I giudici tagliano le gambe al piano Mattei​
Ansa

Il Consiglio di Stato blocca la consegna delle motovedette con le quali la Guardia costiera tunisina contrasta gli scafisti. Così si favorisce l’arrivo di migliaia di clandestini salvo poi piangere quando muoiono come schiavi.

Troppo comodo indignarsi per l’atroce morte di Satnam Singh, il bracciante indiano che è stato scaricato in mezzo alla strada dai datori di lavoro con un braccio maciullato. Degrado, atteggiamenti criminali e abbandono sono le cause di questa inammissibile bestialità. Ieri a margine del cdm Giorgia Meloni in primis e il governo hanno condannato la bestialità ricordando quanto si sta facendo per ampliare i flussi regolari. Infatti l’altra causa di quanto accaduto a Latina sta proprio nell’immigrazione clandestina. Nell’irregolarità che alimenta tale degrado. La politica, soprattutto a sinistra, le Ong e il mondo che fa del proprio core business l’accoglienza a tutti i costi si straccia le vesti ogni volta che un povero lavoratore muore, ma nei fatti continua ad alimentare i flussi. Il piano Mattei con tutte le sue difficoltà, tra gli obiettivi economici, punta a far seccare il filone dell’illegalità per aprire corridoi legali. Un impegno immane che il governo sa di dover perseguire. Gli accordi prima con la Guardia costiera libica e poi con quella tunisina servono a questo. Fornire strumenti ai Paesi del Magreb per controllare i flussi, gestirli e coordinare le autorità di sicurezza.

Già ai tempi degli accordi con il governo di Tripoli i partiti di sinistra cercarono in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote. Al tempo, la motivazione era apparentemente condivisibile: la Libia non è più uno Stato ma un insieme di tribù in guerra con il conseguente rischio di infiltrazioni irregolari. Nei fatti un tentativo ipocrita che sarebbe finito solo con lo spingere la Guardia costiera di Tripoli nelle braccia di Recepp Erdogan e dare alla Turchia uno strumento ulteriore di guerra ibrida. Nel caso della Tunisia viene meno persino il tentativo di bandiera della tutela dei diritti umani. Certo Tunisi non è certo una democrazia, ma in queste materie se si lascia spazio alle anime belle si peggiorano solo le cose. La decisione del Consiglio di Stato di sospendere l’invio della nostre motovedette a Tunisi rischia di mettere altra benzina nella macchina delle associazioni che mandano navi in giro per il Mediterraneo a raccogliere (o salvare come loro sostengono) i migranti. Se il prossimo 11 luglio la decisione diventasse definitiva sappiamo già che a festeggiare saranno i Casarini boys e tutti coloro che fanno dell’accoglienza un business attivo. Gli stessi che dimostrano avversità ideologica al piano Mattei. Il risultato sarebbe duplice. Nell’immediato, il rischio è vedere ripartire i flussi. Gli ultimi accordi bilaterali con la Tunisia hanno portato più di un frutto. Nessuno immagina che si possa risolvere un tema dai risvolti secolari in pochi mesi, ma l’inversione di rotta sembra essere avviata. Bloccare il trend vuol dire nuovi arrivi di massa e altra carne da macello per l’illegalità. Altre persone che rischieranno di morire come Satnam Singh, altre persone che finiranno a delinquere nelle città italiane. Questa è la realtà dei fatti. Ai quali si aggiunge un elemento di medio e lungo termine. Se l’Italia non dimostra di sapere avviare relazioni bilaterali con i Paesi a Sud del Mediterraneo, sia sui temi dell’immigrazione sia su quelli degli scambi di tecnologia e di energia, non potrà mai rendere il Mare nostrum un lago sicuro. Mai. Perché ci saranno sempre gli interessi turchi, russi, cinesi a prevalere. O quelli francesi che da quel lato del Mediterraneo hanno dimostrato di remare contro Roma ogni volta che Parigi ne ha avuto l’occasione. Ricordiamo anche la battaglia che la sinistra ha avviato sventolando la solita manfrina dell’antifascismo al fine di mantenere un controllo ferreo sui togati della più alta corte. Mettere i bastoni tra le ruote del piano Mattei significa favorire Paesi stranieri che spesso nel Pd o nei cugini a sinistra hanno trovato appoggio. Ogni tanto una scelta che tenga conto della «ragion di Stato» e del bene futuro dei cittadini non sarebbe poi così male.

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