uomini dell’Interpol avevano seguito le sue tracce tra Hong Kong e Singapore, era ai domiciliari ma l’uscita era stata autorizzata. Oggi avrebbe dovuto affrontare la terza udienza del processo innescato dalle denunce di 34 «vittime» che gli avevano affidato i loro soldi ma che non li avevano più rivisti. Una cifra che dovrebbe superare i 70 milioni, ma che potrebbe essere ancora più alta.
Tra i vip truffati l’ex ct della Nazionale, Marcello Lippi, e l’ex allenatore dell’Inter, Antonio Conte, che avrebbe investito, tramite il fratello, circa 24 milioni di euro, ma anche l’attaccante della Roma, Stephan El Shaarawy. Ma il trader di Capua, oltre ad avere la passione del lusso e dell’arte aveva anche entrate nel mondo economico finanziario italiano. Le sue conoscenze arrivavano a toccare il mondo bancario, ma anche il Vaticano.
Le indagini della Procura di Milano del 2021, inviate nell’agosto dello scorso anno a quella di Roma per competenza, segnalavano infatti anche altre evidenze di possibile interesse investigativo sui rapporti tra Bochicchio e Gianluigi Torzi, il broker molisano finito nello scandalo dei soldi della segreteria di Stato di Angelo Becciu. Nel febbraio 2021, infatti, durante la latitanza a Dubai e in Indonesia, gli vennero sequestrati alcuni computer nella casa romana. Dentro, la Guardia di finanza trovò una corrispondenza tra Torzi, l’avvocato Nicola Squillace, Gian Rodolfo Errani, lo stesso Bochicchio e Luca De Lucia. I primi due sono a processo in Vaticano – insieme con il cardinale Becciu, Cecilia Marogna e molti altri – per la gestione di fondi della segreteria di Stato, dopo l’acquisto del palazzo di Londra da 350 milioni di euro. Inoltre nel 2017 aiutò Vincenzo De Bustis con la ricapitalizzazione di Cassa San Miniato.
Nell’udienza di oggi a piazzale Clodio Bochicchio avrebbe dovuto difendersi dalle accuse di aver gestito abusivamente, almeno dal 2010, i milioni dei suoi clienti tramite la società Kidman asset management ma anche di aver «pulito» soldi all’estero. In pratica, avrebbe raccolto capitali sottratti al fisco per investirli in strumenti finanziari esteri, tramite conti alle British Virgin Island, Hong Kong, Emirati Arabi e Singapore. Il riciclaggio sarebbe in totale di quasi 10 milioni di euro, per almeno sei suoi clienti già identificati.
Difficile ora trovare chi risarcirà le vittime delle truffe, ma anche sciogliere i dubbi dell’incidente mortale. Secondo i primi accertamenti della polizia locale, Bochicchio avrebbe perso il controllo del mezzo schiantandosi contro un muro. «La moto è esplosa», avrebbe detto un testimone. Prima l’impatto, poi le fiamme che hanno reso impossibile per diverse ore l’identificazione della vittima.
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