- L’eurodeputata è accusata di aver intascato 31.000 euro dal presidente della Confindustria lombarda: anziché una consulenza, la somma avrebbe pagato una tesi di laurea disponibile gratis online. Lei si difende: «Non c’è alcun finanziamento illecito».
- Marco Bonometti era fra i papabili alla guida degli industriali. L’inchiesta su di lui crea frammentazioni.
Lo speciale contiene due articoli.
L’inchiesta sulla nuova tangentopoli lombarda si allarga. E dopo Pietro Tatarella e Fabio Altitonante, colpisce un altro candidato alle europee di Forza Italia, ovvero Lara Comi, eletta all’europarlamento nel 2104 con quasi 85.000 preferenze. I magistrati della Dda di Milano coordinati da Alessandra Dolci stanno di fatto indagando su un presunto vero e proprio sistema di tangenti che avrebbe caratterizzato in questi anni la politica lombarda. Gli imprenditori che in queste settimane si stanno facendo interrogare avrebbero dato conferme in tal senso, tanto che l’inchiesta potrebbe allargarsi ancora di più nelle prossime settimane. Del resto, che l’ex assistente dell’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini potesse finire nelle maglie dell’indagine lo si era capito sin dalla scorsa settimana, data la sua vicinanza a Nino Caianiello, il «mullah di Varese» finito in carcere a Opera con le accuse di corruzione, autoriciclaggio e turbativa d’asta. Se dici Caianiello dici Comi, perché il potente azzurro varesotto accompagna da anni l’europarlamentare milanese, anche grazie alla sua associazione Agorà Liberi e Forti, cui gli investigatori hanno dedicato diversi mesi di indagine. L’accusa è di aver intascato una consulenza fittizia di 31.000 euro dal numero uno di Confindustria Lombardia Marco Bonometti. Il modo sarebbe stato abbastanza inusuale: l’acquisto di una tesi di laurea della Luiss disponibile anche online a firma Antonio Apuzza. «Lara Comi non la conosco, non l’ho mai sentita e la mia tesi è a disposizione di chiunque on line, dal 2015», ha detto Apuzza a Business Insider. In pratica l’acquisto di queste 100 pagine sul Made in Italy e la torrefazione del caffè, secondo i magistrati, sarebbe servito per giustificare un consulenza da 31.000 euro pagata dalla Officine Meccaniche Rezzatesi alla società Premium consulting della Comi. Si sarebbe quindi trattato un finanziamento illecito alla campagna elettorale. «La consulenza era regolare e non c’è stato alcun finanziamento illecito» fa sapere l’avvocato Gian Piero Biancolella, che difende l’europarlamentare di Forza Italia. «Quale legale incaricato dall’onorevole Comi, posso con decisione contestare che sussista l’illecito ipotizzato. Non vi era motivo alcuno che impedisse che un finanziamento del tutto lecito potesse essere effettuato secondo le modalità previste dalla legge. Non vi era quindi motivo per simulare un contributo elettorale con una prestazione di servizi. In ogni caso la prestazione è stata resa dalla società, nell’ambito dell’oggetto sociale della stessa e nell’ambito delle specifiche competenze». È probabile che l’azzurra sarà ascoltata nei prossimi giorni, a ridosso delle elezioni del 26 maggio. Di certo i magistrati le chiederanno anche dei rapporti con Caianiello, «una macchina politica», come lo ha definito l’ex sindaco di Lonate Pozzolo, Danilo Rivolta, arrestato per corruzione nel 2017. «A lui si rivolgono tutti», spiegava ai magistrati, «sapendo di poter ottenere quello che vogliono. Quando gli studi legali, i geometri, i geologi, o altri professionisti ricevono un incarico da parte di un comune, sanno che è una scelta che proviene da Cainiello. Penso che lui prenda una commissione sulla nomina». Tutto il sistema del «mullah» gira intorno all’associazione Agorà Liberi e Forti, «associazione nata a Varese nel dicembre 2009 grazie all’entusiasmo di tanti amici e simpatizzanti provenienti da tutte le realtà territoriali della provincia. Agorà ha un chiaro riferimento politico, Forza Italia». Secondo un’annotazione della Guardia di Finanza di Busto Arsizio del 5 febbraio, farebbero parte del gruppo, a vario titolo, della struttura associativa che fa capo a Caianiello diversi esponenti politici lombardi. Tra questi, scrivono le fiamme gialle c’è Luca Daniel Ferrazzi, consigliere del consiglio Regionale Lombardia eletto nelle fila della lista «Maroni Presidente», ex assessore all’Agricoltura. Poi l’Assessore al Welfare della giunta regionale lombarda, Giulio Gallera; il vicepresidente e assessore alla Casa, Housing sociale, Expo 2015 e internazionalizzazione delle imprese di regione Lombardia, Fabrizio Sala; quindi il componente del coordinamento provinciale di Varese e commissario cittadino di Forza Italia a Gallarate Alberto Bilardo. E ancora: il parlamentare Diego Sozzani, l’avvocato Stefano Besani del foro di Busto Arsizio, funzionari dell’agenzia delle entrate e imprenditori come Giuseppe Filoni o Antonio Nidoli, presidente della Italinerti, o l’architetto Pierluigi Cerri, direttore generale della società Edilmalpensa. In sostanza si tratta di un’associazione ben ramificata, dove la Comi è stata per anni una delle punte di diamante.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >