La pm Ida Teresi sulle utilitarie esentate dal bollo: «Le usano i ricchi trafficanti e i mafiosi»
Ida Teresi (Imagoeconomica)

La cancellazione del bollo auto sarà definitiva. La conferma di quella che dopo il Consiglio dei ministri di mercoledì era solo una indiscrezione, è venuta ieri dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

«Non vale solo per il 2027. La misura è pensata per essere strutturale, quindi definitiva». È un risparmio annuo che secondo le stime di Altroconsumo varia tra 113,52 e 141,90 euro. Quanto alla copertura (il gettito della tassa di possesso è di competenza delle Regioni), per il 2027 è garantita dai fondi del Pnrr mentre per gli anni a venire saranno le diverse manovre di bilancio a indicare una posta ad hoc per il provvedimento.

Il post di Ida Teresi dopo la cancellazione del bollo auto

L’annuncio della premier ha avuto l’effetto di una bomba sganciata sul campo largo paragonabile forse al blitz di Berlusconi nel 2006, quando in un confronto elettorale con Romano Prodi, calò a sorpresa l’asso dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa.

Ora come allora ci sono state reazioni scomposte a sinistra a cui si è aggiunto, riscaldando la giornata, un post del magistrato Ida Teresi, componente del direttivo Anm che, per la coincidenza temporale, ha provocato più di una polemica.

Teresi, sostituto procuratore antimafia e antiterrorismo, ha pubblicati su Facebook un commento sulle auto utilizzate dagli esponenti della criminalità organizzata. «Le auto piccole sono tipicamente utilizzate da ricchi narcotrafficanti e ricchi mafiosi… e quasi sempre sono le uniche formalmente intestate. Quelle grosse, chiaramente, a prestanomi».

Considerazioni che arrivando con coincidenza temporale alla decisione del governo di eliminare il bollo auto, sono state lette come una frecciata al provvedimento.

Una interpretazione che il magistrato ha respinto, precisando successivamente che «si trattava invece di una riflessione più ampia sulle abitudini di narcotrafficanti ed esponenti della criminalità organizzata». «Il post che avevo pubblicato stamattina non era riferito in alcun modo alla decisione adottata dal governo». Il magistrato ha riconosciuto che «il contesto temporale e la sinteticità della comunicazione social possono aver ingenerato equivoci».

E ora la sinistra si è svegliata sul bollo auto

Tornando ai commenti dalla sinistra allo stop al bollo auto, il più scontato è che si tratta di una manovra elettorale, come se la maggioranza, sul finale della legislatura, dovesse mettersi sull’Aventino e smettere di governare. Ma soprattutto c’è la gara a rivendicare la primogenitura dell’abolizione della tassa.

«Per la legge di bilancio 2018 avevamo trovato 7 miliardi per togliere del tutto il bollo», tuona sui social Matteo Renzi e ricorda di aver ricevuto in cambio dure critiche dall’attuale premier: «Mi dava del venditore di pentole».

A stretto giro, arriva la replica di Meloni che lascia un commento sul profilo dello stesso Renzi: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Il leader di Iv, a sua volta ribatte, ricordando le misure prese quando era a Palazzo Chigi a cominciare dagli 80 euro. Ma allora quelle non erano operazioni elettorali?

Anche i 5 Stelle rivendicano la paternità dell’abolizione del bollo auto. Pasquale Tridico, eurodeputato del Movimento, tira fuori un video del 2025 in cui la premier scherniva la proposta della sospensione dicendo che erano le promesse elettorali di Cetto La Qualunque. Chiara Appendino, sempre 5 stelle, parla di «mossa disperata della premier per coprire tasse e fallimenti».

Le risposte del governo

Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani (Pd), invece, tira fuori il tema della «incostituzionalità» dell’uso del fondi del Pnrr per la copertura del mancato gettito per le Regioni. «È un decreto tarpa-sanità. Si afferma che dall’Europa prendo qualcosa che doveva servire per gli investimenti, per dare copertura a una parte totalmente diversa, la parte corrente con cui si finanzia la sanità. È evidente l’incostituzionalità».

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, invece rassicura: «La presidente Meloni e il ministro Giorgetti hanno detto che il fondo verrà rimpinguato fino all’ultimo euro. Quindi non ci sarà nessuna conseguenza per le regioni».

Agli attacchi risponde il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami: «Se il governo non avesse fatto nulla avrebbero detto, come già iniziavano a fare, che non facevamo nulla. Se facciamo qualcosa dicono che è una misura elettorale». Poi indica il vero nodo della situazione: capire dalla sinistra, «se prende l’impegno di confermare la abolizione della tassa. Perché in questo caso, vuol dire che reputa che è una misura giusta e mi aspetto che la voti in Parlamento. Se non prende l’impegno, significa che, nell’ipotesi improbabile di vittoria elettorale, la reintrodurrebbe».

Quindi a questo punto è in Parlamento che emergeranno le intenzioni dell’opposizione e il bollo auto (se recuperarlo o meno) potrebbe entrare nel loro programma elettorale.

Intanto il ministero dei Trasporti ha stimato che sono 24.608.867 le persone con almeno un veicolo sotto gli 80 kW e Mattarella ha emanato il decreto con lo stop al bollo e il taglio delle accise.

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