«Possono ancora commettere reati». Confermati i domiciliari per i Renzi
Ansa
  • Non collaborano e «minimizzano» le carte che li accusano: così il gip motiva il «no» alla revoca degli arresti Contraddizioni nei racconti e il cellulare di Tiziano aggravano la posizione. La banca di babbo Lotti li inguaia.
  • Appreso di dover restare agli arresti, bolla come «assurde» le accuse che lo riguardano. E giura: «Chi dice il falso pagherà».

Lo speciale contiene due articoli

Negare, sempre negare. È il motto dei fedifraghi, ma nel caso dei genitori di Matteo Renzi le corna non c’entrano nulla. Tiziano e Laura, accusati dalla Procura di Firenze di bancarotta e false fatture, dovranno restare agli arresti perché hanno respinto tutti gli addebiti senza dare prova di ravvedimento, e nemmeno di un minimo di spirito di collaborazione. Così ha deciso ieri il gip fiorentino Angela Fantechi, la stessa che il 18 febbraio li aveva spediti ai domiciliari. La toga ha respinto l’istanza di revoca delle misure cautelari, presentata dall’avvocato Federico Bagattini, ritenendo le esigenze attuali in virtù dei pasticci che si stanno compiendo intorno alla cooperativa Marmodiv, di cui i Renzi sarebbero stati amministratori di fatto e per cui la Procura ha chiesto il fallimento. Non è andata meglio al terzo arrestato Mariano Massone, il quale non avrebbe «smesso di operare quale faccendiere, favorendo le operazioni di cessione dell’azienda Marmodiv, cessione (…) che nasconde operazioni certamente fraudolente».

Per giudice e pm dietro alla compravendita della Marmodiv c’è Massone e dietro a Massone ci sono i Renzi, in particolare Tiziano. In fondo i due si erano già resi protagonisti di un’operazione analoga, con la cessione della Chil post nel 2010. Al gip sembrano cadere le braccia di fronte ai magheggi dei coniugi di Rignano sull’Arno: «Va ribadito», si legge nell’ordinanza, «che nell’ambito delle intere indagini è emerso in modo pacifico che gli indagati abbiano svolto ruoli di fatto tanto che non è possibile ritenere che le loro dimissioni da cariche formali possano ritenersi misura sufficiente a garantire le esigenze cautelari». Il riferimento è al recente addio di Laura Bovoli al ruolo di presidente della sua Eventi 6 e alla cancellazione di Tiziano dal registro degli agenti di commercio, iniziative che non sarebbero sufficienti a disinnescare i loro maneggi. I lunghi interrogatori di lunedì non hanno fatto cambiare idea al giudice: «I gravi indizi di colpevolezza permangono» e «non risultano messi in discussione dalle dichiarazioni degli indagati i quali si sono limitati ad affermare la falsità delle dichiarazioni» dei testimoni e «di alcuni dati documentali». I due hanno anche minimizzato il valore di «elementi obiettivi» come mail e documenti. In più sarebbero caduti anche in «contraddizioni logiche». Per esempio lo hanno fatto quando hanno negato di conoscere una testimone che poi, però, hanno definito «persona esperta».

L’interesse del babbo per l’affaire Marmodiv, secondo la toga, è confermato dai dati rinvenuti nel cellulare di Tiziano il giorno dell’arresto. Pochi momenti prima di finire ai domiciliari, era al telefono con il genovese Massimiliano Di Palma, l’uomo che avrebbe dovuto salvare la cooperativa e, di conseguenza, anche lui.

Lo stesso nuovo amministratore di fatto della ditta Daniele Goglio, intercettato, aveva sinteticamente spiegato il motivo della sua discesa in Toscana: «Sono qua perché mi è stato chiesto un favore», disse. Facendo poi riferimento «alla famiglia» Renzi.

