Le Casse previdenziali in partita su terzo polo bancario e rete unica
Un emendamento per muovere 100 miliardi di risorse. Alberto Oliveti: «Interesse per le Tlc».

Dal risiko bancario alla rete Tlc, cresce il potenziale ruolo di investitore istituzionale delle Casse di previdenza. Secondo l’ultimo rapporto Covip, le Casse dei professionisti nel 2021 hanno risorse accumulate che raggiungono i 107,9 miliardi. Il 55,4% dell’attivo complessivo è detenuto dall’Enpam (medici) con 27,673 miliardi, dalla Cassa forense (avvocati) con 18,006 miliardi e da Inarcassa (ingegneri e architetti) con 14,099. In un’intervista al Messaggero dello scorso 18 dicembre, il presidente dell’Enpam (l’ente di medici e dentisti), e da sette anni numero uno di Adepp, l’Associazione degli istituti previdenziali, Alberto Oliveti, ha lasciato intendere che un nuovo fronte che si potrebbe aprire riguarda la rete nazionale di Tlc, che il governo vuole costruire per assicurare la fibra ottica a tutto il Paese. «La rete è fondamentale, si pensi alla telemedicina. Nessuno finora ci ha chiesto di entrare nella rete di Tlc di cui si legge sui giornali. Se ci arrivasse una proposta, la valuteremmo con interesse», ha detto Oliveti al quotidiano romano.

Le casse di previdenza sarebbero, inoltre, chiamate a riequilibrare il peso gli investitori stranieri nel capitale delle banche. Come nel caso del Banco Bpm dove a bilanciare i francesi del Crédit agricole saranno casse e fondazioni che sono azioniste e titolari attraverso un patto di consultazione di una quota complessiva di circa il 10%. Un blocco di soci italiani cui si è aggiunta recente anche l’Enasarco, l’Ente nazionale di assistenza per gli agenti e i rappresenti del commercio, che – come ha rivelato La Verità lo scorso 1° dicembre – ha deliberato l’acquisto fino al 2% del Banco milanese. Fondazioni e Casse sono anche azioniste del Monte dei Paschi: Cariplo, Compagnia Sanpaolo, Crt, CariCuneo. CrFirenze, Lucca, Pistoia e Pescia e Fondazione Mps che arrivano a detenere tutte insieme circa il 3%. Con partecipazioni più piccole ci sono le casse di previdenza come Enpam e Enarcassa che hanno in mano circa l’1,2% a fronte della trentina di milioni versati. Il nuovo cda della banca, espressione anche dei nuovi pesi nel parterre azionario, sarà nominato nella primavera 2023. Proprio come quello del Banco Bpm. In questo senso sono dunque rilevanti le parole dette da Oliveti al Messaggero: «Il nostro ruolo istituzionale è fare gli interessi dei professionisti che ci hanno affidato i loro contributi per pagare poi le loro pensioni. Per realizzare l’obiettivo non tralasciamo nessuna opzione, neanche quella di entrare nella governance delle partecipate: se si presentasse l’occasione e lo ritenessimo opportuno, non ci tireremmo indietro», ha detto nell’intervista il presidente di Enpam e Adepp.

Intanto, tra gli emendamenti alla legge di bilancio spunta anche il bonus per favorire l’aggregazione delle fondazioni bancarie più piccole. Il governo ha previsto un credito d’imposta pari al 75% delle erogazioni previste nei progetti di fusione. L’obiettivo è sostenere le fondazioni che tra il 2017 e il 2021 hanno ridotto le erogazioni deliberate di almeno il 30% rispetto ai cinque anni precedenti. Spetterà all’Acri trasmettere all’Agenzia delle entrate l’elenco delle fondazioni incorporanti che riceveranno il bonus in base all’ordine cronologico. Il governo interviene anche dettando i tempi con un regolamento sugli investimenti che fissi dei paletti, ma che lasci autonomia alle casse previdenziali che potranno così meglio indirizzare le proprie risorse a sostegno della crescita del Paese. Entro fine giugno i ministeri dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti e del Lavoro guidato da Marina Calderone, sentita la Covip, stileranno delle linee guida sulle quali, entro sei mesi, le casse dovranno modellare i propri regolamenti di investimento.

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