Tolto al renziano indagato per truffa l’appalto Consip sulle mascherine
  • Salvatore Micelli era alla Leopolda 2015. Lo scorso 2 luglio, una sentenza del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dalla Indaco service annullando gli atti emessi da Consip e stabilendo come Micelli, al momento della presentazione dell’offerta, «non era il legale rappresentante della Coop, ma soltanto un socio».
  • Antonello Ieffi, con precedenti, si era aggiudicato una fornitura da 15,8 milioni. «Ha usato un prestanome. Puntata d’azzardo sulla salute».

Lo speciale contiene due articoli

Sulla maxi fornitura di mascherine, Consip ha preso una cantonata: aveva affidato due lotti di un appalto per oltre 16,5 milioni anche a una coop pugliese, la Indaco service, che si occupava di accoglienza di migranti con alla guida un renziano dall’imbarazzante curriculum giudiziario. La fornitura della Indaco prevedeva 7,1 milioni di mascherine chirurgiche al prezzo di 0,64 centesimi l’una, per un valore complessivo di 4.554.000 euro. La revoca, arrivata ieri, dimostra che le procedure d’urgenza previste dal Cura Italia di Giuseppe Conte hanno maglie troppo larghe. E, così, la deroga al Codice degli appalti prevista dal Cura Italia, invece di accorciare i tempi delle aggiudicazioni, li ha allungati. I due lotti da oltre 28 milioni di euro sono stati quindi annullati, fa sapere Consip, «in seguito ai controlli effettuati». Un bel business.

Nel frattempo, però, tutte le criticità sono emerse in un’inchiesta giornalistica di Nello Trocchia e Sara Giudice. E in un’interrogazione parlamentare del deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. Alla coop in questione, che sarebbe anche stata sfrattata per morosità dagli uffici di via Cesare Battisti a Taranto, come riporta il Corriere del giorno, fu revocata la gestione del centro di accoglienza Santa Maria del Galeso per «gravi carenze di carattere gestionale, strutturale e igienico sanitarie», valutò nel giugno 2017 la Prefettura tarantina. Nel centro, poco prima del provvedimento, era scoppiata una rivolta: i richiedenti asilo si barricarono all’interno, costringendo la polizia a intervenire. Alla guida della coop, come da visura camerale ci sono Barbara Micelli (presidente del consiglio d’amministrazione) e i consiglieri Serena Miccoli e Salvatore Micelli (che è anche rappresentante dell’impresa).

Salvatore Micelli difese l’operato dei suoi sostenendo che era tutta colpa del sovraffollamento provocato dall’invio di troppi migranti. Scaricando, così, le responsabilità sulle autorità. Un anno dopo, però, è stato arrestato, con l’accusa di associazione a delinquere per una maxi truffa da oltre 3 milioni di euro ai danni dello Stato (sull’accusa pende una richiesta di rinvio a giudizio). La vicenda risale al 2012, quando la Regione Puglia si trovò a gestire la partita dei fondi europei per l’occupazione femminile. Per gli inquirenti Micelli e soci avrebbero costituito una decina di imprese per mettersi in tasca gli aiuti pubblici, senza svolgere alcuna attività. Il renziano è stato accusato anche di aver presentato false fideiussioni a garanzia dei finanziamenti statali. Ma è anche stato condannato per calunnia, con sentenza passata in giudicato, riporta ancora il Corriere del giorno, a 1 anno e 6 mesi di carcere.

Consip all’inizio non deve essersi neanche chiesta come avrebbe fatto Micelli a pagare quella fornitura, visto che in un recente procedimento giudiziario il suo legale avrebbe fatto mettere a verbale che Micelli è disoccupato e che sopravvive grazie all’aiuto economico della madre. Alle domande di Trocchia, Micelli, in merito all’inchiesta sulla truffa, ha risposto: «Mi difenderò nel merito perché la maggior parte dei coindagati neanche li conosco». Nel 2015 Micelli si è anche fatto un giro alla Leopolda. «Mi viene da ridere se penso che questa possa essere l’Italia», ha detto Micelli sul palco della kermesse fiorentina. La sua idea della «Taranto 2.0» pubblicizzata sul palco tra un’invettiva e l’altra contro Matteo Salvini e la Lega, è piaciuta così tanto ai seguaci del renzismo da fargli incassare lunghi applausi.

Ora il deputato meloniano Donzelli si chiede: «Sarà solo una coincidenza che la centrale Consip, quella che ha bandito la gara, sia da tempo al centro di una bufera giudiziaria che coinvolge proprio il cerchio intorno a Matteo Renzi e alla Fondazione Open?». E ha chiesto al governo un chiarimento urgente.

Sulla stampa Micelli cerca di trasformarsi in una vittima e dice di essere sotto attacco da parte del mondo politico e giudiziario tarantino, perché, sostiene, è stato il primo a denunciare «un sistema di corruzione» nella città pugliese. In un comunicato stampa si vanta per otto assoluzioni incassate nel corso degli anni. E fino a qualche giorno fa ha continuato a sostenere che per l’appalto Consip la Indaco aveva tutte le carte in regola. La stazione unica appaltante, però, alla fine non deve averla pensata allo stesso modo.

Lo scorso 2 luglio, una sentenza del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dalla Indaco service annullando gli atti emessi da Consip e stabilendo come Micelli, al momento della presentazione dell’offerta, «non era il legale rappresentante della Coop, ma soltanto un socio».

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