
Poco alla volta, il muro di fronte alla stazione di polizia di Southampton si è riempito di foto di Henry Nowak. Qualcuno ha portato dei fiori. Qualcun altro la propria frustrazione, dopo aver visto il video in cui il giovane - accoltellato sei volte da Vickrum Digwa, un ventitreenne sikh - dice alle forze dell’ordine: «Mi hanno ferito, non riesco a respirare».
Ma nessuno gli crede. E così, oltre mille persone si sono riunite di fronte alla stazione di polizia, urlando le ultime parole di Nowak: «Non riesco a respirare». Qualcuno ha assaltato anche i mezzi delle forze dell’ordine, che hanno risposto con diverse cariche. Facce spaccate e ancora più rabbia, nei confronti di chi dovrebbe tutelare i cittadini, tutti e allo stesso modo, ma che invece si preoccupa principalmente delle minoranze.
Di fronte alla protesta dei cittadini, il premier britannico Keir Starmer è subito intervenuto, e dopo essersi detto addolorato, le ha bollate come «vergognose, ingiustificabili e inaccettabili», aggiungendo poi che la polizia ha «serie questioni a cui rispondere». Il problema è che a quelle serie questioni dovrebbe rispondere innanzitutto lui. Non è infatti un caso che il governo britannico abbia espresso la volontà di rimettere mano alle linee guida sull’antirazzismo appoggiate dallo stesso Starmer. Nel Piano d'azione contro il razzismo, questo il nome del documento redatto dalla polizia, si legge per esempio che gli agenti dovrebbero «rispondere a individui e comunità secondo i loro bisogni, circostanze ed esperienze specifiche, comprendendo che questi elementi saranno razzializzati e con l'obiettivo di ridurre il danno». Ma non solo. In esso, si chiede anche di «trattare tutti allo stesso modo» o essere «ciechi al colore». Come dire: fate attenzione quando vi trovate davanti qualcuno di colore perché rischiate di farlo sentire discriminato. Peccato che però, a comportarsi così, poi ci vadano di mezzo i poveri Cristi come Nowak. Non è un caso che Nigel Farage abbia parlato di «discriminazione razziale a due livelli». Perfino il viceministro dell'Interno con delega alla polizia, Sarah Jones, ha ammesso, ora che ci è scappato il morto, che le regole stilate dalla polizia non vanno bene ma, ha specificato, bisogna «tenere a mente che c'è una storia di razzismo nelle forze dell'ordine». Una precisazione di cui non si sentiva il bisogno, in questo momento.
Farage ha incalzato Starmer e ha più volte sottolineato come «le direttive dei superiori agli agenti di polizia sono chiare e scritte nero su bianco: dicono che bisogna trattare i diversi gruppi etnici in modo diverso». Per questo, ha chiesto provocatoriamente al primo ministro: «Se i cittadini perdono la fiducia nella possibilità di essere trattati equamente dalla polizia, può intervenire per porre fine a questa pratica divisiva di discriminazione tra polizia e cittadini britannici e garantire che tutti siano trattati allo stesso modo?». Starmer però ha negato: «Non credo che in questo Paese esista un sistema di polizia a due velocità». La realtà, però, è proprio quella descritta da Farage. E le parole del Piano d’azione contro il razzismo stanno lì a dimostrarlo. Di fronte a un crimine, nel Regno Unito, l’atteggiamento delle forze dell’ordine è diverso a seconda di chi si trovano davanti. È una sorta di razzismo al contrario - che punta a tutelare le minoranze, che spesso delinquono di più - a discapito dei bianchi.
La sinistra britannica accusa il leader di Reform Uk di voler dividere il Paese, ma questo è già spaccato. E Farage c’entra poco o nulla con questa vicenda. Il Regno è diventato disunito nel momento in cui, di fronte ai migranti afghani che violentavano le ragazze a Nuneton, il premier minimizzava. Era il luglio del 2025. Oppure quando, qualche mese dopo, a dicembre, sono stati condannati due richiedenti asilo di 17 anni, Jan Jahanzeb e Israr Niazal, dopo che avevano violentato una ragazza di 15 anni. O ancora, quando, lo scorso gennaio, Mehmet Ogur, l’ennesimo richiedente asilo che era stato ospitato in un hotel a Tamworth, nello Staffordshire, è stato condannato a 7 anni di prigione per aver violentato una diciottenne in un parco. E, infine, il Paese si è spaccato di fronte all’ennesimo crimine contro una donna, compiuto da un migrante pakistano, Sheraz Malik.
Di fronte a tutto ciò Starmer, insieme al suo governo, ha preferito tacere. Nel frattempo però la rabbia è montata ogni giorno di più. Fino alla morte di Henry Nowak. Non è Farage a dividere il Paese. È l’immigrazione incontrollata a farlo. Anche grazie a una sinistra accondiscendente.






