Anche Malagò indagato per lo stadio
ANSA
  • Il numero uno del Coni è stato intercettato con Luca Parnasi: prometteva aiuto per l’impianto sportivo romanista e proponeva pure affari con il Milan. E ha presentato all’imprenditore il fidanzato della figlia, per un lavoro
  • Il presidente di Acea si dimette, i grillini cercano fra le fila del movimento i responsabili della sua nomina. Accuse anche a Beppe Grillo, Virginia Raggi si smarca.

Lo speciale contiene due articoli

Nell’inchiesta sullo stadio della Roma è indagato pure il presidente del Coni Giovanni Malagò. Non ci sono solo i nove arrestati (sei in carcere e tre ai domiciliari) e i 16 indagati ufficiali nella rete del costruttore Luca Parnasi, finito in manette lunedì. Ci sono altri undici indagati ancora coperti da segreto e nell’ultima informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma compare un intero capitolo dedicato alle «risultanze investigative in ordine ai rapporti tra Parnasi Luca e Malagò Giovanni», 13 pagine fitte di sorprese e intercettazioni.

Il nome di Malagò compare anche nella parte finale dell’informativa. Dopo un omissis, i carabinieri elencano le «dazioni di denaro» di Parnasi e subito dopo le promesse di denaro o altre utilità. In questo elenco, insieme ai nomi di alcuni arrestati, c’è anche quello di Malagò. Il quale mercoledì, ad arresti fatti, si è affrettato a inviare un comunicato alla stampa per sostenere che l’Associazione sportiva Roma non è coinvolta. Peccato che a esserlo sembri proprio lui.

Nell’indagine della Procura di Roma il presidente del Coni è stato captato più volte mentre chiacchiera con l’amico costruttore.

«Dalle conversazioni di maggior rilievo emerge chiaramente una stretta relazione tra Malagò e Parnasi, i quali interloquiscono tra loro anche di questioni inerenti la progettualità relativa allo stadio della Roma e a quella relativa allo stadio del Milan» hanno scritto i carabinieri, sottolineando che «Giovanni Malagò si sia schierato a favore della realizzazione del nuovo stadio della Roma».

Sempre gli investigatori evidenziano che il Coni, con uno dei suoi organi, il Comitato impianti sportivi, deve dare il parere tecnico sui nuovi progetti. «In sostanza il parere fornito dal Cis, organismo del Coni, ha contribuito alla formazione di un parere positivo (…) per l’approvazione del nuovo stadio della Roma». Per la verità nel settembre 2017 il Cis aveva segnalato che i parcheggi inseriti nel progetto non rispettavano le norme vigenti e che per questo era necessario un adeguamento progettuale. Il verbale era stato redatto e firmato in assenza del dirigente del Coni in contatto con Parnasi, tale Attilio Magni, il quale prova a rassicurare un collaboratore del costruttore spiegandogli che «quando Malagò rientrerà dal Perù, sarà sua cura spiegargli la situazione segnalando anche il comportamento della Commissione che ha lavorato senza ascoltare i suoi suggerimenti (di Magni, ndr)».

È a questo punto che Parnasi prende in mano la situazione e dichiara di voler risolvere personalmente la delicata questione Coni. I carabinieri annotano che nel giro di poche settimane la Cis ha confermato il parere favorevole che aveva dato a febbraio, «determinando evidentemente il superamento della problematica sull’inadeguatezza progettuale che si era determinata».

Nel capitoletto successivo, quasi per un sillogismo, i militari fanno il resoconto di un incontro dell’11 marzo successivo tra Parnasi e Malagò, quasi certamente al Circolo canottieri Aniene.

