Sono i bimbi in festa il vero volto del Forum
  • Altro che «fossili viventi». Ieri, alla marcia «buona» erano in 30.000: i genitori e i loro piccoli hanno sfilato insieme per la città Al termine dell’evento, è stata votata una Dichiarazione per chiedere leggi che incentivino la natalità e proteggano il concepito.
  • Jacopo Coghe, l’organizzatore: «Laura Boldrini ci attacca? Ma lei mette il velo islamico nei Paesi in cui gay e donne vengono segregati. Noi sfigati? Io ho quattro figli, veda un po’…».

Lo speciale contiene due articoli

Eccoli i bambini, l’oscuro oggetto del Congresso mondiale delle famiglie. Nella giornata conclusiva della convention di Verona erano in tantissimi ad aspettare l’inizio della marcia «buona», quella che ha visto sfilare genitori con figli e una miriade di striscioni che ricordavano valori medioevali come «Dio, patria, famiglia. Che meraviglia». Non c’era più spazio per contromanifestazioni all’insegna dell’odio, della strumentalizzazione politica. Sotto il sole primaverile, ieri 30.000 persone sono arrivate da ogni parte d’Italia per difendere i valori della vita e della famiglia naturale. All’interno della Gran Guardia, che ospitava i lavori, gli ultimi i relatori non hanno perso tempo a rispondere agli attacchi.

L’allenatore ed ex calciatore Nicola Legrottaglie ha così potuto arrivare al cuore del pubblico spiegando: «Difendo la famiglia come ho sempre difeso le mie squadre. Purtroppo anche i giocatori oggi sono egoisti e pensano solo ai propri interessi». Applausi veri, si fanno lucidi gli occhi di Elisa Dal Ferro mentre chiede scusa se cambia la piccola Anna di 5 mesi. È arrivata con il marito da Treviso, pagando il biglietto per le tre giornate del congresso. Ha 28 anni e tre bambini, 3 anni e mezzo il più grande, 18 mesi il secondogenito. «Sono venuta perché è bellissimo essere mamma, vorrei che fosse un ruolo riconosciuto e difeso», spiega. «Ma ci vogliono garanzie, dopo il secondo figlio non mi hanno rinnovato il contratto in azienda. Puoi scegliere di lavorare ma non di diventare madre».

Sale sul palco Zeljka Markic, leader croata del movimento In nome della famiglia, parla in italiano perché voleva capire i testi delle canzoni di Lucio Dalla, sua grande passione, così si è messa a studiare la nostra lingua. «Sono medico, madre di quattro figli e lo Stato deve proteggere la mia condizione di lavoratrice ma anche il mio diritto di essere madre», sostiene la combattiva promotrice del referendum che nel 2013 introdusse la tutela costituzionale del matrimonio come unione tra uomo e donna. Rendendo così impossibili le nozze gay nel Paese slavo. Zeljka rammenta quando tre anni fa, durante il Family Day al Circo Massimo di Roma, commentando la «fine» del presidente slavo Ivo Josipović che si era mostrato contrario al referendum e due anni dopo perse le elezioni, disse: «Matteo Renzi se lo ricordi». La profezia si avverò, la dottoressa commenta che l’ex premier «ha pagato il prezzo giusto per aver cercato di imporre l’egemonia culturale». Esorta: «Alle europee votate i deputati che scelgono di difendere il matrimonio naturale, i diritti delle donne e dei bambini». Tematiche centrali del congresso a Verona, tra i «fossili viventi», come li ha definiti Concita De Gregorio dalle pagine di Repubblica. Sullo schermo intanto compare l’intervista con Sammy Basso, 23 anni, affetto da progeria, una sindrome che inibisce lo sviluppo fisico e incentiva l’invecchiamento precoce, sottoposto due mesi fa a un delicatissimo intervento cardiochirurgico. «I miei genitori mi hanno insegnato a combattere tante battaglie», racconta il giovane intrappolato in un corpo da ottantenne, «la mia famiglia è stata un sostegno grandissimo». Un’altra testimonianza oscurantista e medioevale, cui ha dato voce il Forum delle famiglie. C’è stato anche un momento musicale, con 7 ragazzini disabili impegnati a cantare sulle note di Un mondo d’amore di Gianni Morandi. Intonano: «C’è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi» e la piccola Stefania si emoziona, abbracciata dalla sua assistente. Dovevano essere molti di più, purtroppo qualcuno non ha voluto mandare i figli al congresso «reazionario». Al termine, è stata votata quella che gli organizzatori hanno battezzato Dichiarazione di Verona: un manifesto per chiedere il riconoscimento della perfetta umanità del concepito, la protezione dei discriminati per etnia, opinioni e orientamento sessuale (capito, attivisti Lgbt?), la tutela delle famiglie indigenti e leggi che incentivino la natalità.

Nella trasmissione di Lucia Annunziata, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità, Vincenzo Spadafora, ha tentato di far passare per un successo l’iniziativa dei 5 stelle nella capitale, dedicata ai giovani: «Roma-Verona 2 a 0, con autogol del Capitano», cioè Matteo Salvini. Intanto, nella città scaligera le famiglie si preparavano alla gran marcia festosa. Non ha sfilato il sindaco Federico Sboarina. Alla cerimonia di chiusura, ringraziando tutti perché «si è parlato di donne, di famiglia, di bambini. Fuori di qui, si è parlato d’altro, con altri», si è scusato: «Oggi mio figlio Jacopo compie un anno, tra venti giorni nascerà la sua sorellina, voi sicuramente comprenderete che la mia famiglia ha la priorità assoluta». Giustificato e applaudito.

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