Che l’Italia faccia peggio della media europea in termini di prodotto interno lordo per il 2021 e il 2022 non stupisce più di tanto. Del resto, ci sono interi settori la cui chiusura resta tuttora inspiegabile. È il caso, ad esempio, delle sale da gioco, un comparto che dà lavoro a 150.000 persone e che nel 2019, prima che iniziasse la pandemia, valeva circa l’1% del Pil e garantiva allo Stato oltre dieci miliardi di euro di gettito. Nel 2020, con la chiusura imposta di tutti gli esercizi legati al mondo dei giochi, questi numeri sono svaniti in una bolla di sapone, contribuendo a un calo del Pil per il nostro Paese senza precedenti. Le previsioni economiche d’inverno della Commissione europea, presentate ieri mattina dal commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, non lasciano spazio a dubbi. Il Pil dell’Ue dovrebbe crescere del 3,7% quest’anno e del 3,9% nel 2022. A livello globale, sempre secondo le stime di Bruxelles, il Pil dovrebbe crescere del 5,2% nel 2021 e del 3,8% nel 2022. Per il nostro Paese, invece, si viaggia su ben altri livelli. La Commissione europea, infatti, ha tagliato le stime di crescita del Pil dell’Italia per il 2021 a +3,4%, mentre migliora le previsioni del 2022 a +3,5%. Tutti numeri al di sotto della media europea e mondiale. Unica nota «positiva»: secondo le previsioni, il 2020 per il Belpaese si chiuderà con un calo del Pil dell’8,8%, meno del 9,9% stimato dagli analisti. D’altronde, l’esempio del segmento delle sale da gioco resta emblematico. Non si capisce come mai le sale da gioco debbano continuare a restare chiuse, quando, in zona gialla, è possibile andare al ristorante a pranzo o entrare in un museo, luoghi in cui la possibilità di creare assembramenti può essere ugualmente rischiosa.
Come spiega Acadi, l’Associazione concessionari di giochi pubblici, «l’attuale blocco delle attività determina, su base mensile, una perdita stimata di gettito erariale di 750 milioni di euro (che in otto mesi di chiusura del 2020 equivale a circa 6 miliardi persi, ndr) e una perdita stimata di ricavi, per tutte le aziende del comparto, di circa 600 milioni, (che l’anno scorso ha comportato un totale perso di quasi cinque miliardi, ndr), oltre al rischio di un imminente crollo dei livelli occupazionali qualora non si sia in condizione di rimettere al lavoro le persone oggi tutelate dagli ammortizzatori sociali straordinari».
La situazione, insomma, è davvero difficile. L’unica speranza è che un nuovo dpcm sblocchi la situazione a breve, visto che le misure di contenimento sono valide fino al prossimo 5 marzo. Alla fine, la situazione dei contagi in Italia è in costante diminuzione e dunque può esserci spazio per un timido ottimismo. Certo, a patto che si possa riaprire in completa sicurezza.
«Pur non essendo strettamente essenziale il prodotto o il servizio offerto, quel che è essenziale è salvaguardare migliaia di posti di lavoro e far ripartire il settore in piena sicurezza», spiega alla Verità Geronimo Cardia, presidente di Acadi. «È di fondamentale importanza la tenuta del sistema pubblico del gioco, pena la proliferazione di attività illegali su tutto il territorio nazionale. Riaprire le attività del gioco legale nelle zone gialle è possibile».
Acadi ha già in mente un protocollo di sicurezza per garantire l’operatività degli esercizi minimizzando il rischio di contagi. Per gli ambienti, l’associazione prevede norme simili a quelle previste per molti esercizi pubblici: rispetto delle distanze secondo la normativa nazionale e utilizzo obbligatorio di segnaletica apposita. La cassa, inoltre, dovrà essere circondata da barriere di plexiglass. Gli esercenti dovranno inoltre pulire ed igienizzare gli spazi comuni e tutti i dispositivi di gioco.
Ogni giocatore, inoltre, non dovrà avere nessuno vicino nel giro di quattro metri quadri. Per le sale bingo, inoltre, i tavoli dovranno permettere il distanziamento di un metro tra ogni giocatore e il numero di persone all’interno di ogni sala andrà contingentato. Acadi propone di dimezzare il numero di sedie previsto per ogni sala. In più, tutti i prodotti dovranno essere monouso e, nel caso di servizi di ristorazione, non ci potranno essere buffet.
L’associazione propone inoltre di allungare gli orari di esercizio per evitare assembramenti e garantire comunque l’afflusso di clienti. Infine, nei locali dovranno essere disponibili gel lavamani.
Per cercare di risolvere la situazione, un gruppo di donne che operano nel settore dei giochi ha organizzato un presidio permanente davanti a Montecitorio. «Auspico che il nuovo governo stabilisca un’immediata riapertura del settore del gioco pubblico, perché molte attività rischiano di fallire e di non riaprire mai più. Siamo al ventiduesimo giorno di presidio permanente davanti Montecitorio, senza sosta, per manifestare la nostra disperazione», spiega alla Verità Claudia, una delle donne in presidio.
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