Stangata
 ticket sanitari. Colpito il ceto medio
  • L’esecutivo raccatterà soldi rimodulando il sistema delle prestazioni in base al reddito e alla numerosità delle famiglie. Inoltre, addio a molte detrazioni.
  • Un grossa fetta delle coperture della manovra è legata «all’incremento previsto del Pil». Ipotesi appena bocciata dall’agenzia di rating: «Crescita tra 0% e 0,1%». E l’avvocato punta il dito contro l’asse M5s-Renzi.

Lo speciale contiene due articoli

Il Consiglio dei ministri ha licenziato lunedì sera un testo mirato a definire la prossima manovra. Entro il 13 ottobre il Parlamento dovrà vistare la Nadef che a quel punto sarà pronta per essere spedita a Bruxelles. Su 30 miliardi di spesa ben 12 sono a debito. Come abbiamo già avuto modo di criticare, questo governo ha fatto ciò che per mesi ha criticato.

Con la differenza che almeno il governo precedente ha messo in tasca a pensionati e cittadini un po’ di soldi. Politiche che personalmente non riteniamo sufficienti senza uno choc fiscale. Però, almeno, non ha alzato le tasse. Perché pur prendendo per buono qualcosa che di per sé è impossibile (finanziare la spesa con oltre 7 miliardi di gettito dalla lotta all’evasione) resta in questa manovra una sola certezza: l’innalzamento della pressione fiscale. In pratica, i giallorossi hanno cristallizzato le clausola di salvaguardia dell’Iva alzando altre imposte. Già nero su bianco sono indicati interventi per 3,6 miliardi di euro.

Metà di questi soldi arriveranno dal taglio degli oneri energetici considerati dannosi. Si tratta di agevolazioni ad aziende che non possono dirsi «green». Tra le varie misure si fa strada una tassa per disincentivare l’uso della plastica; 1,5 miliardi di tagli e rinvii di spesa; una somma simile dovrebbe arrivare da riduzioni progressive degli sgravi fiscali ai redditi più alti, con una soglia fissata a 100.000 euro: sarebbero coinvolte tutte le detrazioni, anche su spese sanitarie e ristrutturazioni edilizie. Infatti le sorprese vere arriveranno da tutti i decreti collegati alla legge finanziaria 2020.

Si tratta di ben 23 provvedimenti che spaziano dalla casa al superticket sanitario. Una delle maggiori voci di recupero di gettito potrebbe essere la finalizzazione della riforma del catasto. In pratica, una maxi aggiornamento che si tradurrebbe in una nuova patrimoniale sul mattone. Il tema è fermo al Senato dal 2014: le associazioni di categoria hanno cercato di stopparlo per salvaguardare il mercato immobiliare che con nuove tasse finirebbe per collassare. Al momento non è dato sapere se i giallorossi attingeranno dalle case o si accaniranno altrove. Pure sul versante delle sanità si rischiano, infatti, grosse batoste.

Dal prossimo anno l’importo del ticket sanitario sarà stabilito in base al costo delle prestazioni e del «reddito familiare equivalente», vale a dire del reddito prodotto dal «nucleo familiare fiscale rapportato alla numerosità del nucleo familiare». L’idea è di rivedere tutti i limiti annuali di spesa, una novità in materia di ticket sanitari contenuta nella prima bozza del ddl di riordino della materia, annunciato dal ministro della salute Roberto Speranza. La frase che fa tremare i polsi è contenuta a pagina 101 della Nadef: «La sostenibilità è la sfida che il Servizio sanitario nazionale dovrà affrontare nei prossimi anni, ossia la capacità di assicurare il mantenimento del principio di universalità del sistema, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza (Lea) coniugando allo stesso tempo equità, appropriatezza, qualità ed efficienza delle cure, governo dell’innovazione, salvaguardando gli equilibri economico-finanziari». Tradotto in parole più semplici significa che pure la salvaguardia della salute dei cittadini dal 2020 rientra sotto il parametro della ragion di Stato economica, esattamente come è avvenuto di fronte alla Corte costituzionale in materia di pensioni.

Tutti i ricorsi sono stati bocciati. Di fronte alle mancate rivalutazioni degli assegni lo Stato ha vinto su tutti i contratti che aveva sottoscritto con i cittadini. Anche a chi ha pagato tutti i contributi l’assegno è stato limato e per i giudici è stato possibile perché i bilanci devono quadrare. Immaginate con questa logica di quanto potranno salire le prestazioni sanitarie.

Se poi andiamo a spulciare gli altri decreti collegati possiamo prevedere che alla voce riordino del settore giochi si nascondano altre imposte così come il ddl sul riordino delle materie fiscali si inventerà nuove disposizioni tributarie che come tutti sappiamo si trasformano abitualmente in costi aggiuntivi. Infine c’è la grande voce del comparto verde. Il primo decreto collegato alla manovra è quello ambientale. Lì dentro – al momento è solo una bozza – ci sono tagli sulle agevolazioni alle imprese per ulteriori 16 miliardi. Il rischio è che tutte queste tasse non saranno bilanciate da alcun intervento pro impresa. Nella relazione illustrativa al cosiddetto «Green new deal» si indicano ben 5,9 miliardi di euro di aggravio sul comparto dell’agricoltura e della pesca.

Si taglierebbe l’Irpef agevolata e altre voci che in questo momento aiutano il comparto a resistere agli assalti anti made in Italy. Dentro questo grande basket verde sono messi nero su bianco altri 3 miliardi di imposte che non saranno mai compensati dalla grande promessa ambientalista. L’altra sera Roberto Gualtieri, ministro dell’Economia, ha annunciato l’intenzione di emettere obbligazioni verdi per stimolare nuove infrastrutture. Vedremo innanzitutto se saranno fuori dal deficit o se creeranno altro debito e poi se effettivamente aiuteranno le imprese a finanziarsi sui mercati alternativi o sarà solo una posta aggiuntiva dello Stato per finanziare la spesa corrente che piace tanto alla sinistra.

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.