Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo l’ intensa giornata parlamentare di mercoledì, ha portato ieri al tavolo europeo la richiesta di una sospensione del sistema Ets, la tassa sulle emissioni di CO2 delle attività economiche. Difficile però che su questo i Paesi del Nord, Germania in testa, acconsentano. Al di là di qualche ritocco estetico, già deciso, non si dovrebbe andare.
A breve, però, dovrebbe sbloccarsi il famigerato articolo 6 comma 3 del decreto Bollette (Dl n. 21/2026) sui prezzi elettrici, dopo che da Bruxelles sono arrivati segnali positivi. Lo ha confermato anche il premier Meloni in Parlamento alla viglia del Consiglio europeo: «Il confronto tecnico (con la Commissione, ndr) è stato intenso e costruttivo e ci sta portando verso una soluzione compatibile con le regole europee, che ci consentirebbe di rendere operativa la nostra misura, riducendo il peso del costo della generazione a gas sul prezzo complessivo dell’elettricità».
Si pensa di istituire un prezzo massimo del gas valido per i produttori termoelettrici. Nel caso in cui il prezzo del gas sul mercato fosse superiore al tetto, scatterebbe il meccanismo e ai produttori termoelettrici verrebbe restituita la differenza di costo sostenuto.
Prezzo del gas tra 65 e 70 euro, così il governo vuole tagliare l’elettricità
Il tetto al prezzo del gas potrebbe aggirarsi tra i 65 e i 70 euro al megawattora e avrebbe l’effetto di stabilire un prezzo elettrico indicativo massimo. Con un rapido calcolo, ipotizzando il costo dell’Ets a 80 euro/tonnellata, ne risulterebbe un prezzo spot dell’elettricità attorno a 170 euro/MWh.
Numero non basso ma certo migliore dei 207 euro/MWh medio di settembre e dei 214 euro/MWh medio di ottobre (sinora).
La restituzione sarebbe a carico di tutti i clienti elettrici con una nuova componente in bolletta, che andrebbe ad aggiungersi alle altre voci, come oneri vari e imposte.
L’idea del governo è che il risultato netto sia un risparmio per i consumatori, poiché il prezzo dell’energia elettrica si abbasserebbe più di quanto peserebbe la nuova componente in bolletta.
La cifra di 70 euro/MWh sarebbe sufficientemente bassa da permettere un’attivazione immediata del tetto (oggi il prezzo per novembre è a 85 €/MWh) e non così alta da essere solo di facciata.
Nel breve termine funzionerebbe, mentre sarebbe invece ininfluente dopo l’inverno, quando tendenzialmente i prezzi saranno più bassi (oggi l’estate 2027 è quotata 64 €/MWh al Ttf). Il provvedimento avrà comunque una validità limitata nel tempo.
Il rischio per chi ha tariffe fisse: la nuova componente può pesare in bolletta
Vi sono diversi punti critici in questo meccanismo. Il primo è che il tetto va a vantaggio di chi ha comprato a prezzo variabile indicizzato al prezzo spot (Pun), e invece sarà un costo per chi ha un prezzo fisso e si vedrà addebitare la componente aggiuntiva.
Il secondo è che, fissato per decreto il costo marginale dell’energia prodotta con il gas, non è detto che questo porti automaticamente a ritrovare quel prezzo sul mercato all’ingrosso. Tanto è vero che lo stesso decreto Bollette prevede che l’Autorità di settore, l’Arera, verifichi «che i rimborsi […] siano pienamente trasferiti nelle offerte di vendita riferite agli impianti termoelettrici interessati dai medesimi rimborsi».
Questo si traduce in un obbligo per i produttori termoelettrici di offrire a costo marginale, pena restituzione del rimborso e sanzioni. Davvero difficile da far rispettare, poiché l’Arera, ad esempio, dovrebbe conoscere in dettaglio l’assetto produttivo di ogni impianto che concorre a formare i prezzi.
Prezzi più bassi e rischio export, i nodi del decreto Bollette
Ma c’è anche altro. Un prezzo più basso del mercato in Italia in Zona Nord favorirebbe l’esportazione, e si avrebbe il paradosso di un sussidio che alimenta l’export verso altri Paesi anziché alleviare le bollette.
Come sarà evitata questa conseguenza ancora non si sa. Infine, a settembre le centrali a gas hanno fissato il prezzo nel 28% circa delle ore (un altro 28% è stato fissato dalle zone estere contigue, 25% da idroelettrico, 7% rinnovabili, per il resto altre tecnologie), dunque in realtà il vantaggio del tetto non sarebbe così straordinario.
È vero però che il prezzo fissato per decreto potrebbe costituire un riferimento anche per gli impianti che utilizzano altre tecnologie.
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