La toga evidenzia chi ci sia dietro alla scalata alla Marmodiv: «Come riferito dall’amministratore della Dmp sarebbe stato Massone a favorire tale trattativa, portata avanti unitamente a Tiziano Renzi». Le dichiarazioni di Di Palma Massimiliano (rese l’11 febbraio 2019) sarebbero state «obiettivamente» confermate proprio dalle perquisizioni effettuate in data 18 febbraio 2019, quando i finanzieri hanno messo le mani sul telefonino del babbo: «Infatti dal telefono cellulare in uso a Renzi Tiziano è emerso che egli ha avuto due contatti telefonici con Di Palma lo stesso giorno 18 febbraio, alle ore 16 e 37 e alle ore 16 e 54».

Dunque dietro all’intervento di Massone (nella cui casa sono stati trovati appunti sulla Marmodiv) ci sarebbe Tiziano. E non è un caso che nello pseudo salvataggio venga coinvolto Di Palma. Renzi e Massone in passato hanno collaborato con lui in diversi affari, come la distribuzione del Secolo XIX, e lo stesso Massone, particolarmente in difficoltà dopo alcune bancarotte, ha ottenuto un posto di lavoro proprio presso la Dmp.

Eppure Di Palma, con le sue dichiarazioni, ha peggiorato la posizione dei Renzi. Infatti i genitori hanno dichiarato che la Dmp avrebbe acquistato la Marmodiv «a loro insaputa», ma «la circostanza è stata contraddetta» dall’imprenditore genovese, il quale ha riferito «di essersi incontrato a Rignano sull’Arno con Renzi Tiziano e il genero Andrea Conticini (indagato per riciclaggio nella cosiddetta inchiesta Unicef, ndr) e poi con Goglio (…) sempre tramite Massone». Un incontro, quello di Rignano, svelato dal nostro giornale a dicembre quando lo stesso Di Palma, a proposito dell’affare Marmodiv, ammise di aver «mangiato una bistecchina intorno a Firenze con Tiziano Renzi». Ma le brutte notizie per arrestati e indagati non finiscono qui. La gip ci informa che gli inquirenti ipotizzano anche il falso in bilancio nei conti della Marmodiv. E ad avvalorare questa pista c’è una querela della Banca di Cambiano, quella di cui è dirigente Marco Lotti, padre dell’ex sottosegretario Luca Lotti. Dalla denuncia «emergono elementi per ipotizzare che sia stata portata allo sconto per l’anticipo da parte degli amministratori attuali di Marmodiv (cui la coop è stata ceduta dai Renzi) una fattura falsa».

La Guardia di finanza aveva già ipotizzato che «le persone a cui Renzi ha ceduto la cooperativa» avessero presentato agli sportelli degli istituti di credito più «fatture false» per incassare degli anticipi. Per tali motivi, a parere del giudice, «il passivo della Marmodiv risulterà per effetto dei debiti verso le banche, maturati portando allo sconto fatture false, e di assenza di crediti, molto maggiore di quello assunto nella cessione». Anche perché la Dmp non ha rilevato i debiti di Marmodiv verso gli istituti di credito, che sono rimasti in capo alla cooperativa. Quindi se da una parte c’è chi ha promesso di accollarsi i buffi (la Dmp), dall’altro «paiono in corso anche operazioni che ne stanno aggravando il dissesto».

In considerazione di questo quadro, i tre arrestati per il momento restano ai domiciliari. L’avvocato Bagattini, ancor prima di conoscere il parere della Fantechi, mercoledì aveva già presentato il ricorso al Tribunale del Riesame, che ha fissato l’udienza per il 6 marzo. Il collega Luca Gastini, legale di Massone, lo farà a breve. Ieri il giudice ha concesso al suo assistito di uscire a fare la spesa un’ora ogni due giorni, ma non di andare a trovare gli anziani genitori per non dargli una «libertà di movimento troppo ampia». Se vorrà, potrà chiedere di scontare i domiciliari a casa di mamma e papà.

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