La Cassazione riapre il teatro del Ruby ter
Karima El Mahroug (Ansa)
  • Ribaltata la decisione del Tribunale di Milano, che aveva assolto 23 coimputati di Silvio Berlusconi perché le olgettine dovevano essere sentite dalla Procura come indagate. La sentenza rischia di arrivare dopo 17 anni dalle cene a casa dell’ex premier.
  • Per la marocchina, ai processi andava dato il nome di Silvio Berlusconiinvece anziché il suo.

Lo speciale contiene due articoli.

La corruzione in atti giudiziari è uno dei pochi reati che non si prescrive praticamente mai. Servono ben 18 anni per cancellarla e se si è condannati se ne rischiano da sei a 12. Il motivo è presto detto: è un delitto contro lo Stato e per il codice Rocco, che è del 1930, è molto più grave di tanti reati contro la persona. È così che la Cassazione ieri ha rimesso l’orologio della storia indietro di 14 anni, rivitalizzando il terzo filone del processo Ruby, con Silvio Berlusconi che è morto dal 16 giugno del 2023 e non potrà difendersi da nuovi, probabili, schizzi di fango. L’accusa su cui dovrà giudicare la Corte d’Appello di Milano è che le ragazze che avevano testimoniato a favore del Cavaliere, già assolto nei due filoni principali, si siano fatte comprare per scagionare l’ex premier. Se venissero condannate, sull’intera vicenda calerebbe un velo di totale assurdità: ovvero, si sarebbe di fronte a un innocente che avrebbe pagato dei testimoni per farsi assolvere. Con una strategia difensiva assolutamente folle. Anche l’avvocato Niccolò Ghedini, però, è morto. E anche questo fa capire che siamo al teatro dell’assurdo.

La sesta sezione della Corte di Cassazione ha accolto ieri il ricorso per saltum della Procura di Milano contro la sentenza di assoluzione nei confronti di 23 coimputati di Berlusconi nel processo Ruby ter. Gli ermellini hanno dichiarato prescritte tutte le accuse per falsa testimonianza a carico delle famose ex olgettine, ma hanno disposto un giudizio d’appello per gli imputati e altri partecipanti alle cosiddette «cene eleganti» di Arcore ai quali era contestata la corruzione in atti giudiziari. Tra costoro spicca Karima El Mahroug, l’ormai celebre «nipote di Mubarak».

La sentenza cassata è quella del 15 febbraio 2022, impugnata dai pm milanesi perché «affetta da vizi di legge». L’impugnazione ovviamente non comprendeva il Cavaliere, che è morto quasi un anno e mezzo fa. Ma il nuovo processo, inevitabilmente, lo vedrà presente come un fantasma. Il ricorso era stato pienamente appoggiato anche dal procuratore generale della Cassazione, per il quale le ragazze potevano essere processate anche se erano state già testimoni.

Il processo di secondo grado verosimilmente inizierà a Milano il prossimo anno. I giudici della settima sezione penale di Milano avevano ritenuto nulle le testimonianze di 19 testimoni dei processi Ruby e Ruby bis ed erano arrivate 26 assoluzioni, Berlusconi compreso. Ma la Procura si era rivolta alla Cassazione direttamente, saltando un grado di giudizio, sostenendo che «l’offerta di denaro a un dichiarante nel procedimento penale è sempre e comunque illecita». E che le Olgettine, erano già testimoni «dal 23 novembre 2011», ovvero da quando era stata emessa l’ordinanza di ammissione delle prove nel processo Ruby 1. Insomma erano una sorta di pubblici ufficiali già da molto prima che si sedessero in aula sul banco dei testimoni. E per la Procura di Milano ci sarebbe già stato anche il presunto accordo corruttivo con il Cavaliere.

Dopo la sentenza di ieri, finiranno nuovamente a processo per la sola corruzione giudiziaria Ioana Amarghioale, Lisney Barizonte, Iris Berardi, Francesca Cipriani, le gemelle Concetta ed Eleonora De Vivo, Karima «Ruby» El Mahroug, Barbara Faggioli, Manuela e Marianna Ferrera, Maria Esther Garcia Polanco, Barbara Guerra, Luca Giuliante, Raissa Skorkina, Alessandra Sorcinelli, Silvia Trevaini, Iona Visan, Aris Leida Espinosa, Giovanna Rigato, Elisa Toti, Roberta Bonasia e Miriam Loddo. I giudici supremi hanno poi annullato senza rinvio l’altro reato, la falsa testimonianza, certificando che il reato è stato commesso, ma è passato troppo tempo perché possa essere perseguito. Tra le ragazze per le quali si riapre l’incubo giudiziario, a ben 14 anni dall’esplodere dello scandalo del Bunga bunga, non ha fatto mancare il suo commento la Polanco, che ogni tanto si fa viva promettendo chissà nuove rivelazioni. Saputo della sentenza della Cassazione, l’ex ballerina dice: «Non è ancora finita; Berlusconi è morto, ma adesso il processo è mio. Pensavo non andasse così, lui è assolto e io rischio di essere condannata. Com’è possibile?». La donna in passato aveva dichiarato che l’allora premier aveva fatto sesso con Ruby quando questa aveva 17 anni, ma poi non ha ripetuto questa grave accusa al processo. Un anno fa, la stessa Polanco aveva minacciato che dopo la sentenza della Cassazione avrebbe «vuotato il sacco», aggiungendo che non lo faceva prima solo perché «adesso siamo ancora sotto processo». Chissà che farà adesso che la Suprema corte si è espressa. Scontata, invece, la soddisfazione dei pm meneghini. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che ha coordinato le sfortunate indagini, ha affermato: «Siamo soddisfatti della conferma così autorevole della correttezza della nostra interpretazione giuridica, così come siamo fiduciosi, con tali presupposti, sull’esito del nuovo processo che verrà celebrato». Meno di tre anni non durerà, con il risultato che la «giustizia» sul Bunga bunga rischia di arrivare a 17 anni dai fatti. Se ancora può definirsi tale.

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