Quaranta miliardi di patrimonio, 300 milioni di legato e una successione che non trova mai la parola fine. Nella saga della famiglia Del Vecchio, dove i miliardi non bastano a comprare la pace e il cognome pesa, come un macigno, Leonardo Maria torna a prendere la mira.
Questa volta lo fa davanti alle telecamere di Pulp Podcast, il programma di Fedez e Davide Marra,m nella puntata dal titolo già eloquente: «Chi vuol essere miliardario?».
Il rampollo di casa Del Vecchio, 31 anni, si racconta senza troppi filtri e riporta al centro della scena le due grandi partite aperte: la successione del padre Leonardo e lo scontro con Francesco Milleri, l’uomo che oggi guida EssilorLuxottica. Un’intervista che attraversa affari, rancori familiari e vicende personali, con un filo conduttore: la convinzione che l’eredità di un grande imprenditore non possa ridursi alla gestione del patrimonio, ma debba tradursi in risultati e visione.
La visione di Leonardo Maria Del Vecchio
Proprio sulla visione Leonardo Maria non fa sconti. «Lui che perde il 50% della quotazione del titolo dovrebbe essere un attimo più teso», dice riferendosi a Milleri. Poi affonda il colpo: «L’onda lunga di mio padre è finita. Dopo non c’è stata la visione adeguata, evidentemente».
Parole che riaccendono il confronto sulla guida del colosso dell’occhialeria. Per Leonardo Maria, il problema non è il rapporto personale con il manager, ma la performance di un’azienda che porta il cognome della sua famiglia e che, proprio per questo, rappresenta qualcosa di più di una semplice partecipazione finanziaria.
«Qualsiasi persona può essere il miglior amico, il secondo padre, ma se non porta i risultati o fa meno 50%, alla fine quell’azienda porta un cognome, Del Vecchio», spiega. E aggiunge: «Io non posso stare in un’azienda e mettere la faccia quando gli stipendi vengono bloccati, si affetta il prosciutto e un manager fa meno 50%». La conclusione è altrettanto netta: «Quando faceva i risultati ero il primo sostenitore. Quando fai fare al titolo meno 50? Io me ne sono andato a casa».
È il modo in cui l’imprenditore racconta la propria uscita dai ruoli manageriali in EssilorLuxottica, rivendicando di aver anteposto i risultati alla fedeltà personale. Una lettura che restituisce la durezza dello scontro, ma che resta la sua interpretazione delle dinamiche aziendali e delle responsabilità del management.
Il nodo della holding lussemburghese Delfin
Il capitolo più delicato resta però quello di Delfin, la holding lussemburghese attraverso cui la famiglia controlla partecipazioni strategiche, a partire da quella in EssilorLuxottica. La successione di Leonardo Del Vecchio, morto nel giugno 2022, continua a condizionare gli equilibri familiari e la gestione del patrimonio. Le diverse posizioni degli eredi e le questioni giuridiche ancora aperte hanno contribuito a prolungare una vicenda che, a distanza di anni, resta tutt’altro che risolta.
Leonardo Maria non nasconde la propria insofferenza. «Un’eredità da 40 miliardi è bloccata per un legato di 300 milioni», denuncia, facendo riferimento al legato destinato a Francesco Milleri e ad alcune questioni relative alle abitazioni della madre.
La sproporzione fra le cifre è il cuore della sua contestazione: da una parte un patrimonio enorme, costruito in decenni di lavoro e di espansione internazionale; dall’altra una serie di questioni che, nella sua ricostruzione, impedirebbero di arrivare a una definizione della successione.
Il rapporti di Leonardo Maria Del Vecchio con il padre
Naturalmente, dietro la sintesi delle sue parole restano una vicenda legale complessa e le posizioni degli altri eredi, che non possono essere ridotte alla sola lettura del giovane imprenditore.
Ma il messaggio è inequivocabile: per Leonardo Maria, il tempo delle attese si è allungato troppo. E la mancata soluzione della successione non rappresenta soltanto un problema patrimoniale, ma anche una questione di rispetto nei confronti del padre e delle sue volontà.
Anche il tentativo di assumere un ruolo più incisivo in Delfin viene spiegato in questa chiave. «Non era per pagare Francesco, era per rispettare le volontà e chiudere una successione che dura da fin troppo per un uomo che ci ha dato tutto, non l’amore, ma la possibilità di fare o per lo meno di non distruggere».
Parole nelle quali affiora un rapporto con il padre tutt’altro che semplice. Leonardo Maria riconosce il valore delle opportunità ricevute, ma non nasconde ciò che, dal suo punto di vista, è mancato sul piano affettivo. Un’ammissione che aggiunge una dimensione personale alla battaglia sull’eredità: non soltanto una disputa su quote, dividendi e controllo, ma anche il tentativo di fare i conti con il lascito di una figura ingombrante.
La battaglia resta aperta. Da una parte c’è EssilorLuxottica, con le contestazioni di Leonardo Maria al Milleri; dall’altra Delfin, con una successione che non si chiude. In mezzo, il lascito di Leonardo Del Vecchio, a ricordare che la visione non si eredita.
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