- L’attuale consigliere per gli affari giuridici di Palazzo Chigi, Ermanno De Francisco, fortemente voluto dal premier, nel 2017 invocò la mano del pm. Stessa cosa che fece Maria Casola (Dag), legata a «Dibba» poiché frequentano la stessa parrocchia.
- La corrente Autonomia scrive un comunicato per bollare come inopportuni intrecci e pressioni. Però c’era anche una associata della sigla.
Lo speciale contiene due articoli.
L’elenco dei personaggi che comunicavano via Whatsapp con Luca Palamara potrebbe riempire la tribuna autorità dello stadio Olimpico. E sino al maggio scorso essere nella sua agenda era un onore. Oggi è un po’ come prendersi il Covid. Tra chi è rimasto infettato c’è anche uno dei più stretti collaboratori del premier Giuseppe Conte, Ermanno De Francisco, classe 1963, il capo del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi (Dagl) di Palazzo Chigi. Le poche informazioni reperibili su di lui sono disponibili sui siti istituzionali e in qualche articolo di stampa.
Innanzitutto bisogna dire che è stato fortemente voluto dal premier e che l’atto con il quale è stato nominato capo del Dagl è del giugno 2018, quando nacque il gabinetto Conte. Se da una parte il nome di De Francisco è poco noto al grande pubblico (pur essendo già stato consigliere di Silvio Berlusconi); dall’altra, invece, è molto conosciuto negli ambienti della giustizia amministrativa. Prima della nomina di Conte, infatti, vestiva i panni di presidente di sezione del Consiglio di Stato. E prima ancora si era diviso tra un posto da vice commissario della polizia di e uno da ricercatore all’Università di Ferrara.
La svolta quando, nel 1997, vince il concorso per Palazzo Spada. Ed è ancora a Palazzo Spada quando, per ottenere notizie sui trasferimenti nella magistratura ordinaria, si rivolge allo stratega delle nomine Palamara. In particolare sembrava interessargli l’assegnazione del posto di procuratore aggiunto a Salerno. È il 10 dicembre 2017 quando de Francisco scrive a Palamara: «Ciao Luca, sono Ermanno De Francisco (consiglio di presidenza della giustizia amministrativa). Come ti avevo accennato martedì allo stadio, vorrei passare un attimo a trovarti domani in ufficio (cosa di cinque minuti)». Nel resto del testo comunica al suo interlocutore quali siano i suoi orari. Palamara risponde: «Carissimo Ermanno con grande piacere ci possiamo aggiornare per dopo le 17, ti chiamo io ad ora di pranzo un abbraccio a domani». Il giorno successivo l’appuntamento viene confermato. «Ermanno va bene per te alle 18?», gli scrive Palamara. «Sì, perfetto! Grazie. Fammi lasciare un passi alla portineria del Csm». Uno degli argomenti nel menù dell’incontro è forse ricavabile da un altro messaggio che De Francisco inviò, a distanza di un mese dal meeting, all’ex componente del parlamentino delle toghe. «Ciao Luca, a che punto siete con la vostra attività per la scelta del procuratore aggiunto di Salerno? […]». «Caro Ermanno ancora non abbiamo iniziato la trattazione», risponde Palamara, che subito dopo specifica: «Ti aggiorno prontamente, un caro saluto». Dai documenti non emerge altro. E il nome dell’aggiunto che stava a cuore al consigliere giuridico di Conte resta ignoto.
Ma tra i tecnici scelti dai 5 stelle De Francisco non è l’unico ad aver chattato con Palamara. Come anticipato dalla Verità, c’è anche Maria Casola, promossa un anno fa a capo del Dipartimento per gli affari di giustizia di via Arenula. Dopo una tornata di nomine il pm romano le scrive: «Ma in questa vicenda l’unico che poteva realmente aiutarti era uno solo. E io te l’avevo anche detto. Le correnti sono state tagliate fuori. Diba (Alessandro Di Battista, ndr) era l’unico. Come hanno fatto i 5s che hanno sostenuto Baldi e Basentini», ovvero Fulvio Baldi e Francesco Basentini, i due uomini scelti dal ministro Alfonso Bonafede come capo di gabinetto e come capo del Dap, prima delle loro sofferte dimissioni. D’altra parte, la Casola il Diba lo conosce davvero. I due frequentano la stessa parrocchia: Santa Chiara, che si trova in piazza dei Giuochi delfici, nella zona di Roma nord. Per Di Battista si tratta della chiesa di famiglia e qui è stato officiato il funerale della mamma di Alessandro lo scorso novembre. Lei è anche tra le fedeli più impegnate.
«Oltre a venire a messa», spiega alla Verità uno dei sacerdoti, «segue tanti progetti». Basta fare una ricerca su Google per scoprire che di attività la chiesa ne produce davvero tante. Come quella che risale al 20 gennaio 2008, quando venne organizzato un concerto il cui l’incasso venne devoluto a sostegno di progetti di sviluppo sul microcredito in Congo e in Guatemala. Iniziative seguite dalle associazioni Amka Onlus e Progetto continenti Onlus. Coincidenza: nel 2008 l’ex parlamentare grillino Di Battista lavorava per Amka.
Lui lo ha messo nero su bianco in una biografia online e la stessa associazione ce lo conferma: «Ha gestito campagne di sensibilizzazione e di raccolta fondi», afferma la responsabile stampa, «inoltre teneva corsi di volontariato internazionale per i giovani che volevano partire». Di Battista è anche partito per Congo e Guatemala con questi gruppi di volontari tra il 2007 e il 2010. E l’incontro con Amka avviene proprio in piazza dei Giuochi Delfici: «L’associazione, apartitica e laica», spiegano, «nasce su iniziativa di un gruppo di missionari della parrocchia che frequentava». E che frequenta. Come la Casola. Che, per un aiuto, però, invece di rivolgersi a Santa Chiara deve aver preferito Palamara.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >