Stangata e fermo per la nave di Casarini
Ansa
  • Multa di 10.000 euro e stop di 20 giorni per la Mare Jonio, attraccata a Pozzallo dopo i presunti spari della Guardia costiera libica. L’ex tuta bianca: «Rappresaglia, Meloni non ci fai paura, faremo un esposto». Intanto, l’hotspot di Lampedusa è al collasso.
  • Il curato di Turbigo sugli spazi negati per il Ramadan: «Dovere del Comune rispondere».

Lo speciale contiene due articoli.

Un copione già scritto. Tutto altamente prevedibile. Eppure per la Ong Mediterranea, che con la nave Mare Jonio lo scorso 4 aprile ha recuperato in mare 56 migranti, sotto il naso e i presunti spari della Guardia costiera libica, l’epilogo sarebbe «l’ennesima rappresaglia di un sistema criminale» e un governo disumano. Un governo, quello italiano, che ha notificato alla Ong un fermo amministrativo di 20 giorni e una multa di 10.000 euro, come previsto dal decreto Piantedosi del gennaio 2023.

A quanto si apprende, gli operatori della Mare Jonio, sarebbero responsabili di aver istigato la fuga dei migranti per sottrarsi alla Guardia costiera libica. Non solo, secondo le autorità italiane, uno dei gommoni di soccorso si sarebbe avvicinato alla motovedetta libica Fezzan e avrebbe incitato i migranti già soccorsi in precedenza a lanciarsi in mare così da interrompere le operazioni dei libici. Una ricostruzione contestata dall’equipaggio guidato da Luca Casarini che ieri ha indetto una conferenza stampa sull’accaduto, nella quale si è rivolto direttamente a Giorgia Meloni: «Non ci fai paura» ha detto l’ex capo delle tute bianche, già al centro di una inchiesta della Procura di Ragusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violazione del codice della navigazione. «È una rappresaglia. Noi continueremo a pensare che è giusto salvare vite, questi provvedimenti non ci fermeranno, noi continueremo».

Mentre Mediterranea parla di criminalizzazione del soccorso in mare, secondo le autorità italiane la dinamica sarebbe piuttosto lineare. Il soccorso infatti è avvenuto in area Sar libica, ossia di competenza della Guardia costiera libica. Il che significa che salvo specifiche indicazioni del centro di Ricerca e Soccorso della Guardia costiera di Roma, il recupero dei migranti in mare spetta ai libici. Nonostante Casarini e compagnia si ostinino a parlare di «cosiddetta» Guardia costiera libica o addirittura di «bande di miliziani», dal 2018 la Libia ha un suo Mrcc (centro di coordinamento) regolarmente riconosciuto a livello internazionale. È la stessa Unione Europea inoltre a ritenere le Libia un interlocutore credibile, visto che la sostiene nella gestione delle frontiere terrestri, aeree e marittime, tramite la missione Eubam- Libia, da poco rinnovata fino al 2025.

Ma le leggi internazionali, cui la Ong tanto si appella, evidentemente valgono solo quando fanno comodo. Perché a dirla tutta, secondo Casarini, la Libia non dovrebbe nemmeno avere una sua zona Sar visto che «non si può dare una zona di ricerca e soccorso a un Paese che non è in grado di assicurare un porto sicuro alle persone». Visto che la responsabilità delle operazioni di soccorso, piaccia o meno, spetta alla Libia, va da sé che ogni operazione non autorizzata da parte di una nave straniera, possa apparire come un’interferenza. Di qui il tentativo dei libici di allontanare la Ong dalle imbarcazioni dei migranti, anche sparando colpi in aria. Alla vista della Mare Jonio infatti, i migranti già recuperati dai libici avrebbero cercato una via di fuga. Dinamica del tutto prevedibile: poiché nessuno di quanti hanno pagato migliaia di dollari ai trafficanti per garantirsi un ticket verso l’Europa vuole tornare in Libia, non appena la Ong compare all’orizzonte si crea il caos. Comprensibilmente. Il capo missione di Mediterranea Denny Castiglione invece si dichiara basito. «Dicono che abbiamo creato pericolo per la vita umana durante l’operazione. È assurdo».

Secondo gli operatori umanitari infatti, la Ong sarebbe stata la prima ad arrivare nel punto di mare in cui si trovano i migranti, motivo per cui il suo team legale starebbe lavorando ad un esposto per fare chiarezza su quanto accaduto.

A difesa della nave umanitaria si è schierato Antonio Nicita del Pd che ha chiesto una interrogazione urgente in Senato. La sua colpa, osserva, è «aver salvato vite, sotto gli spari di una motovedetta libica, pur essendo i primi ad arrivare ed essendo on scene coordinator». Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, dell’Alleanza Verdi Sinistra. «Invece di perseguire chi spara contro dei naufraghi e chi, come è stato documentato dalla ong, frusta degli esseri umani sulle imbarcazioni regalate e finanziate dal governo italiano – rileva – si accaniscono contro chi salva delle vite. Meloni, Piantedosi, Crosetto non hanno nulla da dichiarare?». Per la nave di Mediterranea, che dal 2021 ha ricevuto più di 2 milioni di euro di contributi dalla Cei e alcuni diocesi italiane, è il secondo stop in pochi mesi. Ma c’è da giurarci che sia stato messo tutto in conto o «sul conto». Conseguenze delle proprie operazioni comprese. Del resto, come Casarini ha più volte dichiarato, l’obiettivo di Mediterranea e quindi della Mare Jonio, prima che umanitario è politico. Ieri, intanto, si sono registrati nove sbarchi a Lampedusa, per un totale di 394 persone. L’hotspot dell’isola è strapieno, con 1.141 ospiti.

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