- Ogni contribuente paga in media 59 euro di imposte al giorno, cioè 21.707 euro all’anno. Rispetto agli altri Paesi dell’Unione europea, gli italiani versano al fisco 552 euro a testa in più. Radiografia di un sistema che il nuovo governo potrebbe inasprire.
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Lo speciale contiene quattro articoli
Ma quanto paghiamo di tasse? Troppo, questo è evidente. Troppo sugli immobili (con una patrimoniale sul mattone da quasi 22 miliardi l’anno che ne ha schiantato il valore, oltre a prosciugare la liquidità degli italiani, come non si stanca di denunciare Confedilizia); troppo sulle imprese, con un total tax rate che mette le nostre aziende fuori competizione; troppo sui singoli, sui lavoratori e sulle famiglie. Un raro e positivo passo in avanti si era registrato l’anno scorso con l’esperimento voluto dalla Lega di una flat tax al 15% per le partite Iva, le piccole imprese e i professionisti (fino a 65.000 euro di fatturato), che dal 2020 avrebbe dovuto essere esteso fino ai 100.000 euro. Ma con il nuovo governo giallorosso si moltiplicano le voci secondo cui questo secondo passaggio sarebbe fortemente in discussione.
Partiamo tuttavia da un dato certo, per poi affidarci a due elaborazioni. Il dato certo viene dal Def della scorsa primavera: secondo quella fotografia, scattata dal precedente governo, la pressione fiscale passerà dal 42% del 2019 al 42,7% del biennio 2020-2021 per raggiungere il 42,5% nel 2022. Vedremo presto nella Nota di aggiornamento al Def, primo atto di politica economica del nuovo governo, se e come queste previsioni saranno ritoccate. Occorrerà aspettare ancora quattro giorni, fino a venerdì di questa settimana.
Intanto, il Centro studi di Unimpresa, a partire dalle cifre del Def di primavera, ha scorporato e elaborato i dati. Se le tendenze fossero confermate, nel 2022 lo Stato incasserebbe 890 miliardi (a tanto corrisponderebbe il 42,5% del Pil), mentre le uscite supererebbero il limite dei 900 miliardi. Se li dividessimo per ognuno dei 41 milioni di contribuenti, quegli 890 miliardi farebbero in media 21.707 euro di tasse a testa l’anno: 59 euro al giorno, 2,5 per ogni ora che passa.
Sempre Unimpresa ha scomposto e classificato la massa delle entrate. Il totale delle entrate tributarie si attesterà a quota 506,8 miliardi a fine 2019; di questi, 248,6 miliardi sono le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, Imu), 257,2 miliardi le indirette (Iva, accise, registro) e 967 milioni le altre in conto capitale. Si tratta di una voce del bilancio pubblico che salirà a 535,2 miliardi nel 2020 (rispettivamente 250,1 miliardi, 284,1 miliardi e 972 milioni), a 550,3 miliardi nel 2021 (rispettivamente 255,1 miliardi, 294,2 miliardi e 979 milioni), a 559,93 miliardi nel 2022 (rispettivamente 259,2 miliardi, 299,1 miliardi e 985 milioni).
Complessivamente – spiega ancora Unimpresa – considerando la variazione di ciascun anno del quadriennio in esame rispetto al 2018, l’aumento delle entrate tributarie nelle casse dello Stato sarà pari a 55,3 miliardi (+10,98%): le imposte dirette cresceranno di 10,4 miliardi (+4,18%), le indirette di 45,4 miliardi (17,92%) e le altre si ridurranno di 493 milioni (-33,36%).
Il report di Unimpresa mostra che cresceranno anche le entrate relative ai contributi sociali (previdenza e assistenza): dai 234,9 miliardi del 2018 si passerà ai 250,5 miliardi del 2019, ai 244,1 miliardi del 2020, ai 248,3 miliardi del 2021, ai 253,6 miliardi del 2022. L’incremento complessivo di questa voce, che ha effetti sul costo del lavoro per le imprese, sarà pari a 18,6 miliardi (+7,95%). In salita, poi, anche le altre entrate correnti per 2,1 miliardi (+2,92%). Ne consegue che il totale delle entrate dello Stato aumenterà di 76,2 miliardi (+9,37%) rispetto al 2018 nei prossimi 4 anni: dagli 834,4 miliardi del 2019 si passerà agli 856,6 miliardi del 2020, agli 875,4 miliardi del 2021 e agli 890,1 miliardi del 2022.
Anche la Cgia di Mestre ha realizzato un approfondimento, in questo caso comparando la situazione italiana con quella di altri Paesi europei. Con risultati impressionanti (in negativo) sia nel confronto tra l’Italia e la media degli altri Paesi Ue, sia tra l’Italia e quasi ogni altra singola nazione. Secondo la Cgia, nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di tasse in più rispetto all’ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell’Ue. Un differenziale che vale circa 2 punti di Pil, letteralmente mangiati dallo Stato. Se invece – prosegue la Cgia – consideriamo il dato pro capite, viene fuori che i contribuenti italiani hanno versato al fisco circa 552 euro a testa in più rispetto alla media dei cittadini Ue.
Secondo la valutazione degli artigiani di Mestre, peggio di noi starebbero solo i contribuenti di Francia, Belgio, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia, in termini di tasse versate.
Rispetto a tutti gli altri, sono gli italiani i più tartassati. Qualche esempio tratto dall’elaborazione della Cgia? Se avessimo la pressione fiscale tedesca, pagheremmo 24,6 miliardi di tasse in meno (407 euro a testa); se avessimo quella olandese, 56,2 (930 euro pro capite); se avessimo quella britannica 114,2 (1.888 euro pro capite); se avessimo quella spagnola 119,5 (1.975 euro pro capite). E se non è un’emergenza questa…
Daniele Capezzone
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