Meloni gela Boccia: «Opposta idea di donna»
Maria Rosaria Boccia (Instagram)
  • Da Cernobbio il presidente del Consiglio ringrazia l’ex ministro e rassicura: «L’esecutivo non uscirà indebolito da una vicenda privata». E avvisa: «Avanti fino a fine legislatura». Per ora le redini del Maxxi passano a Raffaella Docimo, fedelissima di Gennaro Sangiuliano.
  • L’ex collaboratrice sfida il capo del governo via social: «Dilettante». E usa pure il Cav.

Lo speciale contiene due articoli.

«Il ministro Gennaro Sangiuliano si è dimesso ma non ci sono illeciti. C’è stata una forte attenzione mediatica che ha trasformato una vicenda privata in una cosa pubblica. Non credo sia una cosa a cui bisogna prestarsi e quindi non ho accettato inizialmente le dimissioni di Sangiuliano. Se qualcuno pensa che situazioni come quella di Sangiuliano possono indebolire il governo si sbaglia. Morto il re, vive il re. Dimesso un ministro, buon lavoro al nuovo ministro». Il giorno dopo le dimissioni del titolare della Cultura il premier, Giorgia Meloni, dal Forum di Cernobbio ha spiegato il suo punto di vista sulla questione SangiulianoBoccia: «L’autorevolezza del governo non poteva essere sotto questa pressione mediatica». Una questione a livello istituzionale già risolta con l’arrivo al dicastero della Cultura di Alessandro Giuli.

Non fa sconti Meloni quando sottolinea che c’è stata una forte campagna mediatica su «una questione privata di un ministro, fermo restando che lui ha sbagliato, che ha trasformato la questione privata in un fatto pubblico», ma non dimentica di ringraziare l’ex ministro: «Voglio approfittare di questa occasione per ringraziare Gennaro Sangiuliano per il lavoro che ha fatto in questi due anni. Come sempre le cose che si costruiscono fanno molto meno rumore e notizia ma è stato importante il lavoro che ha fatto come aver significativamente incrementato visitatori e introiti delle tante realtà culturali che ha l’Italia. È stata una scelta intelligente interrompere la vergogna italiana di musei e siti archeologici chiusi durante i giorni di festa e avviare grandi progetti che erano fermi da decenni». Tutto finito resta solo il gossip come ha dimostrato il vocio della platea degli imprenditori che, a un’altra domanda sul caso, hanno urlato «basta». Il presidente del Consiglio non si è sottratta alla domanda del direttore del Corriere della Sera Fontana e, senza nominare Maria Rosaria Boccia ha lanciato un affondo: «Non credo di dovermi mettere a battibeccare con questa persona, lo dico per le tante donne che hanno guardato a questa vicenda come me. La mia idea su come una donna deve guadagnarsi uno spazio nella società è diametralmente opposta da quella di questa persona».

Giorgia Meloni guarda avanti, vuol fare bene il suo lavoro fino alla fine della legislatura, ma intanto ottiene i consensi unanimi degli esponenti del mondo delle imprese parlando della manovra che verrà ma soprattutto di stabilità politica, che è un asset fondamentale per chi deve programmare investimenti di medio e lungo periodo, dei risultati raggiunti su crescita del Pil, lavoro e occupazione, grazie alle capacità del tessuto imprenditoriale italiano.

Dopo l’intensa mattinata Meloni è volata a Parigi per congratularsi personalmente con gli atleti azzurri che mai come quest’anno hanno brillato ai Giochi paralimpici 2024.

Invece il neoministro della Cultura, Giuli, è andato a Venezia per la serata finale dell’ottantunesima Mostra del cinema e, benché pressato dai giornalisti, non ha voluto commentare il suo nuovo incarico. Amico di Pietrangelo Buttafuoco , presidente della Biennale, aveva già calcato il red carpet alla cerimonia di apertura l’ex presidente della Fondazione Maxxi, che ieri sera si è beccato subito le critiche di Nanni Moretti dal palco del Palazzo del cinema. Ricevuto il premio consegnato a Ecce bombo come vincitore della sezione Venezia Classici, Moretti ha lanciato un appello: «Ai colleghi produttori e registi: forse dovremmo essere più reattivi, più reattivi nei confronti della nuova, pessima legge sul cinema».

Romano, 49 anni il prossimo 27 settembre, studi in filosofia alla Sapienza sposato con la collega della redazione di Sky Tg24 Valeria Falcioni, due figli nati nel 2016 e nel 2019, Giuli è stato in passato soprattutto un giornalista politico prima dell’incarico al Maxxi, affidatogli dallo stesso Sangiuliano. Già etichettato dal solito Matteo Renzi come «il primo ministro della Cultura senza laurea», dovrà indicare il suo successore alla fondazione di via Guido Reni nella Capitale dove scalzò l’«americana» Giovanna Melandri, già ministro della sinistra che qualche giorno fa aveva detto: «In inglese si dice not fit to rule. Ecco, Gennaro Sangiuliano è del tutto inadeguato a svolgere il suo ruolo e se ne deve andare».

Per ora il Maxxi sarà gestito da Raffaella Docimo, docente e già consigliera anziana del cda (e persona fidata di Gennaro Sangiuliano), mentre per il sostituto si fanno i nomi di Marcello Veneziani, Umberto Croppi, ex assessore capitolino alla Cultura della giunta Alemanno ed ex presidente della Quadriennale di Roma, e Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera.

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