Gioco legale chiuso per 9 mesi ma lo Stato batte cassa

La lettera al nostro giornale firmata da Geronimo Cardia, presidente Acadi (Associazione concessionari dei giochi pubblici): «Chiediamo di non essere lasciati soli nella stanza buia, insonorizzata e chiusa, riservata a chi i soldi invece continuano a essere chiesti».

Il mondo combatte il virus, l’Italia approva i Sostegni come i Ristori neanche lontanamente compensativi delle perdite, l’Italia si avvicina alla Pasqua in rosso con la Sardegna che ha da tempo lasciato il bianco. E prosegue, alle solite diverse velocità, la marcia planetaria vaccinale per i 7,5 miliardi di abitanti, croce (per il timore, fondato o no, di conseguenze collaterali) e delizia (per la speranza data da un’ancora flebile luce in fondo al tunnel). In questo contesto, non trova più le forze il comparto del gioco pubblico italiano, piegato da nove mesi di chiusura su 12, preoccupato per l’imminenza delle scadenze dei versamenti di imposte sul gioco, inspiegabilmente non rinviate, stremato dai tentativi di farsi sentire da politica e governo.

Eppure il gioco pubblico a regime per l’economia del Paese rappresenta: l’1% del Pil, 14 miliardi di valore aggiunto, 2 miliardi di consumo indotto, 11 miliardi di gettito erariale diretto, 5 miliardi di effetti economici indiretti, 150.000 occupati diretti e indiretti, oltre 300 concessionari, 70/80.000 punti sui territori di cui 10.000 specializzati, 3.200 di gestione.

Per l’ordine pubblico rappresenta un formidabile strumento di legalità, grazie alla presenza capillare e alla responsabilizzazione affidatagli dal legislatore negli anni. La guerra all’illegale che lo vede protagonista attivo al servizio dello Stato è ben descritta dalle Autorità investigative e vigilanti: il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Cafiero De Raho, relativamente ai ricavi da gioco, ha indicato che «il volume dell’illegale è valutato intorno ai 20 miliardi annui»; l’allora capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha dichiarato già ad aprile 2020 che «la chiusura delle sale giochi e l’interruzione delle scommesse e dei giochi gestiti dai monopoli di Stato potrebbero aumentare il ricorso al gioco d’azzardo illegale online»; il direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, Marcello Minenna, ha ricordato che «il gioco illegale, secondo stime, per volume è paragonabile al gioco legale» e l’emergenza Covid ha già accelerato la ripresa dell’offerta illegale; il Copregi, Comitato per la prevenzione e la repressione del gioco illegale, ha rilevato da ultimo in 50 capoluoghi 250 sale illegali e comminato sanzioni per oltre 1 milione di euro; il direttore dell’Uif della Banca d’Italia, Claudio Clemente, in commissione Antimafia ha denunziato il calo vertiginoso delle segnalazioni delle operazioni sospette. Per la tutela della salute e del risparmio del consumatore rappresenta, altresì, garanzia di messa a terra di prodotti di Stato, misurati e controllati per soddisfare una domanda di gioco che comunque esiste.

Tutto questo con le chiusure viene meno. L’estenuante permanere delle chiusure compromette altresì l’agognata ripartenza. Il comparto è invece pronto da tempo a riaprire in massima sicurezza: ha i requisiti strutturali per farlo, è dotato di tutti i protocolli di sicurezza, adottati e condivisi con i sindacati, portati all’attenzione delle autorità scientifiche.

In questi mesi ci sono state diverse manifestazioni in più piazze d’Italia e oggi tocca alle lavoratrici che saranno a Roma davanti a Montecitorio domani. Oggi è anche la data della scadenza del versamento di imposte sul gioco ancora dovute per periodi pregressi che le filiere dei territori non sono in grado di recuperare trovandosi negli stessi se non peggiori guai dei commercianti e che il sistema concessorio non può anticipare. Nel decreto Sostegni non ha trovato posto neanche il mero differimento del pagamento di dette imposte. Il premier, Mario Draghi, ha dichiarato che «questo è un anno in cui non si chiedono soldi, si danno soldi»: ebbene l’appello che il comparto si permette di rivolgere a governo e politica è di non essere lasciato solo nella stanza buia, insonorizzata e chiusa, riservata a chi i soldi invece continuano a essere chiesti. Chiede solo di ricevere la considerazione che un esercito di incaricati di pubblico servizio merita.

Geronimo Cardia

Presidente di Acadi

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