C’è chi vede l’euro digitale come il passaporto dell’Europa verso il futuro. E chi, invece, lo osserva come si guarda un ponte ancora in costruzione: con molta curiosità e ancora più diffidenza. Tra questi ultimi c’è Jamie Dimon, presidente e amministratore delegato di JPMorgan, probabilmente il banchiere più ascoltato del Pianeta.
In una intervista rilasciata a Il Sole 24ore esprime le sue perplessità su un tema specifico: la Bce è pronta a gestire un sistema di pagamenti digitale di dimensioni continentali? «Buona fortuna» è la sua risposta. JPMorgan lavora ogni giorno con la Federal Reserve su sistemi di pagamento che funzionano ventiquattr’ore su ventiquattro sette giorni su sette e movimentano tra i due e i tre mila miliardi di dollari quotidianamente in formato digitale.
Una macchina che richiede tecnologia, sicurezza informatica, continuità operativa e una capacità di intervento praticamente istantanea. La domanda, lasciata volutamente in sospeso, è quasi una provocazione: Francoforte saprà fare lo stesso? Per Dimon il punto è soprattutto uno. La banca centrale nasce per governare la politica monetaria, vigilare sulla stabilità finanziaria e garantire il valore della moneta.
Ben diverso è gestire milioni di clienti, transazioni quotidiane, assistenza tecnica, sicurezza informatica e tutti quei servizi che oggi rappresentano il mestiere delle banche commerciali. Costruire una moneta digitale senza tenere conto di questo ecosistema significherebbe spostare sulla banca centrale responsabilità che oggi sono distribuite tra gli intermediari privati. Non è l’unico timore.
Se cittadini e imprese potessero detenere direttamente ingenti quantità di euro digitale presso la Bce, una parte dei depositi lascerebbe inevitabilmente le banche commerciali. Quindi meno credito per famiglie e imprese. È una preoccupazione che accomuna gran parte del sistema bancario europeo e che spiega perché Francoforte stia già pensando a un limite di circa 3.000 euro per ciascun portafoglio digitale.
Mentre Wall Street frena, però, Francoforte non perde tempo. Anzi, accelera. La Bce ha appena scelto i 36 istituti e fornitori di servizi di pagamento che parteciperanno al progetto pilota destinato a testare il futuro euro digitale.
Tra loro figurano otto operatori italiani: Isybank del gruppo Intesa Sanpaolo, UniCredit, Poste Italiane, Nexi, Banca Monte dei Paschi di Siena, Numia e Banca Sella. Nell’elenco compare anche Satispay Europe, con sede in Lussemburgo ma parte integrante dell’ecosistema costruito dal gruppo italiano. L’esperimento scatterà nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. Saranno coinvolti circa 10.000 partecipanti selezionati all’interno dell’Eurosistema insieme a commercianti, piattaforme di e-commerce, bar, ristoranti e negozi.
Sarà una prova generale in piena regola: pagamenti tra persone, acquisti nei negozi fisici, transazioni online e perfino operazioni offline attraverso smartphone e computer. L’obiettivo, spiega la Bce, è verificare il funzionamento tecnico della piattaforma, mettere sotto stress i processi operativi e perfezionare l’esperienza degli utenti prima del debutto ufficiale previsto nel 2029. Il mercato, almeno sulla carta, ha risposto con entusiasmo.
Tra i protagonisti della sperimentazione c’è anche Isybank. «La conferma da parte della Bce della partecipazione di Isybank al progetto pilota dell’euro digitale si inserisce nel percorso di innovazione e digitalizzazione del Gruppo Intesa Sanpaolo», afferma l’amministratore delegato Antonio Valitutti.
Il cantiere resta pieno di lavori in corso. Oltre alla stabilità del sistema bancario, resta aperto il capitolo della privacy. Una parte dell’opinione pubblica teme infatti che una moneta emessa direttamente dalla banca centrale possa trasformarsi in uno strumento di controllo sulle transazioni. La Bce promette crittografia avanzata e particolari garanzie. Insomma, il motore europeo è stato acceso e il convoglio ha lasciato la stazione.
Resta da capire se arriverà puntuale a destinazione o se lungo il percorso dovrà affrontare qualche scambio imprevisto. Jamie Dimon osserva dal marciapiede con le braccia conserte e un sopracciglio alzato. A Francoforte, invece, hanno già fischiato la partenza. Entro il 2029 si capirà chi aveva letto meglio la mappa.
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