C’è recluso e recluso. Era davvero commovente, ieri, leggere gli articoli di celebrità dell’universo progressista come Roberto Saviano, Sandro Veronesi e Luigi Manconi a sostegno dei carcerati stipati in strutture sovraffollate e poco dignitose. I tre illustri intellettuali hanno deciso di aderire – fra i proverbiali squilli di trombe – allo sciopero della fame sollecitato dalla radicale Rita Bernardini, dall’associazione Nessuno tocchi Caino e praticato in questi giorni da centinaia di detenuti. Iniziativa generosa e ammirevole, si diceva, che guadagna la prima pagina di tre fra i principali quotidiani italiani.
È sempre emozionante quando gli uomini e donne di pensiero scendono dalla torre e si misurano con la melma del reale, quando sfidano il potere e contestano l’autorità costituita in nome di una causa nobile. Tuttavia sorprende l’assenza di mobilitazioni, di indignazione e di prime pagine per un altro genere di prigionieri. Cittadini che non hanno commesso alcun crimine, eppure da settimane subiscono pesanti limitazioni della libertà personale. Da ancora più tempo vengono ingiustamente accusati, trattati da nemici del popolo e sabotatori e per alcuni di loro – senza prove, senza processo e senza ragione alcuna – è già stata decretata la condanna a morte.
Stiamo parlando di baristi, ristoratori e gestori di locali. Una categoria di italiani che, chissà come mai, non suscita la vibrante commozione riservata a chi sta in carcere (e che certamente ha diritto a essere trattato con umanità e con il rispetto che a nessuno si nega). Per loro non ci sono appelli, rivolte o scritte sui muri. Niente mobilitazione.
Anzi, semmai su di essi aleggia il sospetto, l’insofferenza nei loro confronti è costantemente alimentata, la riprovazione a tratti li ha sommersi. Nel caso di gestori di discoteche, balere, pub e altre attività in odore di divertimento, poi, si è scatenato nei mesi scorsi un astio sorprendente, con toni da processo alle streghe di Salem. Nelle zone rosse e arancioni i ristoratori, i baristi e simili non hanno potuto e ancora non possono alzare le serrande se non per l’asporto. Per alcuni che non sono riusciti ad adattarsi o non avevano la clientela giusta, le limitazioni si sono tramutate nell’obbligo di chiusura totale, con conseguente azzeramento degli introiti e strada spianata verso il disastro. Ora che si prevede un allentamento del cappio onde consentire agli italiani di svolgere l’unica funzione che giustifichi la loro esistenza – quella di bancomat (uscite e spendete in vista del Natale, ma affrettatevi che poi si richiude) – ai tenutari di trattorie, pizzerie e compagnia rifocillante viene rifilata l’ennesima mazzata.
Il governo, con una leggerezza spaventosa, valuta di obbligarli alla chiusura totale nei giorni di Natale e Santo Stefano. E, come regalo aggiuntivo, coprifuoco alle 22 per il Capodanno: non sarà consentito nemmeno il terrificante brindisi anticipato in stile Fantozzi. Secondo la Coldiretti, tali disposizioni, unite al lockdown già affrontato, porteranno al dimezzamento del fatturato (-48%) per una perdita complessiva di quasi 41 miliardi di euro nel 2020. Mentre c’è chi, per motivi politici, s’impegna nello sciopero della fame, i ristoratori non possono sfamare i clienti e sono ridotti essi stessi alla fame. Per questi imprenditori non c’è zona gialla che tenga. In tantissimi si sono attrezzati per accogliere i pochi avventori nel rispetto del distanziamento, hanno speso soldi per adattare i locali e hanno cercato di ingegnarsi con promozioni le più varie. Ma non basta: chiusura, dicono a Roma, e guai a chi fiata.
Ovviamente c’è chi protesta, e c’è anche chi nei mesi passati è sceso in piazza: una riottosità che viene fatta amaramente scontare. Senza, tra l’altro, che ci siano ragionevoli motivi per obbligare alla serrata. Perché il 25 e il 26 dovrebbero essere interdetti? Per impedire al pizzaiolo di santificare le feste? Davanti alla palese ingiustizia, tuttavia, non c’è sollevazione. In fondo, si è detto e ripetuto, non sono una manica di evasori, questi proprietari di ristoranti? Non sono i fomentatori occulti della movida? Ah, perfidi nemici del puritanesimo medicale, spegnete i fuochi e riponete i pentoloni fumanti di vizio! Chiudete per le feste e lasciate che l’uomo sia ciò che mangia cioè, nel caso specifico, nulla.
E chi ha qualcosa in contrario, vada a pure a maledir le donne, il tempo e il governo all’Autogrill, dove nessuno potrà sentirlo.
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