- Testo modificato per accogliere i 44 rilievi della Ragioneria Stop ai distacchi del gas per le grandi imprese fino al 31 gennaio.
- Giorgia Meloni chiude ogni spiraglio: «Non è utile e ha condizionalità troppo stringenti».
Lo speciale contiene due articoli
Ieri mattina la manovra è approdata finalmente in Aula alla Camera, ma ci è rimasta per poco. A chiedere che tornasse in commissione Bilancio ci ha pensato la Ragioneria di Stato per problemi di coperture. Quarantaquattro le correzioni richieste, tra cui naturalmente la norma votata per sbaglio che stanzia 450 milioni per i Comuni. Slitta ancora quindi almeno di qualche ora l’iter parlamentare che porterà all’approvazione del testo finale. Scadenza obbligata: 31 dicembre, oltre la quale scatta l’esercizio provvisorio, ma dall’esecutivo assicurano che il pericolo non c’è. Le opposizioni, però, criticano l’impossibilità di un vero esame del testo. «Ancora non si sa quando e se si vota la legge di bilancio. Ancora non si sa su quale testo si vota. Nessun governo si è mai comportato così. Nessun governo ha mai trattato il Parlamento a questo modo». Ha scritto il segretario del Pd, Enrico Letta, su Twitter. Il testo passa in commissione Bilancio tutto il pomeriggio per le modifiche infine approvate. Alle 20.30 il testo torna in Aula tra le proteste di Pd, Terzo polo, M5s e Avs. Il governo ha deciso di porre la questione di fiducia su cui si voterà 24 ore dopo, quindi oggi alle 20.30. Secondo le attuali stime, il tutto si concluderà non prima della tarda mattinata di domani, sabato 24 dicembre.
I rilievi della Ragioneria hanno riguardato vari temi tra cui smart working e bonus cultura per i giovani. Per quest’ultimo la Ragioneria di Stato contesta la mancanza di fondi: non dovrà essere finanziato nel 2023 con le risorse stanziate per il 2022 come si stabiliva nel testo. Si chiede quindi di cancellare dall’emendamento la frase «nell’anno 2023 la Carta della cultura giovani è assegnata ai nati nell’anno 2004 mediante utilizzo delle risorse già impegnate nell’anno 2022». Sul tema è intervenuto il sottosegretario al Mef Federico Freni: il rilievo della Ragioneria sulla Carta giovani riguarda «una procedura squisitamente contabile» e «il beneficio sarà comunque pagato nel 2023 ai nati nel 2004 con le regole previgenti». Per quanto riguarda lo smart working invece i dubbi sono sul mondo della scuola e la sostituzione del personale scolastico a cui è concesso il lavoro agile.
La norma in manovra sull’istituzione del Fondo nazionale per il contrasto agli svantaggi derivanti da insularità è «di difficile attuazione» sempre secondo la Ragioneria di Stato: «Il Fondo», si sottolinea nei rilevi all’emendamento, «è destinato, quindi, sia a interventi di parte corrente che di investimento. Si segnala che la norma risulta di difficile attuazione mancando anche di strumento attuativo. In mancanza delle modifiche da parte dell’amministrazione di settore, difficilmente potrà essere attuata». Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, rivolgendosi ai suoi parlamentari in occasione degli auguri di Natale, ha commentato: «Mi pare che tra mille difficoltà, anche di rodaggio, con giorni complessi per la legge di bilancio e nonostante tutto quello che si può e dovrà migliorare, si può dire che rispetto a chi auspicava e prefigurava la partenza della nostra maggioranza e governo come una catastrofe, tutto il racconto fatto contro di noi sta tornando indietro come un boomerang». Ma il premier è tornato sulla manovra anche nell’intervista con Bruno Vespa per il programma Porta a Porta, chiarendo la sua posizione sul Pos e anche sul reddito di cittadinanza. La Meloni è «certa del fatto che non sia giusto imporre agli esercenti di accettare pagamenti per importi molto, molto bassi». E poi sul reddito di cittadinanza ha ribadito: «Chi aspetta il lavoro dei sogni non può prendere i soldi dello Stato». In ogni caso ha assicurato che il reddito di cittadinanza resterà «per i non occupabili, per gli over 60 e per chi ha minori a carico».
Anche nella giornata di ieri non sono mancate ultimissime novità. La più importante è uno stop ai distacchi di forniture di gas per le grandi imprese morose: «Con delibera dell’Arera, i procedimenti di interruzione della fornitura del gas naturale, per i clienti finali direttamente allacciati alla rete di trasporto del gas naturale, possono essere sospesi fino al 31 gennaio 2023, nel limite di 50 milioni di euro, da trasferire alla Cassa per i servizi energetici e ambientali entro il 15 febbraio 2023, nel limite dell’effettivo fabbisogno» si legge nell’emendamento. Si conferma, come già riportato da alcune indiscrezioni, l’anticipo dell’entrata in vigore della riforma del processo civile voluto dalla riforma Cartabia: entrerà in vigore non più il 30 giugno, ma il 28 febbraio 2023. Approvato anche l’emendamento per le agevolazioni sulle fusioni tra fondazioni bancarie: sarà un credito d’imposta pari al 75% delle erogazioni in denaro, previste nei relativi progetti di fusione per incorporazione e successivamente effettuate, operanti a beneficio dei territori di operatività delle fondazioni incorporate, le quali versino in gravi difficoltà e non siano in grado di raggiungere, per le ridotte dimensioni patrimoniali, una specifica capacità tecnica, erogativa e operativa adeguata». Per quanto riguarda la norma sulla caccia al cinghiale, è stata respinta la richiesta di Marco Grimaldi di Alleanza Verdi Sinistra che ne chiedeva la cancellazione. Su questa richiesta i deputati del Terzo polo si sono astenuti. Si rinnova il bonus psicologico con un emendamento a firma Pd: si porta a 1.500 euro (l’anno passato ammontava a 600 euro) per diventare strutturale. Le risorse stanziate ammontano a 5 milioni di euro per il 2023 e 8 milioni di euro dal 2024. Confermato il tetto Isee a 50.000 euro per ricevere il contributo.
Infine si inseriscono 700.000 euro al fine di sostenere le celebrazioni in occasione dell’ottantesimo anniversario del rastrellamento a via del Portico d’Ottavia per valorizzare il profondo legame storico della comunità ebraica con la città di Roma.
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