L’appuntamento viene fissato telefonicamente il 10 marzo. I due interlocutori parlano del progetto del nuovo stadio del Milan e Malagò dice «che lui con loro (riferendosi probabilmente ai dirigenti del Milan, ndr) ha un rapporto eccezionale» e chiede rassicurazioni sui rapporti tra il fondo Elliot e la proprietà cinese. Quindi si danno appuntamento per il giorno dopo. Malagò chiede se può portare anche il compagno della figlia Ludovica e Parnasi risponde che non c’è alcun problema. Il giorno successivo alla riunione è presente anche Carlo Magri, ex presidente Fipav. Le elezioni sono passate da una settimana e i tre ridacchiano per l’improvviso cambio di rotta di Beppe Grillo sulle Olimpiadi. Questo è il brogliaccio della conversazione: «Commentano “la cosa di Grillo” (ovvero il via libera alle Olimpiadi di Torino 2026, ndt) Malagò dice che ieri sera ha cenato con Luca Cordero di Montezemolo che vorrebbe fare dichiarazioni contro i 5 stelle (per le Olimpiadi di Roma, ndt) e Malagò ha cercato di bloccarli (…)». Il terzetto si lascia andare a sapidi commenti sui pentastellati «che dovranno per forza ammorbidirsi se vanno al governo, per questo hanno scelto Di Maio che è un nulla, ma sa mediare».

Continuano a fare ipotesi sul nuovo governo ed emerge che «Magri ha rifiutato di candidarsi con il Pd».

Malagò e Parnasi rimangono da soli e parlano di qualcuno a cui deve essere affidato un incarico: «Ma la persona che tu volevi era?» chiede il presidente del Coni. Il costruttore esclama: «Pensa tu a una persona nostra! Io ho un’idea! Bisogna trovare uno legato al mondo militare». Evidentemente Parnasi ha bisogno di una figura di garanzia da mettere in una qualche posizione delicata. L’occasione serve a Malagò per far conoscere il «genero» a Parnasi. Scrivono i carabinieri: «In particolare dalle conversazioni riportate emerge come Malagò abbia presentato il compagno della figlia con il preciso scopo di metterlo in relazione con Parnasi e creare con quest’ultimo un’occasione professionale».

L’immobiliarista parla di un suo nuovo progetto con cui «ha strizzato l’occhio ai 5 stelle». Gregorio snocciola il suo curriculum e Parnasi gli domanda come potrebbe coniugarsi con la sua attività. I militari appuntano: «Interviene Malagò». Parnasi e Gregorio si danno appuntamento a Milano il 23 marzo, giorno del compleanno del costruttore. Quel giorno, nella sede della Euronova di Parnasi, i due passano ai fatti. L’immobiliarista chiede domanda a Gregorio se sia interessato a trasferirsi a Roma, «cambiando attività lavorativa a parità di trattamento economico». Gregorio pare acconsentire e riferisce di guadagnare 4.500 euro al mese. Parnasi gli racconta della vendita della casa di Totti e dell’attività svolta per lo stadio della Roma e per quello del Milan. Dopo più di un’ora di colloquio si accordano per rivedersi e Parnasi prima di congedarlo, presenta Gregorio ad altri dipendenti «come probabile futuro collaboratore».

Ma se Parnasi si fidava ciecamente di Malagò, qualcun altro dubitava di lui e voleva tenerlo fuori dall’affare stadio.

Il direttore generale giallorosso Mauro Baldissoni lo dice a chiare lettere a Parnasi quando quest’ultimo esplicita che tramite Malagò arriverà al ministro dello sport Luca Lotti.

Anche Baldissoni si era detto disponibile a creare un link tra i due. Parnasi però è convinto che Malagò sia «molto amico» del ministro e che «un’ulteriore parola di Giovanni», trascrivono i carabinieri, «possa aiutare ancor più la cosa». Baldissoni esprime i suoi dubbi e sottolinea che l’ex ministro è già in partita. I carabinieri la riassumono così: «Baldissoni dubita che una parola di Giovanni possa aiutare più di quanto il ministro sia coinvolto». Il dirigente romanista chiude il discorso: «Sembra che deve risolvere lui i problemi del mondo, per cui è meglio non chiedere quando non serve». Il nome di Lotti spunta anche quando gli indagati parlano del ricorso al Tar avanzato dal Comune di Roma. Puntano a rimuovere il vincolo sulle tribune ipotizzato dal soprintendente.

L’altro scoglio da superare è un parere negativo degli uffici del ministero dei Trasporti di Graziano Delrio. Parnasi dice che «Lotti si è battuto». Ma aggiunge: «Qualcuno dice che Delrio è contro Lotti». Poi conclude «che questi sono solo dei cinema». E allora: tutti d’accordo.

Fabio Amendolara

Giacomo Amadori

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