Pass o no, è sempre emergenza

Stato d’eccezione prorogato oltre il limite dei 2 anni Contagi in crescita. Nuove misure per chi arriva dall’estero. È il fallimento del certificato che doveva «garantire tutti dal virus». Il fatto è che la puntura non dà uno scudo totale. Invece di criminalizzare i no vax si dovevano potenziare gli ospedali e adeguare le scuole. E dire la verità…

Giù la mascherina. Non passa giorno che non mi senta ripetere questo invito, soprattutto ora che, in vista del Natale, si rincorrono gli incontri di fine anno e le feste per scambiarsi gli auguri. «Siamo vaccinati, dunque possiamo anche toglierci il bavaglio», mi dicono. Purtroppo per molti, la puntura anti Covid è un invito a rinunciare alle precauzioni. Del resto, questo è il messaggio subliminale che da settimane è trasmesso da esperti e politici. Se dici che solo con la vaccinazione si può tornare a una vita normale, poi chi si è vaccinato torna alla vita normale. Quindi con doppia dose, anzi con tripla, si può cenare senza preoccupazioni, partecipare a eventi al chiuso, salire su mezzi pubblici stipati e frequentare luoghi affollati. L’iniezione è una garanzia di essere tra persone che non si contagiano e non contagiano, si è detto. Peccato che tutto ciò non sia semplicemente vero. Il vaccino è una protezione che ti aiuta a difenderti dal virus, probabilmente è un farmaco che ti consente di non ammalarti gravemente e forse anche di non trasmettere il virus o di trasmetterlo indebolito. Tuttavia, non è quello scudo totale che dovrebbe garantire di non contagiarsi e di non contagiare le persone che si hanno vicino, come invece si è fatto credere.

Sin dal principio, su questo giornale mi sono battuto contro gli effetti distorsivi del green pass e per questo ho ancor più osteggiato il super green pass, convinto che la falsa sicurezza del certificato verde avrebbe potuto fare danni. Infatti, avevo toccato con mano, perché l’esperienza era capitata ad amici e conoscenti, che la protezione non era per sempre. E di sicuro non era totale. Persone fresche di vaccino, nonostante tutte le garanzie del caso, all’improvviso si erano trovate contagiate, senza neanche essersene accorte. Dal manager plurivaccinato che viaggiando si era portato a casa una terribile variante Covid, al dirigente che dopo un normale pranzo di lavoro fra persone «immunizzate» aveva contagiato l’intera famiglia. Storie che avevo registrato prima che entrasse in vigore il green pass e che dunque da subito mi avevano indotto alla prudenza e a diffidare del passaporto vaccinale come strumento di garanzia. Alla mia esperienza personale, cioè ai racconti che ho raccolto nella mia ristretta cerchia di amici, poi si sono aggiunte le testimonianze di altri che, pur convinti di essere al sicuro dal Covid, si sono ritrovati in un letto di ospedale, talvolta in terapia intensiva. Durante incontri fra persone «immunizzate», per di più all’aperto, avevano contratto il virus e non se ne facevano una ragione. Non capivano. Invece c’è poco da capire: il vaccino lascia aperte delle porte che permettono al Covid di aggredirci. Punto.

Per questo ho passato l’estate a tenere alla larga le persone che, senza mascherina, mi volevano parlare a trenta centimetri dal naso, premettendo sempre di essere vaccinate. Per questo ogni volta, dopo essere stato costretto all’ennesima stretta di mano (chissà perché le persone ci tengono tanto e te la impongono anche al ristorante, mentre sei già seduto a tavola), mi spalmo un po’ di gel disinfettante. Per questo limito gli incontri e la vita sociale. Già, io non nego l’esistenza del Covid e non penso che l’epidemia sia un complotto demoplutogiudaico, come qualche invasato crede. Io semplicemente ritengo che il Covid non si combatta con un pezzo di carta o con un Qr code. E penso che continuare a prendersela con chi non si è vaccinato, considerandolo un untore, serva a poco se non a nulla, perché il virus continuerà a circolare anche quando avremo raggiunto un tasso di vaccinazione del 90%. Sono pessimista? No, guardo ciò che accade in Paesi che con i vaccini sono più avanti di noi. Dalla Danimarca al Portogallo, dal Belgio alla Spagna: pur con una copertura superiore alla nostra, tutti questi Paesi non hanno debellato il Covid e sia i contagi che i morti salgono.

Dunque, invece di instillare false certezze, invece di radicalizzare uno scontro fra vaccinati e non vaccinati, invece di alimentare l’odio e le discriminazioni, sarebbe ora di dire semplicemente la verità: stiamo provando a tenere sotto controllo la pandemia, ma non tutto funziona, non tutto lo abbiamo azzeccato. I posti di terapia intensiva sono gli stessi di un anno fa, i medici e gli infermieri sono meno di un anno fa, perché in centinaia, non essendo vaccinati, sono stati sospesi. Anche le scuole sono le stesse di un anno fa, perché al posto di investire soldi in sistemi di aerazione li abbiamo spesi per i banchi a rotelle. Sì, di errori ne sono stati fatti tanti e anche di balle ne sono state raccontate a bizzeffe. Così adesso ci tocca registrare le notizie di chi con doppia vaccinazione è finito in terapia intensiva, anche se Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, giurava che non sarebbe accaduto, o di chi, con terza vaccinazione, si è ammalato. Già, perché mentre si celebra l’effetto booster, c’è da raccontare la verità.

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