reddito cittadinanza
(Imagoeconomica)

La storia del Reddito di cittadinanza che il leader del M5S, Giuseppe Conte vorrebbe resuscitare, è caratterizzata non solo da ben 1,71 miliardi di euro andati a migliaia di persone che non avevano i requisiti per esserne beneficiari, secondo le cifre fornite dall’Inps.

Questo è già scandaloso anche se Conte, incalzato ogni volta sul lato oscuro del sostegno alla povertà made in 5 Stelle, ne parla sempre come di un incidente di percorso, come se la macchina a suo tempo non fosse stata abbastanza rodata in modo da scovare gli indebiti percettori. Oltre al fatto che non è stata mantenuta le promessa sull’inserimento lavorativo.

Per tre anni sono bastate le autocertificazioni: irregolare oltre l’82% delle posizioni controllate

Quasi una pecca fisiologica. Invece l’Inps rende noto che dietro questi soldi dati a pioggia anche a chi povero non era affatto, c’era proprio un sistema che lo prevedeva. Quello che ha rivelato Fabio Vitale, componente del consiglio di amministrazione dell’Inps, è eclatante. «Per tre anni si è erogato sulla base delle sole autocertificazioni, anche a detenuti e condannati. Quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti».

Cioè bastava autocertificarsi bisognoso di un sostegno economico, e i soldi arrivavano. Una manna dispensata senza verifiche capillari, senza controlli. La conseguenza è in quel 1,71 miliardi di euro andati a chicchessia, in modo indebito, gran parte dei quali, ovvero 1,463 miliardi, sono crediti ancora non riscossi (al 31 dicembre 2025) di cui 1,16 miliardi maturati nel triennio 2021-2023.

Reddito di cittadinanza, l’82% delle posizioni controllate era irregolare: migliaia di omissioni e false dichiarazioni

Le somme recuperate ammontano a 391,2 milioni, ovvero il 20,6% degli accertamenti. Il meccanismo dell’autocertificazione faceva sì che coloro che volevano accedere al beneficio, omettessero aspetti che li avrebbero privati dell’assegno. «Il dato più eclatante riguarda chi ha taciuto una detenzione o condanne che escludevano dal sussidio: sulle domande del 2019-2021, oltre l’82% delle posizioni controllate dalla Guardia di Finanza è risultato irregolare. Quando più di quattro posizioni su cinque risultano irregolari», spiega Vitale, «non siamo davanti a casi isolati, ma al risultato di una procedura costruita per pagare sulla fiducia».

Tra le e principali irregolarità rilevate, indica l’Inps, ci sono oltre 306.000 domande con lavoro dipendente non dichiarato, di cui 224.000 bloccate prima del pagamento; circa 207.000 beneficiari che hanno iniziato a lavorare senza comunicarlo; 132.000 dimissioni volontarie non dichiarate nei 12 mesi precedenti la domanda; 30.000 casi di irreperibilità nei due anni precedenti la domanda; 5.768 domande revocate per detenzioni o condanne non dichiarate; 27.000 situazioni con redditi da lavoro o indennità di disoccupazione non dichiarati nell’Isee.

Per tre anni quindi l’amministrazione ha ritenuto che non valeva la pena fare delle verifiche preventive sui requisiti perché ci si poteva fidare. Questo ha determinato che, come sottolinea il manager dell’Inps, il Reddito di cittadinanza «è stato erogato sulla base delle sole autocertificazioni, anche a detenuti e condannati». E rivela che «quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti».

L’Assegno di inclusione chiude la stagione dei controlli sulla fiducia: l’allarme sul Reddito 2.0

Con l’Assegno di inclusione, introdotto dal governo Meloni, per riparare ai guasti dell’esperienza precedente senza però eliminare il sostegno alle fasce di povertà, «la rotta è stata invertita, chiudendo la stagione delle autocertificazioni sulla fiducia», prosegue Vitale, «per questo preoccupa che oggi qualcuno torni a immaginare un Reddito 2.0».

Riproporre lo stesso schema che ha sottratto risorse pubbliche in um momento come quello attuale di aumento dei costi energetici e di conseguente ripresa dell’inflazione, sarebbe un suicidio per il bilancio pubblico.

Vitale insiste proprio su questo punto e dal suo osservatorio, quale è l’Inps, lancia l’allarme. «Le risorse pubbliche sono limitate, anche per il peso lasciato sui conti dello Stato dal Superbonus e da un Reddito di cittadinanza erogato senza controlli adeguati.

Vanno concentrate, come sta facendo il governo, sul sostegno alle famiglie e sui costi dell’energia, cresciuti per effetto del complesso contesto geopolitico».

Conte vuole ripristinare il sussidio, ma mancano le coperture: servono fino a 10 miliardi l’anno

Conte, peraltro, nel riproporre il Reddito di cittadinanza non scioglie il nodo economico che è uno dei principali aspetti della proposta, cioè le coperture.

Le prime stime del Movimento 5 Stelle indicano un fabbisogno complessivo compreso tra i 9 e i 10 miliardi di euro annui, cioè ulteriori 3-4 miliardi di euro all’anno, oltre alle risorse già destinate alle misure di sostegno esistenti.

Per chi non avesse ancora chiara la dimensione della truffa, è bene ricordare che quel 1,7 miliardi non è andato ai veri poveri ma a chi ha imbrogliato ed equivale a quanto è stato stanziato nella manovra economica ora in discussione in Parlamento, per finanziare il voucher sanità agli over 75 con reddito minimo ed è quasi la metà dell’intero aumento dei fondi destinati al Servizio sanitario nazionale.

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