- Ieri, a Narni, gran parata di Conte, Zingaretti, Di Maio e Speranza in sostegno dell’aspirante governatore dei giallorossi Eppure, nei giorni scorsi, i membri della maggioranza avevano negato che le elezioni di domani avessero valenza politica.
- Giggino ammette: «Puntavamo su altri ma il Pd disse no. Poi si offrì Vincenzo».
Lo speciale contiene due articoli
Che il governo giallorosso fosse da arte della commedia si era capito dai vertici notturni per una finanziaria che pare il vestito di Arlecchino: una tassa qua, un balzello là e un bel cappello da antievasore. Per non dire della letterina di risposta alle osservazioni, inauditamente blandissime, dell’Ue che sembra quella per Babbo Natale. Ma che aspirasse al fantasy pareva davvero troppo.
Invece per cercare disperatamente di vincere quelle elezioni in Umbria che «non contano nulla essendo questa Regione assimilabile ad una provincia grande come quella di Lecce» Giuseppe Conte s’è dato a recitare le nuove Cronache di Narnia. Ha portato nel paesone umbro, che ha ispirato la saga di Clive Staples Lewis mezzo governo: con lui c’erano oltre al segretario del Pd Nicola Zingaretti, il ministro della Sanità Roberto Speranza in rappresentanza di Leu, Luigi Di Maio capo pentastellato e ministro degli Esteri. Alla compagnia di giro che si è concessa ai fotografi per il ritratto di coalizione in un interno (meglio evitare le piazze per la sinistra di questi tempi) mancava il convitato di pietra: Matteo Renzi, che ben si è guardato dallo schierarsi in queste elezioni. Sa che il Pd umbro è a pezzi e lui può profittarne a piene mani, e sa anche che il cartello con i 5 stelle rischia di essere un flop. Conte non ha la penna felice di Lewis e più che un racconto fantasy a Narni ha messo insieme una narrazione pro domo sua. Il fatto è che il presidente del Consiglio – ricevuto con tutti gli onori dal sindaco Francesco De Rebotti, uno degli ultimi rimasti al Pd – aveva detto di arrivare lì non per fare campagna elettorale. Un presidente del Consiglio queste cose non le fa soprattutto se il voto non «avrà conseguenze sul governo» e soprattutto se Luigi Di Maio capo dei 5 stelle aveva detto un anno e mezzo fa, quando si votò per le politiche, all’allora premier Paolo Gentiloni: «Se vuole fare campagna elettorale dovrebbe avere almeno la decenza di dimettersi da presidente del Consiglio».
Giuseppe Conte domenica a Perugia c’è andato per mangiare i cioccolatini e due giorni fa è andato a incontrare pochi selezionati alfieri del made in Italy. Dove? A Solomeo – provincia di Perugia – alla corte di Brunello Cucinelli, il profeta del cachemire che aveva declinato l’invito a candidarsi per la Regione. Aveva detto Conte: «Non faccio campagna elettorale, ma avevo promesso di tornare qui con il decreto per le popolazioni colpite dal terremoto e questo ho fatto». E si era ripromesso di spiegare proprio a Narni le misure anti sismiche. Devono avergli spiegato che a Narni il terremoto non c’è proprio stato. Così le Cronache di Narnia si sono dipanate sul documento di economia e finanza appena varato. E lì Conte ha toccato il vertice del fantasy. Ha cercato – estraiamo i personaggi dai libri di Lewis – di interpretare Aslan, il Re Leone, che è il creatore di Narnia, ma ha finito per assomigliare a Jadis la strega che occupa abusivamente le terre di Narnia. Perché? Ascoltiamo il «cartello» sinistro mentre si coccola con gli occhi Vincenzo Bianconi, l’autocandidato Pd-stellato. Di Maio dice: « Lavorare insieme per un progetto comune è già una vittoria». Si sa che il ministro estero è napoletano e un po’ di scaramanzia non guasta. Poi tocca a Nicola Zingaretti che non è ministro, ma dice «Sostengo convintamente il governo». Se dovesse andare male c’è sempre il partito dell’amore. Perché: «Guardiamo con sospetto chi, anche qui in Umbria, non dà risposte alle paure, anzi le cavalca. Siamo diversi, ma tutti uniti dall’amore dall’Italia. Abbiamo bisogno di ricostruire fiducia». Roberto Speranza pensa alla salute della coalizione: «Questa alleanza può rappresentare il futuro del Paese».
Infine Giuseppe Conte fa i conti: « Sono qui per testimoniare che se anche non si vota per il governo è in atto un esperimento interessante». Loda Vincenzo Bianconi che è «un civico e uomo che non ha pavidità», ma ricorda che ci sono «i partiti che lo sostengono». Come dire: votateli perché se c’è il tonfo dei 5 stelle questo voto umbro potrebbe terremotare il governo. A proposito di decreto-sisma, solo un accenno per rivendicare il buono che si è fatto, così buono che oggi la Coldiretti porta in piazza migliaia di allevatori e agricoltori colpiti, per i quali il governo ha stanziato la bellezza di due milioni. Voci di sottofondo perché invece a Narnia Aslan-Conte distribuisce felicità. Sulla manovra economica si spandono solo falsità. «Se ascoltate la gente sentirete dire che ci sono tasse sulle merendine, sul diesel, sul contante: è falso, noi abbiamo fatto una manovra redistributiva. È una manovra che introduce tasse sulla plastica, sui tabacchi, per i colossi del web, ma dà più soldi alle famiglie, a partire da quelle più numerose. Diamo più soldi in busta paga ai lavoratori, potenziamo la ricerca».
Poi via con Di Maio a prendere un caffè con Zingaretti che scodinzola due passi indietro e Vincenzo Bianconi, il candidato comune, pare che ora voglia dire qualsiasi piuttosto che unitario, che segue. Fa cenno a Conte-Aslan che ci sarebbero un po’ di operai. Oddio chi sono? Sono quelli della Teofan che produce plastica. È degli indiani della Jindal che se Conte insiste con le tasse se ne vanno. Ma lui come Aslan ha la soluzione: «Qui vicino c’è la Novamont (produce bioplastica benedetta da Renzi, ndr) mettiamo insieme le due aziende e il gioco è fatto». Che volete farci: è fantasy.
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