Oggi il vertice sul protocollo Covid. I lavoratori restano imbavagliati
  • Dopo il tavolo ministeri-Inail, all’ultimo giorno utile, l’incontro con i sindacati. Benché il governo si trinceri dietro la «forte raccomandazione», è quasi scontata la proroga dell’obbligo di Ffp2 nel settore privato.
  • Un saggio del «Bmj» critica l’apartheid messo in piedi con i passaporti vaccinali «Troppe discriminazioni alimentano la sfiducia: ora serve una strategia diversa».

Lo speciale contiene due articoli

Il governo Draghi riscopre il feticcio della contrattazione sindacale, ma solo per l’obbligo di mascherina sui luoghi di lavoro. Saranno infatti i lavoratori, insieme all’Inail e a un pugno di mandarini ministeriali di Lavoro, Salute e Sviluppo economico, a prendere parte alla decisione della proroga per tutta l’estate delle mascherine sui luoghi di lavoro privato. Misura in scadenza il 30 giugno. In sostanza, Roberto Speranza e compagni da un lato vogliono evitare di mettere la faccia su un’estate a 40 gradi dove «non si può aumentare l’aria condizionata per colpa di Vladimir Putin», dall’altro sanno bene che è importante arrivare in qualche modo all’autunno, quando la sola influenza stagionale, oltre alla prossima variante Omicron, consentiranno di nuovo al governo di salvare la nazione.

L’incontro tra le parti sociali per stabilire se e come aggiornare il protocollo di sicurezza Covid è previsto per oggi, e dal suo esito dipenderà se i lavoratori del privato dovranno continuare a indossare la mascherina, come deciso dall’aprile dello scorso anno. A maggio, la prima divaricazione: i lavoratori del settore pubblico si sono visti commutare l’obbligo in semplice raccomandazione, mentre i privati sono rimasti ostaggio del regime più severo.

Il problema è che, anche con i contagi in aumento, nessuno smania dalla voglia di fare la faccia feroce con i cittadini, specie se lavoratori, e ancor più se sindacalizzati (i sindacati sono tiepidi sulla mascherina). Ai microfoni di Radio24, è toccato al sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, raccontare che «sulle mascherine al lavoro, la posizione del governo sarà sempre la solita, cioè per noi rimarrà una forte raccomandazione». «Poi saranno le associazioni datoriali e i sindacati», ha proseguito, «a valutare se nel rinnovare i protocolli si dovrà proseguire con l’utilizzo della mascherina. Ma per quanto riguarda la normativa del governo non ci sarà alcuna modifica e si parlerà sempre di forte raccomandazione».

Il recente aumento dei contagi, però, potrebbe far propendere per una proroga dell’obbligo di mascherina sul posto di lavoro, magari solo per chi lavora a contatto con il pubblico, o per i luoghi in cui è impossibile mantenere il distanziamento tra i lavoratori. Nelle altre circostanze, si potrebbe andare verso la «forte raccomandazione» governativa. Sarà il tavolo tra le associazioni datoriali e i sindacati a dirimere la questione e a stabilire le nuove regole del protocollo.

E così la «forte raccomandazione», un po’ come «la vigile attesa», è destinata a entrare nel vocabolario di una politica che mai come in questa fase, su Covid e crisi economica, vuole evitare di lasciare le impronte digitali. Specie dopo che il sociologo più ascoltato dai 5 stelle, Domenico De Masi, ha previsto un aumento della povertà e della disoccupazione in autunno.

Sui luoghi di lavoro privati, al momento, risulta che aziende e sindacati abbiano scelto di procedere con i piedi di piombo, prevedendo una proroga del protocollo che impone la mascherina. Tuttavia ci sono patti di consultazione previsti per queste ultime ore di giugno in base ai quali si potrebbero allentare le maglie anche nel privato.

Dal 29 aprile scorso, invece, è già in vigore una circolare del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in cui si raccomanda (ma sempre senza obblighi) l’uso delle mascherine Ffp2, in particolare, per il personale a contatto con il pubblico e sprovvisto di barriere protettive. Idem per il personale che si trova a lavorare in stanze in comune con uno o più lavoratori, anche se si è solo in due (salvo che vi siano spazi tali da escludere affollamenti). E poi, mascherina caldeggiata nel corso di riunioni in presenza; per chi è in fila alla mensa o in altri spazi comuni, per chi condivide la stanza con personale «fragile», negli ascensori e nei casi in cui spazi ridotti non possano evitare affollamenti. Per i fragili continuerà a essere favorito il lavoro da casa. Intanto è da ricordare che l’obbligo delle mascherine resta assolutamente su treni, navi e bus fino alla fine di settembre. Niente mascherina obbligatoria invece sugli aerei, perché manca omogeneità di vedute tra i vettori europei, a riprova che tutto ha un prezzo, almeno quando ci sono di mezzo libertà di mercato e miglia premio.

Le ultime illazioni sul nuovo protocollo prevedono comunque la richiesta di indossare dispositivi protettivi in tutti i casi in cui si è a contatto con il pubblico, in situazioni a rischio e quando non sia possibile mantenere una distanza di due metri. Secondo La Stampa, sarà proprio fissata a due metri la distanza interpersonale da mantenere per essere esentati dall’utilizzo della mascherina. Altrimenti, non basterà la chirurgica: servirà la Ffp2. Spazi per discutere non ce ne sono, perché ormai siamo al 30 giugno e anche le proroghe sanno essere tiranne.

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