- La conferenza con i giornalisti: «Stufa delle accuse di familismo. Priorità alle riforme. Ma sui migranti risultati non soddisfacenti».
- Il presidente del Consiglio spiega che sta lavorando a un’alternativa alla maggioranza socialista in vista delle Europee e non chiude a Le Pen e Afd. L’Ecr alza la posta con il Ppe. Un segnale agli azzurri.
Lo speciale contiene due articoli.
Arriva tranquilla e sorridente il presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla tanto attesa conferenza stampa con i giornalisti. I rappresentanti del sindacato Fnsi disertano per la prima volta l’incontro con il premier per il via libera all’emendamento che vieta la pubblicazione «integrale o per estratto» del testo delle ordinanze di custodia cautelare.
«Sarà un anno difficile» esordisce la Meloni che quasi subito lascia spazio al fiume di domande dei giornalisti. Risponde per tre ore alle 43 domande. Beve acqua, forse troppa, tanto che verso la fine non si trattiene: «Sto a morì, devo andare in bagno» dice strappando le risate dei presenti. L’occasione è perfetta per fare pulizia: dopo aver trattato i casi Degni, Amato e Pozzolo, il premier affronta tutti gli altri dossier caldi e cerca di mettere un punto alle polemiche.
Insomma appare decisamente meno nervosa dell’anno precedente ma non per questo meno combattiva. Si accende quando si parla di conduzione familiare di fratelli d’Italia. «Questa accusa di familismo comincia a stufarmi», sbotta, «Nell’attuale legislatura ci sono due coppie di coniugi entrambe a sinistra, (Pd e Sinistra italiana) e non c’è mai stata un’accusa di familismo». E chiude con una provocazione: «Forse avrei dovuto mettere mia sorella in una partecipata statale come fanno gli altri».
Con cautela risponde ai giornalisti che le chiedono un commento sul caso Verdini. «Non ho cose da dire perché non ho elementi per commentare il fatto in sé, bisogna aspettare il lavoro della magistratura. Quello che ho letto è che le intercettazioni fanno riferimento al precedente governo, che il vicepremier Matteo Salvini non è chiamato in causa e quindi non ha il dovere di riferire in Aula. L’unica tessera che Tommaso Verdini ha preso è quella del Pd. Con questo governo», aggiunge, «lobbisti e affaristi non stanno passando un bel momento, e forse questo non è estraneo agli attacchi che riceviamo». Qui per la prima volta, saranno due nel corso della conferenza stampa, fa riferimento a pressioni che avrebbe subito in questa prima parte di mandato e ai quali risponde: «Non sono ricattabile».
Quando si fa cenno a Chiara Ferragni, è pronta alla battuta: «Sul suo ritorno sui social non ho nulla da dire, figuriamoci… Mi ha colpito la reazione scomposta della sinistra, sembrava avessi attaccato Che Guevara».
Torna seria quando si torna ad argomenti prettamente politici. Conferma l’intenzione di voler separare le carriere dei magistrati e poi rispondendo ad una domanda sull’attrattività dei capitali e annuncia: «Due riforme (giustizia e burocrazia) saranno la priorità per il prossimo anno». Rivendica la bontà della riforma sul premierato chiarendo ancora una volta che il referendum non le farà fare la fine di Matteo Renzi perché «non si vota per il governo o Giorgia Meloni. Si vota per il futuro».
Si dice soddisfatta del Patto di stabilità anche se «non è quello che avrei voluto» e a chi le chiede se prevede manovre correttive risponde: «È presto per parlarne», sottolineando di far caso ai segnali incoraggianti come la crescita superiore alla media europea e alla Borsa italiana che quest’anno ha ottenuto la migliore performance del mondo. Sulle pensioni spiega di voler fare un lavoro più organico insieme con le parti sociali: «La sostenibilità del sistema pensionistico va costruita con equilibrio: il sistema migliore possibile ma uguale per tutti». A proposito di pensioni e di lavoro, spende qualche parola anche sull’intelligenza artificiale che in qualche modo la preoccupa, particolarmente circa l’impatto che può avere sull’occupazione.
I giornalisti la incalzano sull’invito fatto a Elon Musk, reo di aver avuto figli grazie alla maternità surrogata, tema contro il quale la Meloni e il suo partito si sono schierati apertamente: «Abbiamo invitato Musk perché è una persona che ha delle cose da dire. Questo non cambia la mia posizione sulla maternità surrogata e sul fatto che i bambini non si comprano e non si vendono e non sono merce da banco che puoi scegliere da un catalogo, non penso che questo sia difendere la vita umana, non penso che pagare una donna povera che mette al mondo un figlio che poi vende sia progresso». Le si chiede conto anche delle parole della senatrice Lavinia Mennuni sull’aspirazione di diventare madri che hanno creato grandissima polemica nei giorni scorsi: «Non so se “aspirazione” sia la parola giusta, io sono premier, considerata tra le donne più affermate in Italia, ma se mi chiedessero cosa scegliere tra mia figlia Ginevra e la presidenza, da madre, non avrei dubbi».
Sulla Rai dice che non bisogna guardare all’audience, perché si perderebbe il senso della missione del servizio pubblico e poi aggiunge: «Niente TeleMeloni, stiamo riequilibrando il pluralismo che è mancato in questi anni».
È quando le si chiede delle politiche sulle migrazioni che fa un passo indietro e confessa: «I risultati non sono soddisfacenti. So che ci si aspettava di più su questo e sono pronta ad assumerne la responsabilità». Poco spazio alla politica estera. La Meloni annuncia la nomina del generale Pasquale Angelosanto, già capo del Ros, come prossimo responsabile del controllo sui fenomeni di antisemitismo. E sulla guerra in Medio Oriente avverte: «È un errore dire “prima distruggiamo Hamas e poi ne parliamo”. Bisogna rivelare il bluff: ad Hamas non interessa nulla della causa palestinese». Rivendica la fornitura di armi all’Ucraina ribadendo la necessità di mantenere l’equilibrio tra le forze in campo. Infine a chi le chiede conto dell’uscita dalla Via della seta spiega, evidenziandone i dati: «È stata una scelta economicamente inefficace».
Durante la conferenza la Meloni apre a un confronto con il segretario del Pd Elly Schlein, per questo i dem sono morbidi nei giudizi post conferenza e commentano: «Ha accolto la sfida». Al presidente del Movimento 5 stelle tocca fare l’escluso e rimanere alla finestra. «Qual è il colmo per chi si definisce patriota? Fare la fine di Giorgia Meloni», commenta amareggiato. Il segretario della Cisl Luigi Sbarra interviene dicendosi pronto a un incontro costruttivo con il governo: «La Cisl non farà mancare la propria competenza e responsabilità».
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