- Cts e governo irremovibili: dopo 19 mesi di stop e 3,5 miliardi persi, le sale da ballo restano chiuse. Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini protestano: «Scelta inspiegabile». Maurizio Pasca (Silb): «Unico settore a non avere una data per la ripresa».
- Il paradosso: il diritto elettorale e l’accesso alle urne non possono essere limitati. Però a chi è privo di lasciapassare è vietato entrare nelle scuole, dove si trova l’87% dei seggi.
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«Vogliamo riaprire a qualunque condizione ci detti il governo. Non chiediamo sussidi ma solo di poter riprendere a lavorare». Questo l’appello di Maurizio Pasca, Presidente nazionale dell’Associazione italiana imprese di intrattenimento di ballo e spettacolo (Silb), dopo che il governo ha deciso di tenere chiuse, almeno per il momento, le discoteche e le sale da ballo. La decisione non ha fatto piacere agli imprenditori del settore che da 19 mesi sono ora mai costretti alla chiusura delle attività, unica eccezione fatta per il periodo 17 luglio 17 agosto 2020 quando solo il 10% dei locali ha potuto riaprire, per poi chiudere. «Inspiegabilmente il nostro settore non ha una data certa di riapertura. La paura maggiore sono gli assembramenti ma questi ci sono ovunque, li vediamo in diversi luoghi, come per esempio la metropolitana», dichiara Pasca.
Tenere chiuse «sale da ballo, balere e discoteche è inspiegabile, una scelta folle, senza nessuna giustificazione», dice Matteo Salvini a Radio Anch’io. «Se chiedi il green pass, ritieni ti tuteli per andare in 50.000 allo stadio o a un concerto, mi sembra una inutile punizione nei confronti di 3.000 imprese e milioni di giovani e meno giovani», ha aggiunto il leader del Carroccio.
Questa decisione del governo secondo il presidente nazionale di Silb ha però anche un duplice effetto negativo. Da una parte «favorisce l’abusivismo nel settore e dall’altro la criminalità organizzata, che approfittandosi della debolezza economica di alcune aziende può intervenire comprandole o comunque entrando attivamente nella gestione. Possibile che il governo non si accorga di tutto questo?», tuona Pasca.
E che la situazione economica del comparto dell’intrattenimento non sia delle migliori lo dicono i dati. Il 90% delle attività sono chiuse dal 13 febbraio 2020 (19 mesi), e questo ha comportato perdite per circa 3,5 miliardi di euro. A questo ai aggiunge anche il gap economico della Siae, che non sta riuscendo a incassare più i soldi derivanti dal diritto autorale.
A fronte di una situazione di evidente difficoltà economica c’è però anche chi cerca di non perdere la fetta di mercato che prima intercettavano le discoteche. E infatti, secondo Pasca, si stanno sviluppando sempre di più le «cene spettacolo» nei ristoranti e bar, dove oltre che mangiare si può anche ballare. Soluzione che dunque aggira quanto voluto del governo a scapito dei soli imprenditori del settore dell’intrattenimento. La decisione del Cts e poi dell’esecutivo non è però condivisa da tutti i ministri del governo. Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, nel suo intervento all’assemblea generale di Confcommercio ha esternato la sua opposizione alla chiusura dei locali da ballo: «Penso, ahimè alle discoteche e alle sale da ballo che ancora oggi non possono svolgere la loro attività. È l’unica ancora chiusa. In tutti i Consigli dei ministri io chiedo di valutare la riapertura, non perché abbia un significato economico importante, ma perché ha un significato simbolico, il diritto al lavoro per migliaia di lavoratori, che oggi il governo non è in grado di garantire. Quando non si è in grado di garantire, è sempre una sconfitta». Chiedendo poi agli altri ministri «di rivalutare la riapertura delle discoteche». A dare manforte a Giorgetti c’è anche Lucia Borgonzoni, sottosegretario alla Cultura che ieri a margine di un intervento a Milano si è scagliata contro il Comitato tecnico scientifico (Cts) per la sua decisione di non apertura dei locali da ballo: «Bisogna iniziare a ragionare sulle discoteche, per mettere in piedi un sistema sicuro, creare un modello per riaprirle, al posto del no a priori che continua a arrivare dal Cts». «Sulle discoteche – continua – non c’è stato modo neppure di aprire la discussione, ci ha provato anche il ministro Giancarlo Giorgetti, ma il Cts non ne vuole sapere. Prima o poi bisognerà affrontare anche questo tema». Aspetto, quest’ultimo, su cui concordano anche altri ministri. Gianni Indino, presidente del Silb-Fibe Emilia-Romagna ha infatti dichiarato come, oltre Giorgetti, anche la Gelmini, Brunetta e Garavaglia, presenti all’Assemblea nazionale di Confcommercio hanno detto che « il nostro settore va sostenuto e che vanno trovati una data e un modo per farlo ripartire. Ritengo inutile però che tutta la politica continui a dirsi favorevole alla riapertura dei locali da ballo, ma ai tavoli istituzionali in cui si decide non se ne parli mai. Ora è il momento del fare». «Il 7 ottobre – continua Indino – si riuniranno a Roma gli organi federali del Silb-Fipe e se per quella data non si sarà ottenuto l’ok alla ripartenza delle attività di ballo o almeno un tavolo istituzionale in cui discuterne, si deciderà di mettere in campo quelle proteste molto rumorose che abbiamo annunciato».
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