Salvini contro il blitz sul catasto: «Deciderà il prossimo Parlamento»
Stop del leghista. L’imprenditore Luca Baravalle: «La priorità è tagliare cuneo e tasse».

La Lega contro il rischio di colpi di mano al fotofinish sulla delega fiscale, che contiene anche la riforma del catasto: a tenere il punto nei confronti del governo uscente è Matteo Salvini, che ieri al congresso di Confedilizia a Piacenza ha detto: «Chi oggi è qua a parlare, la settimana prossima sarà con incarichi di governo», aggiungendo: «Io lascio che certe scelte rilevanti lo prendano gli italiani, il nuovo Parlamento. Trovo che sia una mancanza di rispetto a cinque giorni dal voto provare a fare dei blitz». Parlando del prossimo governo, il leader del Carroccio ha anche preannunciato un cambio di rotta sul tema della concorrenza: «Che il problema di questo Paese siano i proprietari di casa, i balneari, i tassisti, i farmacisti è tutto da capire. E da capire è perché il problema della concorrenza in Italia siano queste categorie».

Il tema del Fisco e delle politiche della Lega nella (più che probabile) ipotesi di una vittoria del centrodestra il 25 settembre è anche stato al centro dell’evento organizzato venerdì, sempre a Piacenza, dall’imprenditore Luca Baravalle, creatore del gelato Dario’s, con Corrado Sforza Fogliani, avvocato e presidente di Assopopolari, Vittorio Sgarbi, candidato per il Senato a Bologna, Beppe Ghisolfi, presidente dell’Accademia di educazione finanziaria, e Armando Siri, ex sottosegretario del Carroccio al ministero dei Trasporti.

-Tasse, +Lavoro: questo il titolo del convegno, che ha affrontato anche il problema dell’inflazione innescata dal caro energia che sta mettendo in ginocchio le aziende e la riforma di sussidi e mercato del lavoro. «Per prima cosa è necessario ridurre il cuneo fiscale per rimettere in tasca i soldi alle famiglie, questa deve essere la priorità: la pressione su imprese e cittadini è insostenibile. La situazione è paradossale, lo vedo dalle buste paga dei miei dipendenti: su 2.800 euro lordi gliene restano 1.200 netti. Un’altra assurdità è che agli straordinari viene applicata un’aliquota a parte, il che significa che lo Stato punisce chi lavora di più per poter mantenere la sua famiglia», spiega Baravalle, che aggiunge: «Le tasse sulle imprese, calcolando tutte le varie addizionali anche locali, arrivano al 70%. Intanto i costi per l’energia sono esplosi, tanto che solo per il confezionamento del latte le mie bollette sono passate da 30.000 a 120.000 euro, e anche il sistema del credito non ci aiuta». Ma quali possono essere le soluzioni? «Flat tax e l’abolizione degli anticipi delle imposte: è folle dover pagare tasse su un fatturato futuro che esiste solo sulla carta. Alcuni imprenditori si sono suicidati perché non riuscivano a pagarli: questi non sono morti sul lavoro?». Fra le urgenze, anche quella di rivedere il meccanismo del reddito di cittadinanza e tutto il sistema che cerca di combattere la povertà con l’assistenzialismo e non con la creazione di nuovi posti di lavoro.

«Il vero problema dell’Italia è che manca la politica. Da Mario Monti in poi abbiamo avuto governi uno peggiore dell’altro, ma oggi i partiti si devono dare una mossa e ridare centralità al Parlamento. Gli esecutivi continuano a prendere decisioni contrarie all’interesse del Paese, tanto che a un certo punto è legittimo avere il dubbio che ci sia un piano internazionale per svendere l’Italia. Basta pensare alla crisi energetica: non è iniziata con la guerra, ma ben prima. E non è una crisi “reale”, ma una crisi creata a tavolino da speculatori che stanno distruggendo la vita delle persone».

Da non perdere

Giorgia Meloni affonda le balle della Schlein sui migranti
Governo

Giorgia Meloni affonda le balle della Schlein sui migranti

Il premier replica alla Schlein che confonde il nuovo Patto Ue con Schengen giudicando la politica sui flussi un «boomerang»: «Ora l’Italia non si farà carico di tutte le richieste di asilo». E intervistata dal «Nyt» torna su Trump: «Pensavo fosse più facile...».

Basta beghe pubbliche: così la Lega pare il Pd
Governo

Basta beghe pubbliche: così la Lega pare il Pd

Non meraviglia che chi deve i propri scranni a Salvini ora lo attacchi. Il segretario può aver sbagliato, e non solo su Vannacci, eppure non vedo altri leader pronti. Per il bene del Carroccio e del centrodestra, il partito la smetta con le interviste e si chiuda in conclave.