- Le nuove regole Ue sulla trasparenza dei costi di gestione hanno aperto una frattura tra società di consulenza finanziaria e rete di distribuzione collegate agli istituti tradizionali. Il taglio delle spese a carico dei clienti può spingere le prime ad azzerare la filiera e rivolgersi direttamente ai risparmiatori.
- Secondo un report di Morgan Stanley, la pressione degli Etf continua a richiedere alle società di gestione del risparmio un giro di vite sui costi. E gli esborsi diretti dei risparmiatori caleranno in Europa del 9%.
L’industria del risparmio gestito è a un bivio. Con l’arrivo della Mifid2 (anche) in Italia, inizia a vedersi una nuova gara, quella tra gestori di fondi e banche. È uno tra i tanti temi rilevanti emersi durante il Salone del risparmio, l’evento giunto alla nona edizione che Assogestioni organizza ogni anno a Milano e che si è concluso oggi (giovedì 12 aprile, ndr). Il punto è che la tecnologia, in un futuro non troppo lontano, consentirà alle società di gestione del risparmio di proporre fondi direttamente alla clientela finale saltando quindi il passaggio delle reti distributive costituite da consulenti finanziari. Le banche, dal canto loro, secondo quanto emerso durante il Salone e nonostante quanto espresso specificamente dalla Mifid2, saranno dunque portate a offrire maggiormente prodotti della casa, «architetture chiuse», come le definiscono gli esperti del settore.
«L’industria del risparmio gestito italiana sta andando sicuramente verso un’architettura più chiusa e forse non tutte le case di gestioni riusciranno in futuro ad avere un ruolo», ha detto Davide Gatti, direttore commerciale di Anima durante uno dei tanti convegni che si sono tenuto ieri al MiCo. Il vantaggio di questo trend è chiaro: le commissioni dei prodotti di risparmio gestito sono destinate a calare. I prodotti finanziari, in parole povere, costeranno meno. «Noi di Mediolanum rappresentiamo il modello di quelli che non si sono mai aperti del tutto, avendo ritardato la fase di allargamento dell’offerta. Ma oggi è chiaro a tutti come offrire prodotti adeguati alle esigenze dei clienti – con riferimento ai costi – con le architetture aperte è sempre più difficile», ha aggiunto Edoardo Fontana Rava di Banca Mediolanum, una delle maggiori reti di consulenti sul mercato italiano.
Insomma, in Italia il risparmio gestito è destinato a una grande rivoluzione: se da un lato è vero che le società di gestione del risparmio vogliono prendersi anche il settore della clientela retail, dall’altro è vero pure che il numero di società che operano nel risparmio gestito è destinato ad assottigliarsi. Del resto, come emerso nella tre giorni di Assogestioni, tra i problemi del mercato italiano c’è anche una eccessiva offerta di prodotti. «Il numero dei prodotti oggi in circolazione è eccessivo. È evidente. Sono troppi. Oggi in Italia basta aprire un ufficio e cominciare a commercializzare», ha continuato Davide Gatti di Anima, cui si è aggiunto il rappresentante di un’altra grande sgr italiana, Massimo Mazzini di Eurizon capital . «La raccolta in Italia, come all’estero, è concentrato sui pochi player. È immaginabile che gli altri, in futuro, saranno costretti a unirsi per sopravvivere». «Anche sui mercati asiatici i canali distributivi stanno usando noi asset manager internazionali in maniera diversa dal passato», ha Lorenzo Alfieri, responsabile di Jp Morgan Am in Italia. «Bisognerà essere più vicini alla catena distributiva, anche in chiave di formazione professionale», ha sottolineato.
Fondi meno cari, dunque, e banche che proporranno principalmente prodotti di casa. Resta da capire se questo scenario, del tutto probabile, sarà un vantaggio o no per i risparmiatori. Di certo, non è quello che volevano gli esperti che hanno pensato alla Mifid2.
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