Commissione per (non) indagare su Bibbiano
Sono iniziati i lavori del gruppo di esperti chiamato dalla Regione Emilia Romagna a verificare il funzionamento del sistema degli affidi. Ma il coordinatore dichiara: «Non ci hanno chiesto un focus sulla Val d’Enza». Così non approfondiranno nulla.

Ovviamente tutto sta andando come previsto. Sul caso Bibbiano – inesorabile e nemmeno troppo lenta – continua a colare la sabbia. In effetti, il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini del Pd, lo aveva annunciato lo scorso 11 agosto: «Dopo tante strumentalizzazioni politiche, i fatti che hanno sconvolto la Val d’Enza e Bibbiano potranno trovare (…) una risposta solo dalle indagini della magistratura e dal lavoro della Regione Emilia-Romagna». Voleva dire: ora che cade il governo legastellato, scordatevi le indagini condotte dal Parlamento, a occuparci della faccenda restiamo soltanto noi.

A dirla tutta, il governatore rosso aveva anche promesso che chiarezza sarebbe stata fatta: «Sia la commissione tecnica che abbiamo istituito, sia la commissione d’inchiesta insediata dalla Regione proseguiranno i propri lavori e ci aiuteranno a capire cos’è successo e a cambiare quel che è necessario per rafforzare le tutele dei minori», disse. «E se qualcuno ha sbagliato pretendiamo paghi fino in fondo e ci costituiremo parte civile in eventuali processi, in quanto parte lesa».

Marchio preciso

Il fatto, però, è che sia la commissione d’inchiesta sia quella tecnica, sin dalla loro costituzione, si portano addosso un marchio ben preciso. La prima commissione, quella diciamo politica, è guidata dal consigliere regionale del Pd Giuseppe Boschini, mentre nel ruolo di vice ci sono Igor Taruffi di Sinistra Italiana e Raffaella Sensoli del M5s. La destra? Completamente esclusa.

In Emilia Romagna Pd e 5 stelle – almeno sui temi riguardanti minori, famiglie e «diritti Lgbt» – vanno d’amore e d’accordo da parecchio tempo. Anzi, sugli argomenti arcobaleno i pentastellati sono molto più schierati dei democratici. Ora che a livello nazionale si sta consumando il rapporto incestuoso fra democratici e grillini, è evidente che anche in Regione l’intesa sia destinata a crescere. Senza contare, poi, che da giorni vari esponenti del Pd continuano a pretendere scuse e chiarimenti rispetto alla vicenda degli affidi illeciti.

Insomma, avere una commissione interamente guidata da partiti coinvolti più o meno direttamente nello scandalo non è che faccia stare tranquilli.

Ma c’è di più. La commissione tecnica a cui facevamo cenno è coordinata da Giuliano Limonta, neuropsichiatra infantile, già direttore del dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze patologiche dell’Azienda sanitaria di Piacenza. Gli altri membri sono Susi Pelotti, professoressa ordinaria e direttrice della Scuola di specializzazione di Medicina legale dell’Università di Bologna; Francesca Mantovani, ricercatrice dell’Università di Bologna; Filippo Dario Vinci, avvocato, responsabile dell’Ufficio metropolitano tutele del Comune di Bologna; Stefano Costa, neuropsichiatra infantile nell’Azienda sanitaria di Bologna; Pietro Pellegrini, psichiatria e psicoterapeuta direttore di Unità operativa complessa del Centro di salute mentale e di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Azienda sanitaria di Parma. E poi Maura Forni, responsabile del Servizio politiche sociali emiliano e Mila Ferri, responsabile del Servizio salute mentale. Insomma, tutti esperti che lavorano o hanno lavorato per la Regione. Davvero ci si può aspettare che costoro vadano a ficcare il naso in luoghi sgraditi ai vertici regionali?

E infatti basta leggere le dichiarazioni di Giuliano Limonta per mettersi le mani nei capelli. Inaugurando i lavori della commissione, il coordinatore ha detto: «Non ci è stato chiesto un zoom su Reggio Emilia e i Comuni della Val d’Enza per evitare il rischio di avere sovrapposizioni confuse con l’inchiesta giudiziaria e con gli altri piani».

A tutto campo

Poi ha aggiunto: «Non faccio finta che non esistano i fatti di Reggio Emilia, valuteremo certamente anche il sistema della Val d’Enza. Ma non piantiamo la tenda a Bibbiano: andremo da Piacenza a Rimini».

Ma scusate: se la commissione nasce per indagare sui fatti emersi a Bibbiano, per quale motivo non dovrebbe concentrarsi su Bibbiano? Sembra proprio che l’idea degli esperti della Regione sia quella di effettuare una verifica generica su varie città, senza approfondire più di tanto. Viene da chiedersi: che diamine li hanno chiamati a fare?

Indagheranno su tutto per non indagare su niente. Esattamente come avevamo previsto. E intanto, giorno dopo giorno, la sabbia continua a scendere sui fatti della Val d’Enza, grazie all’inciucio 5 stelle-Pd.

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