Altri 4 miliardi di tasse sulla benzina. Ma il Milleproroghe regala mancette
  • L’ipotesi è inserire le norme in legge di bilancio blindando il testo. Caccia alle coperture: in arrivo nuove accise sui carburanti con il trucco di farle partire dal 2021. Slitta la riforma delle intercettazioni. All’insaputa del Pd.
  • Scambio di lettere fra i presidenti di Camera e Senato: «Preoccupati per i tempi stretti: impediscono al Parlamento di interpretare la centralità riconosciuta dalla Carta».

Lo speciale contiene due articoli.

La Lega ha pronto il ricorso alla Consulta contro l’iter irrituale della manovra. Più o meno quanto aveva fatto lo scorso anno il Pd. Con una differenza non da poco. Nel 2018 l’interpello ha dato esito negativo, perché i giudici hanno assolto i gialloblù e puntato il dito sull’Ue. A creare ritardo sono state le trattative con Bruxelles e le conseguenti modifiche al testo della manovra. Ecco, quest’anno Bruxelles non è intervenuta e dunque il ricorso rischia di avere un esito ben diverso. I giudici potrebbero riconoscere le colpe politiche dei giallorossi. Si sono infilati da soli in un cul de sac da cui non sanno uscire. Tant’è che hanno deciso di mandare avanti il testo con due sole letture. Una situazione che ha solo tre precedenti. Il primo nel 2010.

A causa della crisi scoppiata nella maggioranza di Silvio Berlusconi per lo strappo di Gianfranco Fini, che a dicembre presentò una mozione di sfiducia contro l’esecutivo, si decise di accelerare l’esame della manovra per evitare l’esercizio provvisorio. La seconda volta nel 2011 e il ritardo fu dovuto all’insediamento del governo Monti. Il terzo precedente fu del 2016 anche in questo caso di fronte a un governo in crisi. Nessuna delle tre situazioni ha portato bene. Se aggiungiamo che il primo governo a mettere la fiducia sulla legge di bilancio è stato il Prodi nel 1996 (che due anni dopo è caduto per via di Rifondazione comunista), possiamo dire che il combinato disposto della fiducia e dell’iter iper accelerato dimostra quanto siano cariche di pioggia le nubi che si aggirano sulla testa di Giuseppe Conte. E sulla testa dei parlamentari di maggioranza che stanno sprofondando travolti dai loro stessi emendamenti. Il testo della manovra è ancora incompleto e non sarà pronto per l’iter di voto prima di stamattina. A ingolfare ulteriormente il Parlamento c’è il decreto Milleproroghe. Il testo con cui ogni anno gli esecutivi definiscono termine di spesa da slittare o disposizioni da rimandare è di solito inzeppato di marchette, favori a singoli enti o specifiche categorie. Di solito viaggia per conto proprio. Invece i giallorossi vorrebbero impacchettarlo in un solo grande emendamento e infilarlo a sua volta nella legge di bilancio. Se sommiamo tale opzione alla scelte di limitare la discussione in Aula, ne esce una bomba che rischia di travolgere lo stesso governo. Blindare pure il Milleproroghe dentro una manovra da votare alla cieca, vuol dire sancire una volta per tutte la volontà di lasciare in panchina senatori e deputati. Vuol anche dire però emettere gli ultimi rantoli politici. Domani ne vedremo delle belle in occasione della discussione sul Mes. Il senatore del Maie, Ricardo Merlo, oggi sarà all’insediamento del governo di Buenos Aires e rischia domani di non essere presente al voto. La maggioranza a Palazzo Madama non naviga nell’abbondanza e se il governo andasse sotto, salterebbe il banco.

Anche per questo Conte teme di non essere in sella a gennaio e non può permettersi di andarsene senza aver varato il Milleproroghe. D’altro canto se la discussione prosegue in parallelo, il testo che potrebbe finire non licenziato è quello della manovra. Il che tradotto in parole povere significa esercizio provvisorio. Esattamente ciò che i giallorossi fingevano di dover scongiurare a tutti i costi. Motivo per cui sembra probabile il mega accrocchio.

Si va così dallo slittamento al 31 dicembre 2020 del termine per l’applicazione delle disposizioni in materia di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno per gli stranieri, fino al rinvio al 31 dicembre 2020 delle norme di contenimento delle spese per l’acquisto di beni e servizi per Matera capitale europea della cultura. Modificato anche il termine per le assunzioni di personale a tempo indeterminato nell’ambito delle amministrazioni dello Stato, compresi i corpi di polizia e dei vigili del fuoco. Prolungato da 12 a 24 mesi il periodo per il quale è possibile usufruire dell’indennità pari al trattamento massimo di integrazione salariale, in favore dei lavoratori privati colpiti dal crollo del ponte Morandi e dei dipendenti delle aziende che operano nella aree della città di Genova che hanno subito un impatto economico negativo e per i quali non trovano applicazione le norme in materia di ammortizzatori sociali.

Soprattutto slittano le norme sulla class action e – fatto politicamente grave – le norme per l’applicazione della riforma sulle intercettazioni. Una mossa quest’ultima voluta da dai 5 stelle senza l’ok del Pd. E all’ex ministro Andrea Orlando, padre del testo, non andrà certamente giù. Poco importa che dentro al decreto ci siano varie marchette. La più stonata è quella che prevede di donare 400.000 euro per i festeggiamenti dei 100 anni del Partito comunista italiano. Ne seguono altre di piccola entità così come minuscoli rifinanziamenti per Cigs e fondi contro gli infortuni. Arrivano soldi per alcune partecipate di Stato e maggiore gettito dalla tassa sulla fortuna, che parzialmente andrà a compensare il minor incasso dovuto allo slittamento della plastic tax e della sugar tax. Unica nota positiva: restano le limitazioni di reddito per le detrazioni al 19% ma per fortuna salta la stretta sulle spese sanitarie, che saranno rimborsabili indipendentemente da quanto si guadagna. Purtroppo è solo una briciola perché come sempre in cauda venenum. Come ha denunciato l’ex ministro Massimo Garavaglia, un sub emendamento inserisce un aumento impressionante delle accise sulla benzina e calcola di incassare in soli tre anni 3,8 miliardi di euro di gettito. Il solito gioco delle tre carte prometto tagli nel 2020 e poi dopo faccio arrivare il conto sulla schiena degli italiani.


Da non perdere

I nostri soldi

Si sgonfia l’IA: crollano le Borse Ue

Non bastano i timori legati a Medio Oriente e Ucraina a spiegare la giornata nera dei mercati di ieri. Martedì 23 giugno la pressione è arrivata soprattutto dal comparto tecnologico: una vendita diffusa sui titoli dei semiconduttori e dell’intelligenza artificiale…

Ticket di 50 euro per vedere Venezia
I nostri soldi

Ticket di 50 euro per vedere Venezia

Un superticket che potrebbe arrivare fino a 50 euro. È questa l’idea lanciata dal primo cittadino, che ha annunciato la richiesta al governo di alzare la soglia del biglietto di ingresso per i turisti nella città lagunare dagli attuali 5-10…

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra
I nostri soldi

Ripagare il Pnrr ci costerà una manovra

È ormai da quasi sei anni che sosteniamo che l’accordo politico concluso da Giuseppe Conte all’alba del 21 luglio 2020, che poi ha portato al Pnrr, sarà ricordato come un’enorme e dannosa ipoteca sul futuro degli italiani. Avevamo previsto -…