- Alla base della decisione, la mancata condivisione di alcune strategie difensive ma soprattutto l’esuberanza mediatica del legale, che nelle ultime settimane aveva parlato a ruota libera su Garlasco. Lui: «Sono sorpreso».
- Ieri l’udienza davanti al tribunale del Riesame. Lo sfogo dell’ex procuratore Venditti: «Mai preso soldi». Sarà la Cassazione a decidere sul conflitto tra Pavia e Brescia.
Lo speciale contiene due articoli.
Oscillante fra l’eccentrico e l’imprudente, aveva costruito il suo personaggio a colpi di interviste, accuse, ironie e teorie borderline. Ma ieri è arrivata la revoca dell’incarico. L’avvocato Massimo Lovati non è più il difensore di Andrea Sempio nel procedimento in cui il commesso di Voghera amico di Marco Poggi è indagato per concorso nell’omicidio di Chiara. Una scelta che appare come la risposta definitiva a quelli che Sempio deve aver valutato come eccessi pubblici del suo ormai ex difensore. L’indagato ha fatto anche sapere che venerdì ufficializzerà il nome dell’avvocato che subentrerà. Angela Taccia, che rimarrà al fianco di Sempio, ha spiegato: «Il mio cliente ha scelto di revocare il mandato all’avvocato Lovati alla luce degli ultimi comportamenti, non solo mediatici, del suo storico difensore». Perché, a quanto pare, sarebbe stata determinante anche la mancata condivisione di strategie difensive e alcune iniziative prese senza prima condividerle con l’assistito e con la collega. Lovati negli ultimi giorni aveva provato a resistere, dichiarando pubblicamente: «Io rimango fino a quando mi lasciano rimanere. Andrea secondo me sbaglierebbe a separarsi da me». Ora commenta: «Sono dispiaciuto e amareggiato. Il mio errore è il mio modo di pormi con la giustizia, con i media, con i clienti, con i miei colleghi e con i magistrati. Ho un modo tutto mio per pormi e questo non è piaciuto evidentemente al mio assistito». E rispondendo alle domande di Gianluigi Nuzzi nel corso di Dentro la notizia su Canale 5, ha spiegato: «Andrea mi ha chiamato a mezzogiorno comunicandomi che mi aveva revocato il mandato difensivo, le motivazioni non sono per Fabrizio Corona o per quello che ho detto, ma per le linee difensive che non gli piacciono più». Mentre, a Pino Rinaldi, su La 7, durante Ignoto X, ha prima detto di «essere rimasto sorpreso». Poi ha spiegato di aver avuto un colloquio anche con la collega Taccia, ma di essersi convinto che «la decisione l’ha presa Andrea». Ma ci ha tenuto comunque a far sapere di aver dato «un ultimo consiglio» per la difesa. Tutti ormai lo conoscono per le dichiarazioni sopra le righe durante le comparsate in tv. Affermazioni del tipo: «Offendere i miei clienti è una mia strategia difensiva». Una giustificazione a una precedente esclamazione durante la quale, riferendosi ai Sempio, aveva detto: «Sono ignoranti come delle capre». Poi c’è la clamorosa intervista con Corona per il format Falsissimo, che ha rappresentato probabilmente l’apice (o il baratro) della sua esposizione mediatica. Lovati ha parlato di fiction, di Gerry La Rana, ovvero un personaggio caricaturale, un avvocato senza scrupoli e alcolizzato. Ha detto che gli era stato chiesto di «parlare a ruota libera, di fare affermazioni volgari, di colpire per avere audience». «Quel maledetto Civardi…», aveva detto Lovati a proposito del procuratore aggiunto di Pavia Stefano Civardi, per poi aggiungere: «Quello dell’Opus Dei». E a proposito del capo della Procura di Pavia Fabio Napoleone gli era anche scappato che, secondo lui, «voleva chiedere l’archiviazione». Parole che hanno scatenato la reazione della Procura di Pavia, con Napoleone che si è visto costretto a precisare che si trattava di ricostruzioni «oggettivamente destituite di ogni fondamento». Pochi giorni dopo è arrivata anche una querela, firmata dagli avvocati Enrico e Fabio Giarda, i legali che avevano difeso Alberto Stasi. I due penalisti hanno denunciato Lovati per le affermazioni rilasciate in un’intervista televisiva del 13 marzo, quando l’avvocato aveva accusato lo studio Giarda di aver «clandestinamente prelevato il Dna» di Sempio e di aver orchestrato, nel 2017, una «macchinazione». La Procura ha aperto un fascicolo e lui ha commentato: «Mi difenderò da solo». Poco dopo l’Ordine degli avvocati ha fatto sapere che avrebbe valutato la sua posizione a livello disciplinare. E lui ha replicato mostrando una certa sicumera: «Non verrò radiato». Ma non è finita. Non ha risparmiato neppure l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti: «Ho detto che Venditti giocava ai cavalli? In quel periodo andavo a San Siro, sono sempre stato appassionato di ippica, che problema c’è? Non so che cos’ho detto, a furia di bere». Mentre in un’altra dichiarazione ha rivendicato: «Bevo, ma reggo». Lo stesso Corona, che durante la chiacchierata con l’avvocato avrebbe continuato a riempire il suo bicchiere, è stato accusato da Lovati di tradimento: «Mi aveva avvicinato dicendomi che avremmo fatto un film con me protagonista… Mi ha tradito». E nel tentativo di spiegare l’origine di quelle dichiarazioni ha ribadito: «Corona è venuto a casa mia vestito da prete, mi ha versato da bere e mi ha convinto a fare un provino». A conti fatti, però, nonostante la revoca del mandato, Lovati si ritrova esattamente dove ha sempre voluto stare: al centro della scena. E c’è da scommettere sulla possibilità che ci resti ancora per molto tempo.
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