Il caso più imbarazzante della riforestazione romana porta dritto a Castelporziano, la tenuta gestita dalla Presidenza della Repubblica, riserva naturale statale di quasi 6.000 ettari tra boschi, dune e macchia mediterranea.
Pnrr, 14 milioni per 337.000 piante: l’agronomo denuncia una moria fino al 95%
Qui il programma prevedeva 337.000 piante su 337 ettari, per oltre 14 milioni di euro. Il 22 maggio 2025 il sindaco Gualtieri ha inaugurato l’intervento con Sergio Mattarella. I due hanno perfino annaffiato simbolicamente un alberello: foto perfetta, promessa di un bosco. Peccato che, quando le Iene sono tornate a vedere come stessero crescendo quelle piante, lo spettacolo fosse assai meno rassicurante.
Il progetto, finanziato con il Pnrr, doveva rispondere alla crisi della pineta di pino domestico, circa 1.000 ettari decimati da due parassiti invasivi, ricostruendo una foresta più varia con 54 specie autoctone, tra cui sughere e querce. All’inaugurazione ne erano già state piantate circa 100.000.
C’è di più. Durante il tentativo di documentare le condizioni delle piantumazioni nella tenuta presidenziale, secondo quanto mostrato nel servizio delle Iene, il loro inviato Filippo Roma è stato fermato dai carabinieri e non ha potuto proseguire le riprese.
Castelporziano è un sito sottoposto a particolari regole di accesso: questo non prova alcuna volontà di nascondere qualcosa. Ma resta una domanda legittima: come si controlla l’esito di un investimento pubblico in un’area dall’accesso limitato?
Il punto non è pretendere libero accesso a una residenza presidenziale, ma ottenere dati pubblici, verifiche e risposte. La fotografia dell’inaugurazione è arrivata ovunque; verificare la sopravvivenza degli alberi è risultato più difficile.
La denuncia di Curaa: pinete abbandonate, parassiti e ripiantumazioni ripetute
Le immagini raccolte nelle zone visitate sono state sottoposte all’agronomo Daniele Zanzi, che ha parlato di una moria gravissima: nella porzione esaminata, a suo giudizio, fino al 95% delle piante sarebbe da sostituire. Una stima, non un censimento generale. Ma sufficiente a sollevare interrogativi sulla manutenzione e sui controlli.
Sulla storia della tenuta a parlare con la Verità è Jacopa Stinchelli, presidente di Curaa (Cittadini uniti per Roma, i suoi alberi e abitanti), l’associazione che da tempo denuncia le condizioni del verde romano e che ha fornito dati alle Iene. «Lì», racconta, «c’erano delle pinete meravigliose.
Era un ecosistema splendido che io potevo vedere già da bambina alla fine degli anni Settanta. Era un bosco splendido». Poi gli incendi, come quello del 2017 a Castelfusano, e l’attacco della Toumeyella parvicornis, la cocciniglia tartaruga.
Nel 2019, 40 associazioni scrissero al Quirinale per salvare la pineta, ma la cura, l’endoterapia con abamectina, fu giudicata troppo costosa: «All’epoca erano circa 60 euro a pianta, mentre abbatterle costa moltissimo di più, parliamo di migliaia di euro».
Nel 2021 un decreto ministeriale impose di curare i pini. «Ora ci troviamo a fine 2026 e non solo queste cure non sono state fatte ed è tutto secco, ma si spendono milioni di euro in motoseghe».
Per la Regione Lazio, il parassita è ancora presente e si espande. Stinchelli ha parlato con i carabinieri ai varchi della tenuta: «Sono stati molto riservati, ma a occhio nudo si nota l’avanzamento della desertificazione rispetto al polmone verde di un tempo».
Sulla riforestazione la sua tesi è netta: «Abbiamo tutti gli elementi per dire che queste piantine si sono seccate e che ora le stanno ripiantando. Quello che era stato sbandierato non ha dato esito». E aggiunge: «Oltre al danno c’è la beffa: si potevano quantomeno curare le pinete o lasciare che la macchia mediterranea si rigenerasse spontaneamente».
L’accordo con l’Aeronautica per irrigare con le acque reflue di Pratica di Mare, sostiene, «è la prova indiretta che le irrigazioni non hanno funzionato».
Quanto al sindaco, che ha parlato di due o tre aree: «A noi risulta però che quella ditta stia ripiantando per la terza volta negli stessi punti e che vi siano problemi analoghi con altri operatori. Dovrebbero intervenire i Carabinieri».
Curaa ha presentato diffida ed esposto ai Carabinieri Forestali. E sullo spreco di denaro pubblico: «Più che un rischio, in molti dei siti che monitoriamo è ormai una certezza». Per Stinchelli il problema è anche di principio: «Promettere ai cittadini riforestazioni a compensazione con fondi europei a debito, per poi lasciare che le piante secchino, è gravissimo».
Il servizio, trasmesso lo scorso 5 novembre, parla di 40 milioni di euro per 65 nuovi boschi e 933.000 alberi e arbusti a Roma.
Nelle altre aree visitate la troupe ha trovato piante secche, vegetazione infestante, calcinacci e problemi di irrigazione. Senza sistemare terreno e impianti, ha avvertito l’agronomo, si rischia di ricominciare daccapo. Un abbonamento alla riforestazione, con rinnovo automatico.
Dai 7 milioni di appalti alle promesse del sindaco: a Roma la riforestazione non attecchisce
Quanto agli appalti, secondo le Iene due società legate all’imprenditore Antonio Marrone e al figlio avrebbero ottenuto affidamenti per circa sette milioni. Marrone ha attribuito le perdite al caldo e ammesso che gli alberelli morti dovranno essere ripiantati.
Gualtieri, interpellato dalla trasmissione, ha sostenuto che solo due o tre dei 65 boschi hanno avuto problemi e ha assicurato che pagheranno le ditte, già diffidate.
Ma una diffida non restituisce i soldi pubblici e una promessa non fa ricrescere gli alberi. A Roma, per ora, la riforestazione sembra funzionare solo davanti agli obiettivi delle telecamere: le fotografie restano verdi, anche quando gli alberi sono già secchi.
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