È partita la prima opera finanziata con il Pnrr e ci sono già i contestatori
  • Iniziato l’iter per la ferrovia di Trento per cui sono stati stanziati 960 milioni. Il viceministro Teresa Bellanova nicchia sulle proteste
  • Dopo averlo annunciato sul Web, gli antagonisti antitreno attaccano il cantiere della Torino-Lione. Ferito un carabiniere

Lo speciale contiene due articoli

L’opera è una, ma le notizie sono quattro. Stiamo parlando della circonvallazione ferroviaria di Trento: progetto che include la variante della linea storica Verona-Brennero, nel tratto che attraversa la città, oltre alla realizzazione della nuova stazione Trento Nord della linea Trento Malè.

Va ricordato, in premessa, che per il corridoio del Brennero transita una quantità enorme di merci (circa il 40% delle merci che attraversano le Alpi). Dunque, la nuova opera ha lo scopo di spostare il relativo trasporto dalla gomma alla rotaia, per quanto possibile: obiettivo assai desiderabile sia per ovvie esigenze logistiche sia anche per ragioni che dovrebbero esser teoricamente care agli ambientalisti.

Dunque, quali sono le quattro notizie? La prima è che l’opera inizia il suo iter. La seconda è che si tratta di una realizzazione inclusa nel Pnrr, per un valore di 960 milioni di euro. La terza è che già sono mobilitati quelli che potremmo definire i «no Tav», i contrari all’opera. La quarta è che si è appena aperto il relativo «dibattito pubblico».

Di che si tratta? È una procedura inaugurata in Francia (1995, legge Barnier, débat public), e successivamente importata anche da noi. Dapprima attraverso forme varie di confronto pubblico: in ordine sparso, consultazioni di questo tipo sono state realizzate a Genova dal 2009 per la progettazione della Gronda, e poi via via per l’ampliamento del Porto di Livorno, del Passante autostradale di Bologna, del progetto di riapertura dei Navigli di Milano, e in diverse altre occasioni. Successivamente, il dibattito pubblico è stato formalizzato e dotato di una precisa cornice giuridica nel 2016 con il nuovo Codice dei contratti pubblici, dopo circa vent’anni di sperimentazioni su come gestire e mediare conflitti territoriali. Risultato: il dibattito pubblico è ora obbligatorio per tutte le opere sopra una certa soglia che siano ancora ad uno stadio preliminare della progettazione.

E allora che si fa? Viene prevista una serie di incontri, discussioni, raccolta di proposte e obiezioni (da parte di cittadini, associazioni, istituzioni) nel tentativo di conciliare l’utilità economica e logistica di una certa opera con le eventuali opposizioni sui relativi territori. A gestire tutto è una figura terza (il «coordinatore», per lo più indicato dai ministri competenti o selezionata dal proponente dell’opera) che, alla fine del dibattito pubblico, deve presentare una relazione sulla base della quale il proponente dell’opera ha due mesi di tempo per presentare un proprio dossier conclusivo per confermare la volontà di procedere o no, spiegando le modifiche apportate e le ragioni che lo hanno condotto a non accogliere altre proposte.

Nel caso della circonvallazione ferroviaria di Trento, sulla base delle norme del decreto-legge del maggio scorso sulla governance del Pnrr, il dibattito avverrà in forma accelerata e semplificata (45 giorni: si chiuderà il 3 febbraio). Ci saranno incontri fisici, più la possibilità di usare il sito Internet del progetto e di depositare osservazioni e proposte.

In questo caso, il coordinatore è Andrea Pillon. Collegata in videoconferenza con l’evento di apertura, la viceministra delle Infrastrutture Teresa Bellanova si è espressa così: «Abbiamo una responsabilità in più perché seguiamo un percorso che accadrà poi con altre opere strategiche. È fondamentale avere un coinvolgimento attivo da parte delle persone che abitano i territori ed è nostra responsabilità informare e sensibilizzare. Non è un ascolto formale ma un percorso sostanziale che ci vincola e ci impegna». La Bellanova non si è nascosta il fatto che obiezioni e contestazioni siano già sul tavolo, ma ha cercato di rispondere evocando gli effetti occupazionali del progetto: «È evidente – ha detto – che anche nel corso del dibattito pubblico bisognerà essere capaci di guardare all’opera e al più complessivo progetto di cui fa parte per coglierne compiutamente la rilevanza, non ultime ovviamente, anzi prioritarie, le ricadute occupazionali attese, che indicano un fabbisogno occupazionale per oltre 12.000 unità lavorative annue».

Sulla stessa linea, presentando il progetto come un’occasione unica per il territorio, il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il sindaco Franco Ianeselli. Attenzione, però: le contestazioni non mancano, dal percorso alla bonifica di alcune aree, passando per la necessità di un certo numero di espropri. E senza trascurare chi è ideologicamente contrario all’opera in sé.

Ora, in questo caso l’utilità dell’opera appare evidente. Ma è sufficiente moltiplicare questa procedura per l’enorme messe di opere ricomprese nel Pnrr in tutta Italia, e, a quel punto, non serve un indovino per immaginare – da parte di associazioni genuinamente sorte sui territori, o da parte di soggetti politicizzati, o da parte delle stesse istituzioni locali – un notevole fuoco di sbarramento. Un ostacolo da non sottovalutare, insomma. Basteranno le procedure veloci e alleggerite fissate dai decreti sulla governance del Pnrr? Lo capiremo nei prossimi mesi.

Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…